Violentata fuori dalla disco: «Col Codice rosa è tornata a sorridere» Skip to content

Violentata fuori dalla disco: «Col Codice rosa è tornata a sorridere»

Vittoria Doretti racconta il “suo” Codice Rosa: numeri, successi, sconfitte e un futuro fatto di sempre nuove emergenze
Vittoria Doretti (al centro) con il gruppo regionale del Codice Rosa
Vittoria Doretti (al centro) con il gruppo regionale del Codice Rosa

GROSSETO. «Il momento più importante? Quando ho visto tornare a sorridere una giovane donna che, appena adolescente aveva subito una violenza sessuale all’uscita dalla discoteca, in un città della Toscana. Oppure quando siamo riusciti a realizzare, nel 2018, la prima stanza rosa, al pronto soccorso di Grosseto». Vittoria Doretti, che il Codice Rosa l’ha inventato nel 2009 a Grosseto, di casi difficili in 13 anni ne ha visti tanti. 

Donne maltrattate, vittime di stalking, di violenza fisica o psicologica, molte delle quali sono riuscite a uscire dalla spirale proprio grazie alla rete del Codice rosa. «La ragazza – racconta Doretti – ebbe il coraggio di sporgere denuncia, iniziando un percorso lungo e doloroso, molto difficile. Negli anni ha elaborato la sofferenza, ha maturato tale consapevolezza da diventare essa stessa parte attiva e testimonial del Codice rosa in Italia».

Storie che raccontano non solo il dolore e la sofferenza di chi, in una condizione di vulnerabilità, si trova a subire una qualunque forma di violenza, ma anche il coraggio, l’impegno, la volontà degli operatori che consentono alla rete di essere efficace. 

La prima “Stanza rosa” nasce nel 2018 al pronto soccorso di Grosseto

Anche il grande risultato della “Stanza rosa”, istituita per la prima volta nel 2018 al pronto soccorso di Grosseto e che oggi è legge, è nata da un’esperienza, vissuta in prima persona da Vittoria Doretti e dai suoi collaboratori. «Mi sono trovata in pronto soccorso con il maresciallo dei carabinieri e abbiamo accompagnato in barella una donna che doveva essere visitata. Aveva i segni della violenza sul viso e, oltre alla sofferenza, era in difficoltà anche perché si sentiva osservata. È in quel momento che abbiamo pensato che servisse uno spazio dedicato esclusivamente alle persone che arrivano in pronto soccorso», spiega Doretti, che ricopre al carica di coordinatrice regionale della rete.

Vittoria Doretti
Vittoria Doretti, coordinatrice regionale del Codice Rosa

«Una volta che la donna accede al pronto soccorso e viene condivisa la violenza subita le verrà garantita la massima privacy accompagnandola in un locale chiamato stanza rosa dove viene visitata, curata e dove può essere raggiunta dalle forze dell’ordine nel caso voglia denunciare. A Grosseto la stanza è stata realizzata grazie al supporto del Soroptimist che ha subito sposato la causa. Oggi, il risultato è che, non solo a Grosseto, quando una donna arriva in pronto soccorso deve essere accolta in una stanza-ambulatorio, dove sono i professionisti che vanno da lei. Il successo più grande è aver “esportato” in tutta Italia e anche all’estero la modalità della stanza rosa».

Il Codice rosa nel post Covid

Anche per il Codice Rosa c’è un prima e un dopo il Covid. La pandemia ha chiuso tutti in casa e ha limitato gli accessi al pronto soccorso. Dunque anche il sistema di segnalazione e presa in carico delle vittime di violenza doveva essere rivisto. «Le rete regionale dei responsabili del Codice Rosa di ogni azienda, che per l’Asl sudest è il mio storico vice, Claudio Pagliara, si sono messi in autoconvocazione permanente e ci riunivamo via web per affrontare i casi più importanti. Naturalmente i numeri sono calati nel primo semestre del 2020, per tornare a salire web, ci riunivamo on line per affrontare i casi più complessi. Poi, ad aprile 2020 è uscita un delibera regionale che ha approvato nuove modalità di accesso in pronto soccorso, ma anche nelle case rifugio».

Dunque percorsi alternativi messi in piedi in poco tempo, grazie all’impegno di tutta la squadra, di cui fanno parte i centri antiviolenza, le istituzioni, le forze dell’ordine. Una rete già rodata e consolidata, che è stata in grado fin da subito di far fronte alle mutate condizioni imposte dalla pandemia. 

«Dal siamo usciti rafforzati – aggiunge Doretti – pronti ad affrontare l’incremento dei Codici rosa che si è verificato già dal secondo semestre del 2020».

Casi in aumento nell’Asl sudest

Nel primo semestre del 2022, nel territorio della Asl sudest, sono stati “attenzionati” 8 casi di abusi, 183 casi di maltrattamenti su donne e 51 casi di maltrattamenti su minori. Gli accessi al pronto soccorso risultano in aumento rispetto allo stesso periodo del 2021. «Dati allarmanti, rilevati grazie alla collaborazione di enti e istituzioni, associazioni e centri antiviolenza, equamente diffusi nelle tre province dell’Asl sudest», commenta Alessandra Pifferi, della rete codice rosa dell’Asl.

«Rimane purtroppo una parte di sommerso importante, sulla quale si deve concentrare lo sforzo degli operatori. In questo senso è importante la formazione che consente loro di riconoscere segni e sintomi di una possibile violenza non soltanto fisica, ma anche psicologica. Ad esempio la frequenza per trauma degli accessi in pronto soccorso, la discrepanza tra il racconto anamnestico e le lesioni presenti, l’atteggiamento, la postura, la presenza di un accompagnatore che minimizza la situazione e si sostituisce alla donna nel raccontare l’accaduto».

Le nuove emergenze

«La rete del codice rosa è in continua evoluzione e stiamo lavorando affinché diventi sempre più dinamica e forte nei collegamenti interaziendali e interistituzionali. Dobbiamo creare linguaggi e procedure sempre più condivisi con procura, forze dell’ordine, centri antiviolenza e con tutte le realtà del territorio».

Anche perché si presentano sempre nuove emergenze: le discriminazioni dove ci sono vulnerabilità multiple (come una donna anziana o disabile), il cyberbullismo e il cyberstalking, il revenge porn.

«Rubo una frase a Machiavelli: “dove c’è una forte determinazione non può esistere un grande problema” e questo è il nostro motto per affrontare il futuro del Codice Rosa», conclude Doretti.

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