PIOMBINO. Il civico 88 di via della Repubblica è tornato venerdì 27 febbraio, al centro del dibattito in consiglio comunale.
Dietro quelle transenne che da anni, ormai, stringono la carreggiata causando code e disagi, si cela una storia di fallimenti, società fantasma e intrecci internazionali che risalgono agli anni ’90.
L’interrogazione: «Perché siamo ancora in stallo?»
La consigliera Martina Pietrelli ha dato voce all’esasperazione dei cittadini, chiedendo chiarimenti sullo stato del procedimento legale: «Siamo di fronte a una situazione inaccettabile – constata Pietrelli -. Perché non è possibile liberare la carreggiata? Quali sono i rapporti con i condomini rimasti?».
Il problema, come emerso dal dibattito, è che il condominio è tecnicamente “decapitato”. I 9/12 della proprietà , ovvero la maggioranza necessaria per deliberare qualsiasi intervento, appartengono a soggetti che non esistono più. I restanti proprietari, ovvero solo i 3/12, non hanno il potere legale di decidere per l’intero stabile, né possono farsi interamente carico economico di una ristrutturazione che spetterebbe anche alla maggioranza assente.
Dalla Siderprogetti al Liechtenstein: l’iter del caos
L’assessore Riccardo Pietraroja ha ricostruito il puzzle legale iniziato nel 1991, quando la società Siderprogetti, schiacciata da debiti miliardari (rivalutabili in circa 20 milioni di euro odierni), vendette i propri beni alla Caterin Hamstat, una società con sede nel Principato del Liechtenstein.
Da lì, una serie di paradossi: le banche creditrici impugnarono la vendita. Sebbene i tribunali abbiano dato loro ragione, gli istituti di credito non hanno mai proceduto al pignoramento dei beni, limitandosi a trascrivere la domanda revocatoria.
Poi la storia si complica definitivamente nell’aprile 2020, quando il tribunale del Liechtenstein ha dichiarato inesistente la società proprietaria.
I beni in Italia, però, risultano ancora intestati a questa entità fantasma. Le banche, pur vantando crediti, evitano di entrare nella procedura di pignoramento per non doversi accollare gli oneri e i rischi della proprietà .
«Ci manca la certezza del diritto su determinati fatti – ha dichiarato l’assessore Pietraroia – È una storia tristemente complessa, come l’ha definita il sindaco Ferrari».
Le strategie per uscire dall’impasse
L’amministrazione comunale, attraverso l’avvocato Grazzini, sta tentando le ultime manovre legali per sbloccare il cantiere.
Tra le ipotesi c’è quella del socio occulto: si sta cercando di capire, infatti, se Mara Gambini, la moglie di uno dei soci originari, possa essere identificata non solo come titolare effettivo ma come socia. Questo permetterebbe un’azione legale diretta.
Al vaglio anche l’ipotesi dell’azione contro le banche: Il Comune vanta crediti per oltre 90.000 euro. L’idea è di avviare un pignoramento per “stanare” le banche. Se gli istituti di credito interverranno, si potrà procedere; se resteranno nell’ombra, si aprirà la strada della res nullius.
L’ultima ipotesi, quella più pesante, quindi, è dichiarare la res nullius: l’obiettivo finale, qualora le altre strade fallissero, è far dichiarare l’immobile come proprietà dello Stato. Solo a quel punto il Comune avrebbe un interlocutore certo, o l’autorità stessa, per abbattere le transenne e mettere in sicurezza l’incrocio e l’edificio.
Per adesso, però, e probabilmente per i mesi a venire, via della Repubblica resta ostaggio di un fantasma burocratico nato trent’anni fa.