Venator: contratti di solidarietà al posto degli esuberi - IL VIDEO Skip to content

Venator: contratti di solidarietà al posto degli esuberi – IL VIDEO

Lunedì 7 novembre ci sarà un incontro fra tutte le parti. Il Comune di Follonica accelera sul sito di stoccaggio dei gessi rossi con la conferenza dei servizi

FOLLONICA.  Quello che preoccupa maggiormente i lavoratori e gli stessi amministratori dei vari Comuni che circondano la piana dove ha sede l’industria, è al momento la chiusura netta da parte dei vertici di Venator: dopo tanti giorni, nessuna trattativa per l’annunciato licenziamento dei 41 dipendenti.

Le maestranze, tutte presenti alla manifestazione di Follonica, oltre all’evidente preoccupazione, non capiscono la chiusura totale della dirigenza di Venator. «L’azienda deve darci risposte concrete, ora basta», il grido d’allarme lanciato da più parti. 

Ma nel pomeriggio, un segnale di apertura sembra esserci stato: un incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e la Venator nella sede di Confindustria, che ha portato ad alcune importanti novità. «L’incontro di mercoledì 26 ottobre con l’azienda si è concluso con un passo avanti: abbiamo proposto, infatti, di convertire i 41 esuberi in contratti di solidarietà e questa nostra proposta è stata messa a verbale. Venator, dal canto suo, si è impegnata a dare una risposta in questo senso nel corso del prossimo incontro, che è fissato per il 2 novembre». 

Gian Luca Fè, segretario provinciale della Femca Cisl Grosseto, commenta così il confronto che si è tenuto tra i rappresentanti dei lavoratori e Venator. «Il fatto che questa possibilità sarà valutata dall’azienda fa trarre un piccolo respiro di sollievo – conclude – anche se la situazione rimane da attenzionare anche per i lavoratori dell’indotto».

Limatola: «Non accettiamo nessun ricatto da Venator»

La speranza c’è. Ma la società dovrà tenere a mente quello che durante lo sciopero di mercoledì 26 ottobre a Follonica dove le istituzioni hanno parlato chiaro: a cominciare dal presidente della Provincia di Grosseto Francesco Limatola.  Il suo è stato un appello accorato, senza tanti fronzoli. «Il polo del Casone – ha detto Limatola – non è sostituibile e chi pensa il contrario è in mala fede. L’unica vera industria è a Scarlino. Dobbiamo puntare su uno sviluppo multisettoriale. Il polo del Casone rappresenta il 45% dell’export della Provincia di Grosseto, il 35% del Pil e oltre 20 milioni di euro di stipendi tra diretti e indiretti. Venator rappresenta un terzo del fatturato di Nuova Solmine, e se va in crisi Venator va in crisi anche Nuova Solmine. E così il progetto Iren di economia circolare rischia di saltare. Venator è importante per il territorio, e l’azienda non può utilizzare il ricatto del lavoro».

Poi è stata la volta dell’assessora all’ambiente del Comune di Follonica Mirjam Giorgeri. «Do una notizia, abbiamo avuto un’altra riunione della conferenza dei servizi che ha chiarito la questione della diffida e del piano di caratterizzazione – ha spiegato Giorgieri – che sarà dunque approvato per la discarica di Montioni. Venator da questo punto di vista non può attaccare le istituzioni e se la mossa del preannuncio dei 41 licenziamenti, che non è un numero ma sono persone e famiglie, per noi è inaccettabile. Noi non ci stiamo».

I sindaci dalla parte dei lavoratori

Sulla stessa linea, accorato, l’intervento della sindaca di Scarlino Francesca Travison. «In questi mesi – ha detto Travison – abbiamo lavorato per mantenere stabile il livello occupazionale dell’azienda e per salvaguardare l’indotto, una componente importantissima per l’economia del nostro territorio. La questione dello stoccaggio dei gessi rossi va avanti da anni eppure adesso viene utilizzata per avvallare un piano di esuberi che metterebbe in crisi tutta la provincia. Dietro ad ognuno dei 41 dipendenti che rischiano di perdere il lavoro ci sono famiglie che, da questa scelta aziendale, sarebbero colpite duramente. Non possiamo permetterlo. Ad oggi, Venator ha molti progetti in ballo che potrebbero trovare l’avallo degli enti superiori garantendo un piano di sviluppo a lungo termine: penso all’approvazione di questi giorni del piano di caratterizzazione richiesto da Arpat, ma anche alla Conferenza dei servizi che andrà a valutare le soluzioni per lo stoccaggio dei gessi rossi. C’è la volontà delle istituzioni locali, provinciali e regionali, di assicurare ai lavoratori il loro posto di lavoro. Non capiamo quindi perché l’azienda non attivi gli ammortizzatori sociali in attesa della conclusione dei procedimenti in atto: così facendo non solo si colpiscono 41 lavoratori ma nel contempo si rischia di perdere professionalità importanti, proprio come sta accadendo in questi giorni, professionalità poi difficili da ritrovare e reinserire nell’organico. Lunedì 7 novembre saremo in Regione con le altre istituzioni del territorio per ribadire la nostra contrarietà ai licenziamenti: invitiamo ancora una volta l’azienda a bloccare il procedimento e ad attivare le misure messe a disposizione dallo Stato per garantire l’occupazione».

Duro l’intervento del sindaco di Gavorrano Andrea Biondi«Oggi sono stati dichiarati 237 licenziamenti, tutti i contratti a tempo indeterminato – ha arringato Biondi – perché siamo tutti 41 e un’azione del genere tocca tutti. La responsabilità è solo della direzione aziendale. Capisco le difficoltà fra la commissione d’inchiesta, alla conseguente inchiesta da parte della Magistratura di un fascicolo. Ma il risultato non può essere licenziare i dipendenti. Serve la reazione di tutti, dagli enti ai sindacati, uniti. L’impegno non può e non deve mancare, il nostro territorio ha bisogno di più industria, serve la ricerca insieme all’Università se vogliamo emanciparci. Abbiamo bisogno di conoscenza e di una voce forte».

 

«I licenziamenti sono un costo inaccettabile»

I sindacati, ovviamente, sono stati in prima linea alla manifestazione, accanto agli operai preoccupati per il loro futuro. «È importante essere oggi a Follonica insieme ai lavoratori di Venator – ha detto il generale della Filctem Cgil Fabio Berni – e di quelli delle aziende in appalto e importanti le parole spese degli amministratori locali. Stiamo parlando di circa il 45% del lavoro manufatturiero della provincia di Grosseto. E’ indispensabile rimanere uniti, per le prospettive industriali per lo sviluppo del territorio. Ce ne siamo resi conto anche durante la pandemia, un settore industriale forte fa da argine alla crisi e sul territorio di Grosseto è imprescindibile. Licenziare è inaccettabile».

Per la Uil ha parlato il segretario territoriale Paolo Capone. «I segnali erano chiari da tempo – ha detto Capone – fin da quando facemmo l’incontro in Regione con l’amministratore delegato inglese, e ci aveva detto chiaramente che si sarebbe fermata la produzione e ci sarebbero stati gli esuberi. Erano questi i piani. A fronte degli utili e i volumi prodotti dall’azienda noi non possiamo non essere incazzati. Il livello va portato più in altro coinvolgendo la Regione, ma se l’azienda non torna indietro noi dobbiamo chiedere l’apertura di un tavolo d crisi regionale. Oggi è un momento di partenza di un processo, la protesta deve aumentare. Il segnale deve arrivare univoco, rimanere uniti e compatti. Una lotta tra Davide e Golia, bisogna essere forti, compatti e coesi. Un solo grido».

 

 

 

 

 

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