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Venator: Capodanno amaro per 15 lavoratori

All’azienda titolare dell’appalto mensa e pulizie subentreranno due nuove ditte: assumeranno il personale, ma con una riduzione oraria importante
Lo stabilimento della Venator a Scarlino
Lo stabilimento della Venator a Scarlino

SCARLINO. Sarà un inizio 2023 davvero amaro per alcuni lavoratori che lavorano alla Venator. Il 31 dicembre, infatti, scade la gara di appalto che per cinque anni ha assegnato il servizio mensa e pulizie a una ditta. Dal giorno successivo, quindi, entreranno in campo due nuovi gestori. Vista la minore attività dell’impianto Venator a Scarlino, anche il monte orario dei lavoratori sarà ritoccato.

Simone Gobbi (segretario generale di Fisascat Cisl Grosseto) e Pierpaolo Micci (segretario generale di Filcams Cgil) richiamano l’attenzione su quanto sta accadendo nell’azienda. «In questo momento di grave incertezza – dichiarano – non comprendiamo la scelta di Venator di non prolungare gli appalti in essere. Si tratta di una pratica che è consentita, visto che si parla di rapporti tra aziende private».

«Prolungare l’appalto avrebbe permesso alla ditta attualmente incaricata, in presenza di una riduzione necessaria del servizio, di poter mantenere i medesimi contratti – illustrano Gobbi e Micci – Ma anche di ricorrere, se necessario, ad ammortizzatori sociali.  Adesso invece, il medesimo servizio sarà affidato a due aziende. Mentre la ditta attualmente incaricata continuerà a prestare il servizio di pulizia dentro l’area di Venator per altri soggetti. È chiaro che nessun nuovo gestore voglia assumere il personale con contratti a tempo pieno se, al momento, la richiesta di prestazioni è minore – specificano – Adesso 15 lavoratori stanno vivendo una condizione di incertezza: quello che è sicuro è che la maggior parte di loro subiranno una forte riduzione di orario». 

Le modifiche agli orari dei lavoratori

Come illustrato dai sindacati le aziende incaricate con il nuovo contratto di appalto andranno ad assumere gli attuali lavoratori, nel rispetto di quanto previsto dalla legge. In questo quadro, però, cinque delle sei lavoratrici e lavoratori della mensa vedranno una riduzione oraria: per due di essi il contratto passa da 40 ore settimanali a 15. Una riduzione dovuta alla minore attività della Venator: quando la produzione è a regime, la mensa sforna 70mila pasti all’anno, ma ora se ne stima una produzione di soli 35mila per il 2023.

Sorte differente per i nove addetti alle pulizie. Saranno contrattualizzati in parte con l’attuale datore di lavoro (che presta servizio in strutture dentro all’area di Venator, ma di altri proprietari) e in parte con il nuovo soggetto gestore del servizio per Venator. «Con una riduzione rispetto agli attuali incarichi, che comporterà esiti anche per le famiglie dei lavoratori coinvolti e, di conseguenza, per l’intero indotto dell’area» precisano Fisascat e Filcams.  

«La decisione presa da Venator, quella di contrattualizzare un nuovo appalto con nuovi gestori, è evidentemente dettata dalla volontà di ridurre le spese. Di fronte a un andamento dell’impianto che non è del tutto a regime. Ma sconfessa l’attenzione per i lavoratori dell’indotto, in questo caso per la maggioranza donne – concludono Gobbi e Micci – e mette in difficoltà tante famiglie, che dovranno affrontare il nuovo anno con l’incertezza sul proprio futuro lavorativo».

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