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Una nuova casa per la Bottega della solidarietà

I locali sono stati messi a disposizione dalla parrocchia della Santa Famiglia: dall’inizio dell’anno, le richieste d’intervento sono state oltre 14mila, di cui 9332 (il 66,5%) per beni e servizi materiali

GROSSETO. Un primo, importante tassello verso la realizzazione di una nuova “casa” per la Caritas diocesana. Il progetto, partito oltre tre anni fa, ha risentito purtroppo degli effetti negativi di circostanze come la guerra in Ucraina che, facendo lievitare i costi delle materie prime, ha costretto a ripensare tutto e a ridefinire i passi da compiere. In più anche qualche lentezza burocratica ha costretto a imprimere una frenata ad una iniziativa nella quale la Chiesa di Grosseto crede molto per offrire un luogo più dignitoso e accogliente a tutti coloro che bussano alla porta di Caritas per un bisogno essenziale (cibo, igiene, ascolto), ma anche per i volontari e gli operatori, chiamati ogni giorno a rispondere ai bisogni e a testimoniare, così, la presenza diffusa della Chiesa che si china sulle fragilità di tanti.

Questo primo tassello è il trasferimento della Bottega della solidarietà, che ha lasciato via Pisa e ha trovato spazio in locali messi a disposizione dalla parrocchia Santa Famiglia, con ingresso da via Jugoslavia (lato campetto polivalente), a Grosseto.

Una nuova sede per l’emporio

Appena si entra c’è subito la parte espositiva, molto ampia, mentre internamente è stato ricavato anche un magazzino per lo stoccaggio dei prodotti.

L’inaugurazione ha avuto luogo nella tarda mattinata di oggi, 18 dicembre, con la benedizione, da parte del vescovo Giovanni, degli ambienti che, almeno per un periodo, saranno la nuova sede dell’Emporio.

Erano presenti, insieme al vescovo, il vicario generale della Diocesi, don Paolo Gentili; il direttore di Caritas, don Enzo Capitani; il coordinatore Alberto Del Porto; don Claudio Bianchi e la responsabile del servizio della Bottega, Loredana Sauna; il parroco della parrocchia Santa Famiglia, don Desiderio Gianfelici; volontari e operatori della Caritas diocesana e dei centri d’ascolto parrocchiali. Presente anche l’assessore comunale alle politiche sociali Sara Minozzi.

I lavori per adeguare gli spazi della parrocchia all’esigenza di ospitare uno dei servizi qualificanti la presenza di Caritas sul territorio sono andati avanti per diverse settimane. Ora offrono un ambiente davvero accogliente, arioso, salubre, luminoso, ospitale, con scaffali dove i prodotti possono essere ben esposti.

La Bottega è un luogo di distribuzione gratuita di generi alimentari di prima necessità aperto tre volte a settimana. I prodotti messi a disposizione (olio, pasta, pelati, scatolame, zucchero, caffè, prodotti per la colazione, igiene personale e igiene casa) provengono per lo più da donazioni da parte di aziende e da raccolte/collette alimentari, oltre che dagli aiuti della Fead.

Un aiuto per chi ha più bisogno

Il primo progetto “Emporio o Bottega” sul territorio italiano è nato a Roma come risposta ad un concreto e impellente bisogno dei nuclei familiari che, di fronte alla crisi economica, non riuscivano a far fronte alle proprie necessità primarie. Grosseto è stata tra le prime città in Toscana, nel 2012, ad aprire una Bottega, alla quale oggi fanno riferimento decine e decine di famiglie. Per accedere a questo servizio le famiglie vengono selezionate sulla base di criteri prestabiliti, secondo le comuni prassi già seguite dalla rete degli empori della solidarietà già attivi ed operanti in Italia. L’obiettivo è aiutare le famiglie prese in carico a superare la situazione di crisi e raggiungere una maggiore autonomia socioeconomica.

Accanto ad esso, c’è anche l’obiettivo di superare il meccanismo del pacco viveri preconfezionato e sviluppare, invece, il concetto di diritto alla scelta del cibo di cui la famiglia necessita. Ma anche educare le famiglie ad un consumo consapevole; accompagnarle in un processo di acquisizione di corretti stili di vita; razionalizzare le risorse e recuperare gli sprechi.

La futura sede della Caritas

Lo stabile di via Pisa, dove finora la Bottega ha funzionato, fa parte del più ampio immobile che accoglierà la futura sede di Caritas. Era necessario partire dal trasferimento di questo servizio, perché gli ambienti non sono più adeguati e saranno presto demoliti assieme ai restanti volumi, per poter poi avviare la costruzione della nuova sede secondo il progetto approvato.

«La richiesta del territorio per questo tipo di servizio sarebbe molto più alta: con la costruzione della nuova sede potremmo finalmente aumentare gli accessi; disporre di adeguate aree di stoccaggio e di ambienti dove realizzare in modo continuativo i progetti di educazione alimentare ed economica illustrati poco sopra – dicono da Caritas – Intanto questo trasloco è benedetto, perché la Bottega troverà spazio in ambienti sani, accoglienti, luminosi, dove anche l’attività potrà essere svolta in maniera più agevole».

I numeri dei primi 9 mesi di attività di Caritas

Le richieste di intervento sono state oltre 14mila, di cui 9332 (il 66,5%) per beni e servizi materiali. Fra questi, naturalmente, al primo posto c’è la richiesta di cibo (9228 richieste), seguita dalla richiesta di viveri a domicilio (178) e di ottenere la tessera per l’accesso alla Bottega (26 richieste). 1222 sono state le istanze per aiuti economici (l’8,7%) mentre poco più di 1100 le richieste di ascolto.

Nei primi 9 mesi del 2023 un posto importante l’ha avuto ancora l’aiuto a persone o nuclei familiari di origine ucraina. Nel complesso gli interventi sono stati 611, tra cui 489 per assolvere a bisogni di beni e servizi materiali (alimenti e prodotti per neonati, vestiario, biglietti per viaggi, tessere Emporio, materiale sanitario), 13 di tipo sanitario (farmaci e visite mediche) e 86 di erogazione di sussidi (buoni spesa, per acquisto di generi alimentari, per l’alloggio, per il pagamento di bollette/tasse, per spese sanitarie).

I dati dei primi 9 mesi del 2023 evidenziano, infine, un tendenziale aumento di accessi ai Centro di ascolto (diocesano e parrocchiali). Gli accessi complessivi sono stati 7703, con una media mensile di 855 contatti (+60, pari a +7,5%). Le persone che si sono rivolte ai centri di ascolto sono state 862 (di cui 137 al primo accesso). Di essi, 52 italiani e 85 di altra nazionalità (in maggioranza albanesi, marocchini, tunisini, rumeni, ucraini).

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