Una madre: «Sono stata fortunata, poteva ammazzarmi» | MaremmaOggi Skip to content

Una madre: «Sono stata fortunata, poteva ammazzarmi»

Nella giornata contro la violenza sulle donne, una giovane mamma racconta le imposizioni psicologiche subite dal compagno
Le scarpette rosse, simbolo della violenza sulle donne
Le scarpette rosse, simbolo della violenza sulle donne

GROSSETO. Ci vuole coraggio a raccontare la propria storia, quel malessere che ti accompagna in ogni ora del giorno, e che non ti lascia mai. Non è facile aprirsi, condividere, anche perché se ci si sente forti la natura umana non fa sconti. A nessuno.

E una donna subisce certamente più di un uomo. Ecco perchè già trovare il coraggio di spiegare le emozioni e le privazioni subite, è un atto da sottolineare. 

Questa è la storia di Anna (nome di fantasia) giovane mamma di due bambini, che proprio nella Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne ha scritto in un messaggio, soprattutto rivolto alle ragazze più giovani, per spiegare e vedere i segnali che ci sono, basta solo volerli accettare e riconoscerli per quelli che sono.

Il mio compagno era malato e io non volevo crederci

«Stavo con un uomo che era malato, ma io non volevo ammetterlo – dice Anna – e subivo una pressione psicologica incredibile. Sono sicura che mi amava, ricevevo regali, addirittura messaggi e lettere. Però ero una reclusa in casa, non potevo frequentare le amiche per esempio, e soprattutto m’imponeva tutto. Addirittura non potevo più fare sport, e se ingrassavo non c’era problema, perché a lui piacevo e gli altri così non mi avrebbero guadato. Ero di sua proprietà».

Salva grazie ad un’insegnante

«La mia vita era così – spiega ancora Anna – ricevevo ordini su come truccarmi e vestirmi, senza reagire. A salvarmi e non ritrovarmi in guai seri, è stata una professoressa che mi ha accompagnato ad un convegno sulla violenza domestica. E anche la fortuna d’incontrare un altro uomo che ha capito quello che stavo attraversando, ed è riuscito a farmi capire e uscire da un incubo. All’epoca era difficile condividere, i social non erano così potenti come oggi».

«Ecco perché ho voluto condividere la mia esperienza, che non è stata solo fisica ma appunto psicologica. La mia volontà e speranza è quella di riuscire a far riflettere tante ragazze per quello che ho imparato, appunto ascoltando le condivisioni di chi c’era passato prima di me, e dove ho toccato con mano che quello che sentivo io lo stavo vivendo da anni. Magari stanno subendo anche loro intimidazioni e soprusi, e nemmeno se ne rendono conto».

Ho rischiato di essere ammazzata

«Credo forse che per questo – confida ancora Anna – non sono stata uccisa. E visto che qualcuno ha condiviso con me le sue esperienze, lo voglio fare anch’io. Sono certa che parlarne fa bene e grazie ai social ora è tutto più facile. Vorrei che le ragazze abbiano la consapevolezza di quello che si deve fare, e non rimanere legate a persone che prendono la tua vita e la manipolano con una finezza psicologica imposta, giorno dopo giorno, che non è facile da riconoscere. Però bisogna lottare e chiedere aiuto. Io l’ho fatto e ci sono riuscita».

 

 

Riproduzione riservata ©

Condividi su

Articoli correlati