Un airone della Diaccia Botrona ispirò "Emozioni" di Battisti | MaremmaOggi Skip to content

Un airone della Diaccia Botrona ispirò “Emozioni” di Battisti

Battisti e Mogol andavano a cavallo da Milano a Roma. Dormirono a Punta Ala e, al mattino, si fermarono alla Casa Rossa. E nacque Emozioni
Lucio Battisti e Mogol durante il viaggio a cavallo fra Milano e Roma
Mogol e Battisti a cavallo nel viaggio da Milano a Roma dell’estate del 1970

CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. “Seguir con gli occhi un airone sopra il fiume e poi… ritrovarsi a volare”: chi non conosce questo meraviglioso verso di “Emozioni” di Lucio Battisti?

Una canzone scritta in più momenti, nel 1970.

Ma ora, parole di Giulio Rapetti, in arte Mogol, si scopre che quell’airone che ispirò lui e Lucio Battisti volava sulla Diaccia Botrona, una mattina d’estate del 1970.

Giulio e Lucio, in viaggio a cavallo da Milano a Roma, avevano dormito prima a Follonica e poi a Punta Ala, quindi, con le prime luci, si erano messi in cammino verso Castiglione.

VIDEO – UN VECCHIO FILMATO – Battisti e Mogol lungo le Collacchie, dove ora c’è il ristorante Grazia

 

Fu davanti alla Casa Rossa, il gioiello di ingegneria progettato da Leonardo Ximenes alla fine del XVIII secolo, che Battisti e Mogol ebbero l’ispirazione per una delle loro canzoni più famose.

Quell’airone, alla Diaccia ce ne sono tantissimi, sia bianchi che cenerini, regalò ai due artisti ed amici il primo verso di un brano che è passato alla storia.

 

Mogol ha rivelato il particolare a Daniele Sgherri, forse uno dei più grandi studiosi e collezionisti di Lucio Battisti.

Che, nel tempo, con Mogol ha stretto anche un’amicizia.

Daniele Sgherri con Mogol
Daniele Sgherri con Mogol

47 anni, professore di matematica e scienze alle scuole medie Pascoli di piazza della Vasca, da oltre venti anni è conosciuto a livello nazionale come ricercatore e divulgatore discografico. Ha pubblicato numerosi libri sulla storia della musica leggera italiana come, ad esempio, i tre volumi dedicati al Festival di Sanremo, Il Musichiere, il Festival delle Rose, Un Disco per l’Estate, Il Cantagiro e Una Canzone per la Vostra Squadra.

Portano la sua firma anche le monografie su Mia Martini, Lucio Battisti, Bruno Lauzi e Mario Tessuto oltre a numerosi approfondimenti sulla storia delle principali etichette discografiche italiane.

Collabora con le più importanti riviste di ricerca musicale ed è consulente esterno per trasmissioni televisive per Rai, Mediaset e Sky. Conduce per alcune radio rubriche di approfondimento musicale.

Da 15 anni, con un altro grossetano, Paolo Tenerini, porta in giro per l’Italia lo spettacolo “Grazie Lucio“, dedicato proprio a Lucio Battisti.

Sgherri è la voce narrante, che racconta aneddoti sui brani, e sullo stesso Lucio, mentre Paolo suona la chitarra.

Insieme sono lo “Studio Due” e lo spettacolo “Grazie Lucio” ha sempre un grandissimo successo.

Daniele Sgherri e Paolo Tenerini in "Grazie Lucio"
Daniele Sgherri e Paolo Tenerini in “Grazie Lucio”

«Del lungo viaggio fra Roma e Milano a cavallo – racconta Daniele Sgherri – Mogol mi ha sempre raccontato che il tratto maremmano, da Cecina a Capalbio, è stato quello che hanno apprezzato di più, che ha regalato loro le sensazioni più intense».

«Ha raccontato spesso che a lungo non hanno trovato strade asfaltate, per persone che vivevano a Milano era qualcosa di incredibile. Sono tanti gli aneddoti che nel tempo mi ha citato, soprattutto sulle persone incontrate. Anche il pescatore di cui parla in Emozioni “Parlar del più e del meno con un pescatore per ore ed ore / Per non sentir che dentro qualcosa muore” era in Maremma».

Battisti e Mogol si fermano una prima sera in un bagnetto a Follonica, per vedere la partita della nazionale (c’erano i Mondiali ’70 in Messico, ndr), e la sera successiva dormono, invece, a Punta Ala.

Il mattino dopo proseguono per Castiglione, la Diaccia Botrona e poi giù, nella zona poi diventata parco dell’Uccellina  (fu istituito nel 1975, ndr).

«È alla Diaccia – dice ancora Daniele – che vedono l’airone con cui inizia la canzone. Gli rimase così impresso che, tornato a casa vicino a Lecco, buttò giù subito la prima strofa. Le altre gli vennero in mente mentre era in auto con la famiglia, ascoltando la melodia musicale composta da Lucio. Se le ripetette in testa per due ore, perché non aveva nulla per prendere appunti. Tornato a casa le scrisse di getto».

Il viaggio a cavallo da Milano a Roma

Per ricostruire quei giorni di estate del 1970, la canzone uscì su 45 giri di Ricordi il 15 ottobre del 1970, va fatto un passo indietro. Perché l’allora 36enne Rapetti ebbe l’idea, un po’ folle, di organizzare con Lucio Battisti, che di anni ne aveva 27, un viaggio a cavallo da Milano a Roma. Una lunga cavalcata lungo le strade bianche a fianco dell’Aurelia. Un po’ per svago, un po’ per trovare nuova ispirazione.

E il progetto, evidentemente, ebbe successo.

Ma non fu così semplice. Perché il viaggio era molto lungo: da Carpiano a sud di Milano, verso Pavia. Da Castel San Giovanni e poi verso il mare di Sarzana, vicino a La Spezia. Sfruttarono strade poco battute verso la Versilia. Dopo Castiglioncello, Cecina, Follonica, Castiglione, Grosseto, Capalbio, fiancheggiano l’Aurelia, su strade poderali bianche. Mogol possedeva già un cavallo, ma Battisti non aveva mai cavalcato.

Ma imparò in fretta.

Mogol chiese una mano ad Albert Moyersoen, un gigante del mondo equestre, scomparso lo scorso settembre all’età di 95 anni. Il barone, belga ma trapiantato in Italia, in pochi giorni insegnò a Battisti le basi per cavalcare. Lo racconta lui stesso nel libro “Lucio Battisti. Due ragazzi attraversano l’estate” edito da Sperling&Kupfer.

«Mogol possedeva già un cavallo e quindi sapeva montare. Battisti invece partiva da zero. Dopo due giorni però era già in grado di galoppare. Aveva instaurato un feeling particolare con il cavallo. Una delle prime volte che venne qui alla Cascina Longora per esercitarsi c’era anche sua madre. Si sorprese quando scoprì che suo figlio sapeva cavalcare».

E Battisti racconta quell’incontro a Sorrisi e Canzoni Tv del giugno 1970.

«Abbiamo a portata di mano la persona giusta e non dobbiamo farcela sfuggire. Così, un po’ alla volta, questo gentiluomo del nord, forse colpito dalla nostra tenacia e convinto della serietà dei nostri intenti si scioglie sino a venderci due del suoi cavalli più belli. Il mio si chiama Ribatejo e quello di Giulio, Pinto».

Battisti, in quel viaggio, scrisse la musica. La registrò su un nastro che poi dette a Mogol per scrivere le parole.

Partendo dall’airone della Diaccia Botrona.

VIDEO – AIRONE IN VOLO SULLA DIACCIA (foto di Giovanni Ciattini)

 

Mogol – come racconta Daniele Sgherri – scrisse il testo definitivo in due occasioni, mettendo insieme frasi e intuizioni, facendosi trasportare dalla musica dell’amico Lucio.

La prima strofa  nacque nella sua casa a Molteno, sulle montagne vicino a Lecco. La seconda parte mentre era in auto, una vecchia Fiat 500, con cui stava andando fuori Milano con la moglie e i figli.

Frasi ripetute in testa, perché non poteva scrivere guidando, che poi sono diventate uno dei testi più belli della storia della musica italiana.

Nato in gran parte in Maremma.

Il 45 giri di Emozioni

L’etichetta del 45 giri di Emozioni

Riproduzione riservata ©

Condividi su

Articoli correlati

error: Content is protected