GROSSETO. Ci sono luoghi dove si va per dormire. E poi ci sono luoghi che cercano di raccontare una storia.
Non quella scritta sulle brochure o nei cataloghi turistici, ma quella che si sente sotto i piedi quando si cammina sulla terra ancora calda dopo una giornata di sole. Quella che profuma di ulivi, di vento salmastro che arriva dal mare e di erba appena sfiorata dalla sera.
Il Tresort Oil Glamping, inaugurato giovedì 25 giugno a Principina Terra davanti a centinaia di ospiti, nasce da questa idea semplice e ambiziosa: non offrire soltanto un posto dove trascorrere una vacanza, ma costruire un luogo capace di far innamorare della Maremma.
È un progetto che parla di ospitalità, certo. Ma parla soprattutto di paesaggio, di agricoltura, di sostenibilità, di cultura e di appartenenza. Perché qui, tra oltre venti ettari di campagna, il lusso non è fatto di marmo o di cristallo. È fatto di silenzio.
Cinque anni per trasformare un sogno in realtà
Se oggi gli ospiti passeggiano tra dodici tende immerse in un uliveto, è difficile immaginare cosa ci fosse prima. Terreni incolti. Ruderi dimenticati. Spazi che sembravano aver esaurito il loro tempo.
Massimo Bismuto li guarda ancora con gli occhi di allora. «Se dovessi dirvi quando è iniziato tutto questo – racconta – dovrei chiedervi di tornare indietro di almeno cinque anni».
La scintilla, spiega, è arrivata quasi per caso. L’inizio del percorso universitario della figlia Margherita, iscritta a Biologia. Da quella passione è nata una domanda. Era possibile creare un luogo capace di coniugare impresa, ambiente e valorizzazione del territorio?
La risposta è quella che oggi si apre davanti agli occhi dei visitatori. Un progetto costruito senza fretta, quasi con ostinazione e con investimenti importanti. E con la convinzione che la campagna non debba essere semplicemente occupata. Debba essere custodita.
«A noi piace custodire la campagna e non ci basta semplicemente occuparla. C’è una sottile ma enorme differenza: volevamo curarla, proteggerla, aiutarla». Sono parole che raccontano meglio di qualsiasi progetto architettonico quale fosse l’idea di partenza.
Dove prima c’erano i ruderi oggi lavorano ventidue persone
Ogni struttura racconta una storia. Questa racconta anche una rinascita economica. Il Tresort oggi dà lavoro a 22 persone, senza contare tutto l’indotto che ruota attorno alla nuova attività.
Ma per Bismuto il valore non si misura soltanto nei numeri. «Oggi questa terra rinasce a nuova vita. È qualcosa di straordinario, un piccolo miracolo». Ed è proprio questo il filo rosso che attraversa tutto il progetto. Rigenerare, non consumare. Restituire.
Accanto a lui Michele Cassetta, Simona Tozzi e uno staff dinamico e giovane, motivatissimo.
La Maremma entra dentro le camere
Camminando tra le tende si ha la sensazione che nulla sia stato lasciato al caso. Il legno domina gli spazi. Le strutture sono sospese dal terreno per ridurre l’impatto sul suolo. L’acqua viene recuperata e riutilizzata attraverso sistemi avanzati. L’acqua calda nasce dall’energia solare.
Le pitture utilizzate contribuiscono ad abbattere gli agenti inquinanti. Persino i colori scelti richiamano quelli della campagna maremmana.
«Come se il paesaggio fosse entrato dentro le stanze», racconta Bismuto. È una sostenibilità che non cerca effetti speciali, preferisce essere discreta, quasi invisibile.
Dodici tende immerse in ventidue ettari di natura
Il Tresort è il primo oil glamping della Maremma a cinque girasoli, il massimo riconoscimento previsto per gli agricampeggi. Si sviluppa su 22 ettari, circondato da circa 8.000 ulivi appartenenti a sette cultivar diverse, un grande parco botanico con oltre 450 alberature e migliaia di piante aromatiche.
Le tende sono soltanto dodici. Una scelta precisa: meno ospiti, più spazio, più silenzio, più cielo.
Ad accoglierli c’è un ristorante gourmet guidato dallo chef Christian Tagayon, una piscina al sale riscaldata, un chiringuito, una serra delle farfalle e una serie di esperienze pensate per accompagnare il visitatore dentro la Maremma, non semplicemente davanti ai suoi paesaggi.
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La Maremma non finisce al cancello del resort
Il vero progetto, in realtà, inizia fuori. Perché il Tresort non vuole trattenere gli ospiti, vuole accompagnarli a conoscere il territorio.
Le barche ormeggiate a Marina di Grosseto porteranno i visitatori verso il mare e le isole dell’Arcipelago.
I van li accompagneranno nei borghi del tufo, tra Sovana, Sorano, Pitigliano, Manciano, nelle cantine, nei frantoi e nelle aziende agricole.
L’idea è creare una rete, far sì che ogni ospite diventi un viaggiatore e che ogni viaggio lasci qualcosa anche alle imprese del territorio.
Il colibrì che insegna a fare la propria parte
Tra le pareti del Tresort compare un piccolo colibrì. Potrebbe sembrare soltanto un elemento decorativo, in realtà è il simbolo dell’anima del progetto. A raccontarlo è Elena Stoppioni, presidente di Save the Planet, che ha partecipato all’inaugurazione.
Ricorda un’antica leggenda africana.
La foresta brucia e tutti gli animali fuggono. Solo il colibrì continua a volare verso l’incendio con una goccia d’acqua nel becco.
«Dove vai?» gli chiede il leone. «A spegnere l’incendio», «Con una sola goccia?», «Io faccio la mia parte».
Poi, vedendolo, anche gli altri animali iniziano a fare lo stesso. Ed è così che il fuoco si spegne.
«Qui non si offre soltanto ospitalità – ha detto Elena Stoppioni –. Si offre alle persone la possibilità di entrare, fare la propria caccia al tesoro tra simboli e natura e uscire dicendo: sono cambiato». È probabilmente il messaggio più profondo della serata.
Quando l’olio diventa un viaggio
All’inaugurazione era presente anche l’assessore regionale all’agricoltura e al turismo Leonardo Marras, che ha tagliato il nastro.
Per lui il Tresort rappresenta qualcosa di più di un investimento turistico. È uno dei primi esempi concreti della legge regionale del 2020 sull’oleoturismo.
«L’olio può diventare esso stesso un attrattore turistico nello sviluppo del turismo rurale», ha spiegato Marras. «Per questo il glamping è stato inserito nella legge sull’oleoturismo: unisce il valore dell’esperienza a una forma di ospitalità che cresce ogni anno».
Secondo l’assessore, la Toscana può diventare la punta di diamante europea di questa nuova forma di turismo. E il Tresort rappresenta uno dei pionieri di questa strada.
Una serata che sembrava una festa di paese
Giovedì 25 sera, tra gli ulivi, non c’erano soltanto istituzioni e imprenditori. C’erano famiglie, amici, collaboratori, curiosi. Centinaia di persone. Molti avevano seguito il progetto fin dall’inizio, altri entravano per la prima volta.
Tutti avevano la stessa espressione. Quella curiosità che nasce quando un luogo riesce a sorprendere. Tra le luci soffuse, il profumo degli olivi e la musica, il Tresort ha aperto ufficialmente le sue porte.
Ma forse il taglio del nastro è stato soltanto un dettaglio, perché quel luogo, in fondo, aveva già iniziato a vivere molto prima. Nel momento in cui qualcuno ha deciso che la campagna non era qualcosa da sfruttare, ma qualcosa da custodire.
Il vero lusso è tornare a casa con qualcosa in più
Negli ultimi anni il turismo ha imparato a vendere camere sempre più grandi, piscine sempre più spettacolari, servizi sempre più esclusivi.
Il Tresort prova invece a vendere qualcosa di molto più difficile: un ricordo. La sensazione di aver respirato un luogo autentico, di aver capito perché la Maremma non è soltanto una destinazione. È un carattere. Un modo di guardare il paesaggio. Un ritmo diverso.
Forse è proprio questo il lusso più raro. Non quello che si misura in stelle o in girasoli, ma quello che, una volta tornati a casa, continua a farsi sentire come il vento tra gli ulivi.
Perché ci sono vacanze che finiscono quando si chiude la valigia. E poi ci sono luoghi che, silenziosamente, continuano a viaggiare con noi.

Strada del vecchio collettore, 58100 Principina Terra – GROSSETO
Reception – +39 0564 1990999 +39 376 2948500
Ristorante – +39 376 2949400
info@tresort.it booking@tresort.it





