GROSSETO. Da sempre le sue mani erano state lo strumento per prendersi cura degli altri. Mani che non avevano mai fatto distinzione tra chi poteva pagare e chi no, perché per Alessandro Ceccariglia, medico odontoiatra di 73 anni, la professione era prima di tutto una missione.
È morto nel pomeriggio di giovedì 29 gennaio, dopo essersi sentito male nel luogo dove aveva scelto di lavorare e di restare: il Centro medico Salus, in via Monte Leoni, del quale era socio e dove aveva il suo ambulatorio.
Il malore improvviso davanti al bar
Come ogni giorno, il dottor Ceccariglia si era presentato nel suo ambulatorio. Intorno alle 17 era uscito dal suo studio per andare a prendere una spremuta al bar che si trova dentro alla Salus. È stato lì che si è sentito male all’improvviso, accasciandosi a terra davanti agli occhi disperati di chi era presente.
Probabilmente a tradirlo è stato il cuore, che già in passato gli aveva dato qualche problema.
L’allarme al 118 e i tentativi disperati di salvarlo
Dal banco dell’accettazione della Salus è scattato immediatamente l’allarme al 118. I colleghi presenti nella struttura si sono precipitati per prestargli i primi soccorsi e tentare di rianimarlo.
Via Monte Leoni è rimasta chiusa per permettere ai soccorritori di caricare il medico sull’ambulanza. La corsa disperata verso il pronto soccorso, è finita al Misericordia, dove il cuore del medico ha smesso di battere.
Un uomo riservato, capace di dare amore
Chi lo conosceva lo descrive come una persona splendida: un uomo schivo, riservato, ma capace di dare tanto amore. Lo faceva ogni giorno, non solo con i pazienti, ma anche con le dipendenti e i dipendenti del centro medico, che considerava una seconda famiglia.
Un amore che non mancava mai ai suoi tre figli, Giacomo, Francesco e Giovanni e alla sorella Elisabetta, che è stata subito avvisata dal centro medico e si è precipitata all’ospedale.
Il dolore dei colleghi e il silenzio nella struttura
Anche giovedì Alessandro Ceccariglia era al lavoro, come ogni giorno. I colleghi lo hanno visto uscire dal suo ambulatorio per una pausa veloce, senza immaginare che sarebbe stato l’ultimo gesto di una vita dedicata agli altri.
I dipendenti, in lacrime, hanno assistito impotenti alla sua scomparsa. Nella struttura, dopo il trasporto della salma al pronto soccorso ove il medico è morto, è rimasto solo il silenzio e una disperazione composta, fatta di incredulità e dolore.
Una comunità intera piange un medico che aveva fatto del giuramento professionale una scelta quotidiana di umanità.



