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Tornano le sagre e si riaccendono le polemiche

Al via la stagione degli appuntamenti enogastronomici, fondamentali per la vita di tante associazioni. Confcommercio e Confesercenti scrivono ai sindaci della provincia

GROSSETO. Arriva il bel tempo e tante associazioni, sportive in particolare, programmano le sagre, fonte economica di sostentamento vitale per la conduzione delle attività.

La sagra, o festa dello sport che dir si voglia, ormai da decenni è al centro di polemiche: in generale manca una vera regolamentazione, e nemmeno le linee guida della Regione Toscana che nel corso degli anni ha cercato di dare un senso a queste manifestazioni, non ha poi partorito una “legge uguale per tutti”.

Di fatto ogni comune fa come meglio crede, portando a discussioni infinite: basta attraversare il “confine” tra un paese e un altro e magari si trova, in estate, una sagra tutti i fine settimana; mentre nell’altro c’è una regola più stringente che riduce a pochi giorni la “festa”. Insomma, un vero far west, da tutti contro tutti.

A ben guardare, le sagre rappresentano però anche una valida alternativa in un territorio vasto come appunto è la Maremma (ma il discorso è facilmente estendibile a tutta Italia): specialmente in estate il flusso dei turisti diventa esponenziale, e sembra irreale che solo le strutture ricettive, in particolare i ristoranti, possano accontentare le migliaia di persone che si riversano sulla costa, ma anche in collina e montagna.

Serve un regolamento provinciale

Magari dovrebbe essere la Provincia a fare più chiarezza, e mettere davvero intorno ad un tavolo tutti gli attori, per primi chi organizza gli eventi e sa quali sono i problemi reali che vengono affrontati nel quotidiano.

Già capire le dinamiche sarebbe un ottimo risultato. E trovare un modo per avere un’unità d’intenti, cosa ad oggi che sembra davvero un Chimera.  

Confcommercio e Confesercenti scrivono ai sindaci

Confcommercio e Confesercenti Grosseto hanno deciso di scrivere ai sindaci dei 28 Comuni della provincia, per sensibilizzarli ulteriormente sul delicato tema delle sagre. Entrambe le associazioni di categoria infatti, sono particolarmente sensibili all’argomento in ragione dell’impatto che da sempre questi eventi hanno sul sistema della ristorazione ufficiale chiamata al rispetto rigoroso di norme e regolamenti molto complessi.  

«Per prevenire quelle criticità che spesso danno origine a polemiche spesso oggetto anche di attenzioni mediatiche – dicono Gabriella Orlando e Andrea Biondi, rispettivamente direttore di Confcommercio Grosseto e di Confesercenti Grosseto – abbiamo dichiarato ai sindaci la nostra volontà di collaborare, ma chiediamo con fermezza che le sagre ritornino ad essere ciò per cui sono nate e cioè iniziative temporanee e occasionali, intimamente legate al territorio in cui sono organizzate e che fondano (o dovrebbero fondare) la loro esistenza sulla valorizzazione di tradizioni e prodotti eno-gastronomici autoctoni o comunque tipici di quei luoghi, difficilmente ritrovabili in zone diverse. Ciò non è soltanto quanto disciplinato per legge, bensì il senso logico di una sagra quale elemento identitario di un territorio. E invece da troppi anni ormai questa specificità si è persa e le sagre sono state relegate a un mero ruolo di alibi, necessario per vestire di tradizione eventi organizzati esclusivamente per raccogliere fondi».

Servono regolamenti comunali e controlli.

«Abbiamo chiesto ai sindaci se le loro amministrazioni si siano dotate di un regolamento comunale sulle sagre e se questo sia aggiornato alle ultime normative di settore – dicono Orlando e Biondi – contestualmente, richiamando i precedenti interventi delle associazioni di categoria in materia di controlli, abbiamo chiesto informazioni circa la possibile attivazione di una Commissione di controllo sulle sagre alla quale demandare il compito di valutare le singole iniziative verificandone gli scopi, la ricaduta sul territorio, l’impatto sulle attività commerciali del comprensorio comunale e limitrofo, nonché l’effettiva destinazione dei fondi raccolti. Perché è di tutta evidenza – aggiungono i direttori di Confcommercio e Confesercenti – che se le sagre devono diventare (come sono effettivamente diventate) eventi pro-business, chi le organizza deve rispettare le stesse identiche regole cui ogni giorno soggiace la ristorazione tradizionale».

«Abbiamo ben presente l’importanza delle sagre per la tenuta sociale delle realtà territoriali della Maremma più interne e isolate della provincia – concludono Orlando e Biondi – ma allo stesso tempo non possono essere negate le forti criticità che questi eventi generano nell’equilibrio economico dei territori. I ristoranti e più in generale i pubblici esercizi assicurano una vitalità – e quindi una vivibilità – per l’intero periodo dell’anno alle comunità dei singoli comuni. Allo stesso tempo garantiscono alle amministrazioni comunali introiti importanti sotto forma di tasse e di tributi; risorse che poi le amministrazioni utilizzano a beneficio di tutti. Chiedere il rispetto di un principio molto semplice qual è quello dello stesso mercato stesse regole, non è campanilismo, ma il sollecito a fare attenzione a tutto ciò che tiene in piedi una comunità».

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