GROSSETO. È scontro sulla nomina a capo segreteria dell’assessore Leonardo Marras di Giacomo Termine, segretario del Pd maremmano, che subentra a Vittorio Bugli, ex sindaco di Empoli e anche ex assessore regionale, andato in pensione da qualche settimana.
Luca Minucci attacca: «La nomina del segretario provinciale del Partito Democratico, nonché sindaco del comune di Monterotondo Marittimo, a responsabile della segreteria dell’assessore Marras, per un incarico dal valore complessivo di circa 130 mila euro l’anno, rappresenta una scelta politicamente e istituzionalmente inopportuna, ma anche un vero e proprio schiaffo nei confronti dei cittadini maremmani».
Marras replica: «Le accuse del consigliere regionale Minucci sono infondate e basate su informazioni non corrette».
Minucci: «Si sceglie per appartenenza politica»
«Ancora una volta la sinistra toscana – prosegue Minucci – dimostra che, quando si tratta di assegnare incarichi ben retribuiti, il criterio fondamentale di scelta è l’appartenenza politica, anche nel caso in cui il soggetto in questione è un primo cittadino al terzo mandato e, al contempo, un dipendente in aspettativa di un altro comune governato dalla sinistra».
«Insomma, un’insaziabilità di ruoli ed incarichi che non si ferma nemmeno di fronte all’evidente rischio di scarsa imparzialità nei casi, ad esempio, di bandi o misure finanziarie regionali che potrebbero interessare il Comune di cui il capo di gabinetto indicato dall’assessore Marras è sindaco».
«Sul tema dell’imparzialità vigileremo con la massima attenzione. Nel frattempo, è innegabile il fatto che, mentre alla Maremma vengono negate le stesse possibilità di sviluppo riservate al Nord della Toscana, i suoi rappresentanti della sinistra si riservono incarichi da 130mila euro annui. Da una parte non stupisce: alla fine il sistema della sinistra toscana è da sempre basato sul meccanismo della “tessera giusta” che, purtroppo, nemmeno i dirigenti più giovani ed ambiziosi sembrano voler smantellare».
«La sinistra predica meritocrazia e trasparenza, ma nei fatti continua a gestire la Regione come una struttura di partito, dove gli incarichi diventano strumenti di compensazione interna. In altre parole, la Regione Toscana non può continuare ad essere utilizzata come ufficio di collocamento per dirigenti del Pd, né come strumento per rafforzare equilibri di partito con risorse pubbliche».
Marras: «Funzione istituzionale e non politica, le cifre sono altre»
«Faccio volentieri chiarezza su alcuni elementi, sia politici che istituzionali – replica Marras –, utili a definire il quadro, sia a chi legge che al consigliere Minucci. La nomina a responsabile di segreteria non è un incarico “ad hoc”, né una forzatura politica, come lui sostiene: il capo di gabinetto di un assessore è una figura essenziale, espressamente prevista dall’ordinamento e dai contratti vigenti, con funzioni di coordinamento politico-amministrativo, supporto all’indirizzo dell’assessore e raccordo con le strutture regionali e con gli enti territoriali. Una funzione del tutto ordinaria nelle istituzioni, presente nei ministeri, nelle Regioni e nei Comuni, compresi quelli amministrati dal centrodestra».
«Anche il centrodestra ha un dirigente analogo»
«Anche Minucci da consigliere di minoranza avrà constatato che il suo gruppo ha incaricato con le stesse prerogative e lo stesso trattamento economico un dirigente che svolge quelle funzioni. Avrebbe voluto essere nominato assessore all’agricoltura, secondo una sua dichiarazione durante la campagna elettorale e si sarebbe trovato a dover incaricare un capo del suo staff con le stesse caratteristiche. Poi per fortuna le cose alle elezioni sono andate diversamente per la nostra provincia».
«È indispensabile però precisare che la posizione contrattuale del capo segreteria, prevede un compenso annuo lordo (quindi non la somma realmente percepita) di 87.000 euro, senza alcun tipo di rimborso o emolumento aggiuntivo, ben diverso dai 130 mila euro sbandierati nel suo attacco».
«Il tentativo di trasformare una funzione istituzionale ordinaria in un caso politico costruito ad arte – conclude Marras – non rende un buon servizio né alla Regione né alla qualità del dibattito pubblico».



