Superbonus, cosa cambia. Rimborsi ai redditi bassi. Salvi i lavori fatti Skip to content

Superbonus, cosa cambia. Rimborsi ai redditi bassi. Salvi i lavori fatti

Niente proroga del Superbonus, ma il decreto ad hoc del Governo istituisce un fondo per i redditi sotto ai 15mila euro. Cosa cambia per i condomini
Superbonus, un palazzo con le impalcature in centro storico a Grosseto
Superbonus, un palazzo con le impalcature in centro storico a Grosseto

GROSSETO. Sono decine i cantieri ancora aperti a Grosseto e in Maremma, non c’è strada, o quasi, che non abbia le impalcature per l’installazione dei cappotti e non solo di quelli. Ma questi lavori dovevano essere conclusi entro il 31/12 di quest’anno. Tanti, invece, i ritardi, per una serie di motivi. Con centinaia di condomini in difficoltà.

Alla fine il Governo ha trovato un accordo che qualcosa salva, ma che chiude per sempre una stagione in cui lo Stato si era fatto carico dei costi dei lavori. Un “gioco” costato 100 miliardi di euro, spalmati su tutti i contribuenti.

Quindi niente proroga. Al suo posto un decreto specifico destinato ai redditi più bassi. La detrazione al 110% finisce il 31 dicembre, ma ci saranno ristori per i redditi familiari sotto ai 15mila euro e, soprattutto, non dovranno essere restituiti i crediti fiscali maturati per lavori non ancora conclusi.

Come funzionerà il ristoro per i redditi bassi

Cerchiamo di fare chiarezza.

Il fondo, che deve essere istituito e per il quale lo Stato deve ancora trovare i soldi (al momento ci sono 16 milioni di euro, una briciola di quelli che serviranno) coprirà le spese delle famiglie a basso reddito effettuate dal primo gennaio al 31 ottobre 2024 e non coperte più dall’agevolazione al 110% ma solo al 70%. Ma il Sal, lo stato di avanzamento lavori non dovrà essere inferiore al 60%

«In questo modo – dicono da palazzo Chigi – le fasce meno abbienti non dovranno farsi carico della differenza». 

Ma, attenzione, non è che non pagheranno la differenza di spesa. Dovranno prima tirar fuori i soldi e poi chiedere il ristoro.

Per capire meglio: i condomini di un palazzo dovranno pagare comunque tutti la differenza e eventualmente, a seconda dei contratti e di eventuali scritture private di estensione, rivalersi con la ditta che non ha finito i lavori. Fra questi, coloro che hanno un reddito sotto ai 15mila euro, potranno poi chiedere il rimborso al fondo.

Il contributo sarà erogato, nei limiti delle risorse disponibili, dall’Agenzia delle Entrate, secondo criteri e modalità determinati con decreto del ministro dell’Economia, da adottarsi entro 60 giorni.

Per tutti gli altri dal 1° gennaio, l’agevolazione scende al 70%  e diventa un credito d’imposta.

Per le famiglie e le imprese ci sarà una sanatoria: chi non ha terminato i lavori entro il 31 dicembre e ha un credito fiscale con lo Stato non dovrà restituirlo. Ma i lavori andranno poi terminati e dovranno essere rispettate determinate condizioni, una su tutte l’avanzamento dell’immobile di due classi energetiche.

In mancanza di quest’ultimo requisito, il credito d’imposta scende al 50%.

Taglio anche agli altri bonus, dal sisma alle barriere architettoniche

Per il Sisma bonus a partire dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, è esclusa la cessione del credito d’imposta nel caso di interventi di demolizione e ricostruzione degli edifici relativi alle zone sismiche 1-2-3 (sono 4 gli indici di pericolosità per i terremoti, 1 le zone più a rischio, 4 quella meno a rischio, ndr) compresi in piani di recupero di patrimoni edilizi o riqualificazione urbana e per le quali non sia stato richiesto, prima della stessa data, il titolo abilitativo.

Ci saranno inoltre maggiori controlli per limitare l’agevolazione solo agli edifici davvero danneggiati da eventi sismici.

 «Vengono inserite – dicono da palazzo Chigi – verifiche più puntali per limitare l’agevolazione soltanto agli edifici effettivamente danneggiati da eventi sismici».

Stretta anche al bonus per le barriere architettoniche, che il Governo dice che sia stato usato in molti casi in modo “improprio”. In sostanza vengono limitati gli interventi sottoposti all’agevolazione e i casi per i quali continuano a essere previsti lo sconto in fattura e la cessione del credito.

Rientrano nelle agevolazioni le spese sostenute fino al 31 dicembre 2025 per interventi per ascensori, scale, rampe, piattaforme.

Vengono escluse invece le porte automatiche, le tapparelle, le saracinesche, anche le persiane automatiche.

La cessione del credito e lo sconto in fattura varrà solo per gli interventi effettuati nelle parti comuni dei condomini con uso abitativo e per le persone fisiche con redditi fino a 15 mila euro.

Il limite del reddito non si applica per le persone con disabilità.

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