GROSSETO. Un pomeriggio apparentemente normale, quello di venerdì 17 aprile, si è trasformato in un intervento antidroga nel cuore del centro commerciale cittadino. Ma dietro l’arresto scattato nel pomeriggio emerge un quadro ben più articolato, ricostruito nell’ordinanza del tribunale.
Il sospetto scambio e il controllo
I carabinieri del nucleo operativo e radiomobile stavano monitorando l’area tra via Inghilterra e via Jugoslavia, zona già conosciuta per episodi legati allo spaccio. Erano circa le 16 quando hanno notato un ragazzo di origine nordafricana muoversi avanti e indietro, parlando al telefono e mostrando un atteggiamento sospetto.
Poco dopo è arrivata una Fiat Panda grigia. L’incontro è durato pochi istanti: un rapido scambio, denaro passato di mano e poi le due persone che si sono allontanate in direzioni opposte. Una scena breve ma sufficiente per far scattare l’intervento.
I militari hanno tentato senza successo di fermare l’auto, mentre il giovane è stato bloccato poco dopo a piedi in via Jugoslavia.
La perquisizione e la scoperta della droga
Il controllo si è trasformato immediatamente in una perquisizione personale, eseguita in condizioni di urgenza.
Addosso all’uomo sono stati trovati due involucri di eroina per un totale di 1,46 grammi e tre involucri di cocaina per 1,82 grammi. La droga era confezionata in dosi e nascosta tra le tasche dei pantaloni e nel calzino.
Insieme allo stupefacente sono stati rinvenuti anche 98 euro in contanti, suddivisi tra tasche e zaino, una somma ritenuta compatibile con l’attività di spaccio. Secondo quanto emerge dall’ordinanza, proprio le modalità di confezionamento e la suddivisione in dosi rappresentano elementi decisivi per ritenere la destinazione alla cessione a terzi.
Nervosismo e difficoltà nell’identificazione
Durante il controllo il giovane si è mostrato nervoso, agitato e insofferente, arrivando a fornire inizialmente generalità non corrette e dichiarando di essere senza documenti.
Solo successivamente è stato identificato: tunisino classe 1994, senza fissa dimora in Italia. Dall’atto risulta anche che non comprende la lingua italiana, circostanza che ha reso necessario un supporto per completare le procedure.
Il precedente e il quadro aggravato
Dall’ordinanza emerge un elemento ritenuto decisivo dal giudice: l’uomo era già sottoposto a misure cautelari.
In particolare, risultava destinatario di un divieto di dimora nel comune di Firenze, era già coinvolto in un procedimento analogo per spaccio ed era stato raggiunto da un ordine di espulsione con obbligo di lasciare il territorio nazionale notificato l’11 marzo.
Nonostante questo, secondo il giudice, si sarebbe spostato in Maremma con l’obiettivo di riprendere l’attività di spaccio, dimostrando una continuità nella condotta.
Il rischio di reiterazione
Uno dei punti centrali dell’ordinanza riguarda il pericolo concreto e attuale di reiterazione del reato.
Il giudice evidenzia come l’attività di spaccio sia ripresa a breve distanza dalla scarcerazione, nonostante l’indagato fosse ancora sottoposto a misure cautelari. Viene sottolineata anche la violazione del divieto di dimora e dell’ordine di espulsione, elementi che dimostrerebbero una totale indifferenza verso le decisioni dell’autorità.
Per questo motivo, secondo il tribunale, se lasciato libero l’uomo riprenderebbe senz’altro l’attività illecita, rendendo necessaria una misura più incisiva.
L’arresto e la decisione del giudice
Il giovane è stato arrestato con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
Sabato 18 aprile è comparso davanti al giudice Sergio Compagnucci per il rito direttissimo, assistito dall’avvocato Giulio Parenti. In aula era presente anche l’avvocata Iris Milano.
Il giudice ha convalidato l’arresto e ha disposto la custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti tutte le esigenze cautelari. Una decisione motivata anche dall’assenza di soluzioni alternative: essendo l’indagato senza fissa dimora, non è stato possibile applicare misure meno afflittive come gli arresti domiciliari.
I requisiti per il carcere
L’ordinanza evidenzia che il reato contestato, previsto dall’articolo 73 del dpr 309/90, è punito con una pena che può arrivare fino a cinque anni, rendendo quindi ammissibile la misura cautelare in carcere.
Il giudice sottolinea inoltre che la condotta non è occasionale e che non sussistono i presupposti per una sospensione condizionale della pena, non essendo possibile formulare una valutazione favorevole sul futuro comportamento dell’indagato.
Il ricorso e le analisi
La difesa ha annunciato che presenterà ricorso al tribunale del riesame contro la misura cautelare disposta.
Nel frattempo proseguono gli accertamenti: la sostanza sequestrata, già risultata positiva ai test preliminari per eroina e cocaina, è stata inviata al Lass per le analisi definitive.
Un fenomeno sotto osservazione
L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di controlli serrati nell’area del centro commerciale, da tempo considerata un punto sensibile per il consumo e lo spaccio.
Un’attività costante, fatta di osservazione e interventi mirati, che continua a far emergere situazioni di spaccio anche in pieno giorno, in una delle zone più frequentate della città.



