SEGGIANO. Per anni avrebbe approfittato della fiducia dei clienti, molti dei quali anziani, entrando nei loro libretti postali e nei conti correnti per prelevare denaro.
Ora la vicenda giudiziaria è arrivata alla conclusione definitiva: la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a cinque anni di reclusione per l’ex direttore dell’ufficio postale di Seggiano, accusato di essersi appropriato di 95.845,49 euro.
Con la sentenza depositata il 5 febbraio 2026, i giudici della sesta sezione penale hanno rigettato il ricorso presentato dalla difesa, lasciando in piedi quanto deciso nei precedenti gradi di giudizio dal tribunale di Grosseto e dalla corte d’appello di Firenze.
I soldi presi dai libretti dei clienti tra il 2014 e il 2017
I fatti contestati risalgono al periodo compreso tra marzo 2014 e maggio 2017. Secondo l’accusa, confermata in tutti i gradi di giudizio, l’uomo, allora responsabile dell’ufficio postale del paese amiatino, avrebbe effettuato nel tempo una serie di prelievi indebiti dai libretti di risparmio postale e dai conti correnti di alcuni clienti.
Molti correntisti gli avevano affidato libretti, carte e codici per operazioni quotidiane, fidandosi di lui. Proprio questo rapporto di fiducia sarebbe stato utilizzato per effettuare operazioni non autorizzate.
L’indagine partita dai movimenti sospetti
Le anomalie emersero dopo una serie di controlli interni di Poste Italiane, quando alcuni movimenti bancari risultarono incompatibili con le normali operazioni dei clienti.
Dalla verifica contabile emersero movimenti definiti dai giudici «vorticosi», con trasferimenti di denaro che finivano su rapporti riconducibili all’allora direttore.
La Cassazione sottolinea che le dichiarazioni delle persone offese trovano conferma proprio nella documentazione bancaria acquisita durante l’inchiesta.
La prima condanna a Grosseto e il processo d’appello
Il processo di primo grado si è svolto con rito abbreviato. Nel novembre 2019 arrivò la prima sentenza di condanna da parte del tribunale di Grosseto. Cinque anni e il pagamento delle spese processuali.
La corte d’appello di Firenze, nel dicembre 2023, confermò integralmente la pena.
A quel punto la difesa si è rivolta alla Cassazione sostenendo che il reato avrebbe dovuto essere qualificato diversamente.
Per la Cassazione è peculato
Il punto centrale del ricorso riguardava proprio la natura del reato. La difesa, rappresentata dall’avvocata Tatiana Minciarelli, sosteneva che si trattasse di appropriazione indebita aggravata e non di peculato.
La Suprema Corte ha però ribadito che chi opera nella gestione del risparmio postale, cioè su libretti e prodotti collegati alla raccolta del risparmio, mantiene la qualifica di incaricato di pubblico servizio.
Per questo motivo il reato resta peculato.
Decisiva anche la nuova linea delle Sezioni Unite
Nella sentenza viene richiamato anche il principio fissato dalle Sezioni Unite della Cassazione nel 2025, che ha chiarito definitivamente il ruolo dei dipendenti di Poste nella gestione del risparmio postale.
Secondo questo orientamento, libretti postali e buoni fruttiferi rientrano ancora in un’attività con rilevanza pubblica.
Nel caso di Seggiano, quindi, i prelievi sono stati ritenuti pienamente riconducibili al peculato.
Niente attenuanti: pesa la fragilità delle vittime
La difesa aveva chiesto uno sconto di pena richiamando l’assenza di precedenti penali e le difficoltà economiche successive.
Ma la Cassazione ha confermato il diniego delle attenuanti.
Secondo i giudici hanno pesato l’entità delle somme sottratte, la ripetizione dei fatti nel tempo e soprattutto la condizione delle vittime, definite persone in situazione di fragilità per età e ingenuità.
Fine definitiva di una vicenda che aveva colpito Seggiano
Con il rigetto del ricorso la sentenza è definitiva.
Si chiude così una vicenda che negli anni aveva avuto un forte impatto a Seggiano, dove il rapporto personale tra operatori postali e clienti rappresenta ancora oggi un elemento centrale della vita quotidiana del paese.



