Sfida la morte sdraiandosi in strada per 2 spiccioli | MaremmaOggi Skip to content

Sfida la morte sdraiandosi in strada per 2 spiccioli

A Bivio Montorgiali il giovane si sdraia sulla Scansanese, poi chiede soldi agli automobilisti che frenano per evitarlo. Ma il caso non è di facile soluzione
Il giovane sdraiato in mezzo alla strada sulla Scansanese
Il giovane sdraiato in mezzo alla strada sulla Scansanese

MONTORGIALI. Ogni giorno sfida la morte. Ogni giorno si sdraia in mezzo alla strada, ma non in una stradina di campagna, dove non passa quasi nessuno, ma nel centro della Scansanese.

Scegliendo peraltro punti poco visibili, spesso dietro una curva.

Da giorni ci arrivano segnalazioni, ogni giorno qualcuno frena all’ultimo momento e lo evita per un pelo. Finora, per fortuna, nessuno lo ha investito.

Eppure è un problema di difficile soluzione.

Perché anche se in tanti temono per l’incolumità del giovane e anche per la propria, la situazione, che è all’attenzione della prefettura da tempo, deve essere affrontata restando nel campo delle norme

«Da ieri non mangio», ma non è vero

Lui, all’automobilista di turno che scende dalla macchina dopo la frenata, un po’ impaurito e un po’ arrabbiato, chiede due spiccioli: «È da ieri che non mangio» dice, di solito. Si prende qualche euro, si alza e se ne va. Per poi rifarlo, poche ore dopo o il giorno dopo.

Ma quello che dice non è vero.

Perché l’uomo, giovane, di colore, non è un senza tetto, ma è uno degli ospiti del centro di accoglienza che si trova al Bivio di Montorgiali. Gestito da una società che si occupa, appunto, di servizi sociali. Una società che fa accoglienza, come ce ne sono altre in Maremma.

Un centro dove riceve vitto e alloggio ma, va chiarito, ed è proprio qui il punto, non si occupa di profili psicologicamente problematici.

E il giovane stesso, nonostante la sua roulette russa in mezzo alla strada, nonostante continui a sfidare la morte ogni giorno, non è riconosciuto come tale da una certificazione medica.

Parlando in parole semplici: è un tipo strano, e quello che fa lo dimostra, ma non è un malato psichiatrico.

Questo esclude che si possa intervenire con una misura specifica nei suoi confronti.

Del caso si sono già occupati in primis la prefettura, a cui fa riferimento il centro di accoglienza, ma anche la polizia municipale di Scansano e i carabinieri.

La sindaca: «Conosco il caso, sono preoccupata»

La sindaca di Scansano, Maria Bice Ginesi, conosce bene il caso. Se ne è occupata anche lei più volte, sempre in contatto con la prefettura.

«Quasi ogni giorno qualcuno mi segnala la cosa. E capisco le preoccupazioni della gente. Ma il caso è più complesso di quello che si pensi, perché il giovane è libero di fare quello che vuole. Non ha un profilo psichiatrico tale da essere spostato in una struttura specifica. Non può, ovviamente, essere recluso».

«E il centro di accoglienza, dal quale gli ospiti possono uscire e rientrare in ogni momento, non ha il personale in grado di gestirlo, non è nelle loro competenze».

«Fanno accoglienza, non ci sono medici, né infermieri specializzati. Adesso, su mia insistenza, uno di loro proverà a stargli il più possibile accanto, per tentare di evitare che faccia di nuovo questa follia». 

Ma lo fa per vedere se così facendo il problema si riesca a risolvere, ma non perché sia investito di un ruolo di tutor che, in questo caso, non è previsto.

Intanto che la macchina pubblica cerca una non facile soluzione, chi viaggia sulla Scansanese cerchi di non correre troppo.

Perché dietro una curva ci può essere quest’uomo sdraiato. Che chiede due spiccioli, raccontando una storia non vera.

 

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