Separazione delle carriere, referendum e slogan: perché serve un confronto laico | MaremmaOggi Skip to content

Separazione delle carriere, referendum e slogan: perché serve un confronto laico

L’opinione dell’avvocato Domenico Rechichi: «Tra comitati per il No, slogan fuorvianti e appartenenze politiche, il dibattito sul referendum rischia di perdere di vista il merito della riforma»
Referendum, l’opinione dell’avvocato Domenico Rechichi

GROSSETO. Il dibattito sul referendum per la riforma della giustizia si fa sempre più serrato. E proprio tra i sostenitori del sì e del no, si inserisce l’avvocato Domenico Rechichi che ha una propria opinione sulla questione. 

«Leggo in questi giorni della nascita di comitati per il No al referendum, accompagnata da prese di posizione e riferimenti che appaiono, a dir poco, fuorvianti – dice – L’approccio a una riforma costituzionale di questa portata dovrebbe essere laico, razionale e non ideologizzato, cioè libero da pregiudizi politici. Mi rendo conto, tuttavia, che nel Paese di oggi questo obiettivo appare quasi utopistico.

Di fatto, l’espressione di un orientamento, favorevole o contrario, viene immediatamente letta come adesione a uno schieramento politico, quando invece si dovrebbe discutere nel merito delle norme. Un corto circuito che rappresenta quanto di più sbagliato possa esserci in un confronto pubblico maturo.

A ciò si aggiunge un altro elemento critico: la formazione di comitati promossi spesso da persone prive di competenze giuridiche, ma fortemente caratterizzate da un’appartenenza politica. Da qui la diffusione di slogan facili quanto banali, come «Nessuno al di sopra della legge», affermazione talmente ovvia da risultare priva di reale contenuto argomentativo».

Cosa cambia davvero con la separazione delle carriere

«Provando a non cadere nella trappola dell’ideologizzazione, è necessario chiarire alcuni punti – prosegue l’avvocato Rechichi – La cosiddetta separazione delle carriere dei magistrati non incide sui tempi della giustizia, che resteranno, purtroppo, invariati. Attribuirle questo effetto è semplicemente scorretto.

La riforma, invece, dà finalmente piena attuazione all’articolo 111 della Costituzione, modificato nel 1999 anche con il voto favorevole della sinistra parlamentare, che ha introdotto il principio del giusto processo davanti a un giudice terzo, chiamato a decidere nel contraddittorio tra accusa e difesa poste sullo stesso piano.

Un principio che, nei fatti, oggi appare solo parzialmente realizzato».

Indipendenza della magistratura: uno spauracchio senza fondamento

«Un altro argomento ricorrente nel dibattito riguarda il rischio di una sottomissione del pubblico ministero al potere politico. Anche qui, è bene fare chiarezza – aggiunge – L’articolo 108 della Costituzione, che garantisce l’indipendenza della magistratura, con esplicito riferimento al pubblico ministero, non viene minimamente toccato dalla riforma. La paventata perdita di autonomia del pm appare dunque priva di fondamento giuridico.

La storia, peraltro, insegna che l’unicità della carriera non ha mai rappresentato una garanzia assoluta: durante il fascismo, infatti, la comunanza di carriera non impedì certo la sottomissione dei pm al potere politico.

Csm, correnti e prestigio della magistratura

«La riforma del Consiglio superiore della magistratura potrebbe inoltre rappresentare, auspicabilmente, un argine al sistema delle correnti, che negli ultimi anni ha minato in modo profondo il prestigio della magistratura – dice l’avvocato Domenico Rechichi – Un’istituzione fondamentale in ogni democrazia, la cui indipendenza non deve essere messa in discussione, ma che proprio per questo necessita di regole più trasparenti e credibili. Anche in questo caso, però, il tema non dovrebbe essere confuso o strumentalizzato nel dibattito referendario».

Un appello al confronto razionale

«Cerchiamo allora di riportare il confronto sul piano del diritto – auspica l’avvocato – sottraendolo agli slogan e alle semplificazioni della politica.

Il ruolo della libera informazione può e deve essere quello di aiutare i cittadini a ragionare, a comprendere, e infine a decidere come votare senza farsi condizionare da messaggi fallaci o ideologici.

Solo così un referendum può diventare davvero uno strumento di democrazia consapevole, e non l’ennesimo terreno di scontro tra tifoserie contrapposte».

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