«Sei sangue marcio, devi morire come tua madre»: ex poliziotto violento condannato | MaremmaOggi Skip to content

«Sei sangue marcio, devi morire come tua madre»: ex poliziotto violento condannato

Per 12 anni ha maltrattato l’ex moglie e il loro figlio: il bambino aveva paura a tornare a casa dal padre che lo minacciava di morte. Quando non riusciva a fare i compiti, lo picchiava: sconterà due anni con la sospensione condizionale
L’aula gup del tribunale di Grosseto

GROSSETO. Dodici anni di maltrattamenti e soprusi, di minacce, botte e reazioni aggressive. Non solo nei confronti della moglie, diventata poi ex, ma anche e soprattutto in quelli del figlio minorenne. Costretto spesso ad andare al bar a comprare il vino per il babbo o ad accompagnarlo nei locali fino a tardi. Costretto a sentirsi minacciare di morte, perché «uguale a sua madre» che, dopo 4 anni d’inferno, ha deciso di separarsi.

Ora, il giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci ha condannato un ex poliziotto di 49 anni, a due anni e al pagamento delle spese processuali e al risarcimento di 5.000 euro alla parte civile: dovrà farlo entro due mesi, se vorrà beneficiare della sospensione condizionale. 

L’orrore vissuto dal figlio

Dal 2008 al 2020, madre e figlio sono stati picchiati, umiliati e minacciati dall’uomo. Atteggiamenti questi che il 49enne aveva tenuto, dopo la separazione, soprattutto nei confronti del figlio, vera vittima di tutta questa triste vicenda. 

Il bambino, preso per i capelli e picchiato, offeso e denigrato, era stato negli anni anche minacciato di morte dal padre. «Non riuscirai a portarmelo via, puzzolente che non sei altro, sei sangue marcio, devi morire come quella tr… della tua mamma. Forse non hai capito che questa storia finisce con il coltello alla gola», è uno dei messaggi che l’uomo gli ha mandato. 

Il bambino dopo la separazione era rimasto a vivere con il padre. Ma dal 2020, la situazione era precipitata, tanto che ogni volta che andava dalla mamma, non voleva più tornare a casa. Suo padre beveva molto, spesso era ubriaco e lui aveva paura.  

Il 12 dicembre del 2020, il ragazzino aveva deciso di restare dalla mamma e l’uomo era andato su tutte le furie: «Lo sai che domani saranno dolori tuoi? – gli aveva scritto – Ti spezzo, ti spacco dalle legnate». E ancora: «Devi morire come la bastarda della tua zia, dovete morire tutti di tumore. Questa storia finisce con il coltello alla gola, quando vedrò i tuoi occhi che stramazzano e saranno increduli perché non crederanno che finirà così». 

Dopo questi messaggi, la donna si è decisa a denunciarlo. 

Il bambino in lacrime davanti al giudice

Il figlio della coppia è stato sentito in tribunale e al giudice ha raccontato l’orrore vissuto per anni. Lo ha fatto piangendo, raccontando anche che una volta suo padre lo aveva minacciato con un coltello, dicendo che prima avrebbe ammazzato lui, poi sua madre

Costretto ad alzarsi da solo, ad andare a scuola da solo, quando il bambino tornava a casa a pranzo spesso non trovava suo padre ed era costretto a mangiare tardi. Dopo i compiti, nel pomeriggio, doveva andare al bar a prendere il vino per l’uomo. Il ragazzino ha anche raccontato che non riusciva a fare i compiti e che per questo veniva picchiato. «Mi picchiava – ha raccontato al giudice Compagnucci – però un po’ ci aveva ragione perché comunque non sapevo molte cose». 

Il ragazzino era arrivato anche a trovare giustificazioni al comportamento violento del padre. Comportamento che lo aveva fatto scoppiare a piangere, a scuola, e a dire a un’insegnante: «Non sa cosa sto vivendo in questo periodo». 

Ubriacarsi è un aggravante

L’avvocato Riccardo Lottini, difensore del 49enne, ha chiesto che l’ex poliziotto fosse sottoposto a perizia psichiatrica. Il consulente, lo psicologo Osvaldo Chimenti, ha accertato che l’uomo è capace di intendere e volere. E che la sua ubriachezza era abituale e non cronica. Quindi, è un’aggravante del reato commesso nei confronti dell’ex moglie e del figlio, ovvero quello di maltrattamenti in famiglia. 

«Dal racconto fatto dal figlio – scrive il giudice – il padre non versava in uno stato cronico di ubriachezza tale da escludergli la capacità di intendere e volere, visto che lo accompagnava agli allenamenti, fermandosi anche con gli altri genitori, così come, in qualche occasione, lo aiutava a fare i compiti». 

Per questo, il giudice ha riconosciuto l’aggravante dell’ubriachezza e lo ha condannato. 

 

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