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Scontri di Pisa: «La responsabilità è della politica»

L’opinione dei segretari Silp Colapietro e Fabbrini: «Non si possono mettere in croce solo i poliziotti, gli input quando si tratta di ordine pubblico arrivano dalla politica»
Gli scontri di Pisa e, nel cerchio, il segretario Pietro Colapietro

GROSSETO. Sugli scontri di Pisa, dove gli studenti che stavano partecipando a una manifestazione contro la guerra in Palestina sono stati presi a manganellate, interviene il segretario nazionale Silp Cgil Pietro Colapietro. Un pensiero, quello del segretario del sindacato dei lavoratori della polizia, condiviso anche dal segretario provinciale Stefano Fabbrini.

La politica deve rispondere

«Gli scontri avvenuti a Pisa, così come quelli occorsi in altre città italiane recentemente, impongono una riflessione seria per chi come me, poliziotto e sindacalista democratico, crede fermamente nel ruolo esercitato dalle lavoratrici e dai lavoratori in divisa a tutela dei principi di democrazia e legalità, costituzionalmente garantiti.

Le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, garante e difensore della nostra Carta, non lasciano spazio a interpretazioni e chiamano in causa la politica. Da questo punto di vista, condivido e sposo l’iniziativa del segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha chiesto un incontro al ministro Piantedosi, esprimendo disapprovazione e preoccupazione democratica dopo ciò che è avvenuto. Sono i sentimenti che ho provato e provo anche io nel vedere e rivedere quelle immagini.

Perché non si può pensare di risolvere il problema mettendo in croce solo e soltanto gli operatori di polizia che, come denunciamo da tempo, sono pochi, con un’età media alta, costretti a molte ore di lavoro senza neppure avere gli straordinari pagati e senza avere quelle necessarie attenzioni in termini di formazione, organizzazione del lavoro e benessere del personale.

Ci sono delle precise responsabilità politiche quando si parla di ordine pubblico perché gli input arrivano dalla politica e poi la polizia e le forze dell’ordine devono metterli tecnicamente in pratica. Un connubio non sempre semplice e quasi sempre complesso. Essere dalla parte dei colleghi significa non esasperare le tendenze corporative, ma lavorare per superare gli errori fatti e operare sempre al meglio. La politica non deve esacerbare gli animi ma favorire il dialogo e il confronto evitando scelte securitarie,  le quali rischiano di portare a situazioni come quella accaduta a Pisa».

 

 

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