Il Savoia Cavalleria celebra gli eroi di Isbuschenskij | MaremmaOggi Skip to content

Il Savoia Cavalleria celebra gli eroi di Isbuschenskij

Il Savoia Cavalleria celebra gli eroi di Isbuschenskij. I cavalieri paracadutisti hanno reso omaggio ai protagonisti a 83 anni dalla vittoria in Russia, avvenuta il 24 agosto del 1942
I Savoia Cavalleria hanno celebrato gli eroi di Isbuschenskij
I Savoia Cavalleria hanno celebrato gli eroi di Isbuschenskij

GROSSETO. Il Savoia Cavalleria ha commemorato gli eroi di Isbuschenskij, a distanza di 83 anni dalla vittoriosa “carica” in Russia, avvenuta il 24 agosto del 1942.

Alla cerimonia tante autorità

Presenti le autorità locali e il comandante della Brigata paracadutisti “Folgore”, Generale di Brigata Federico Bernacca, con i cavalieri paracadutisti del Reggimento Savoia Cavalleria che hanno reso omaggio a chi, prima di loro, ha servito con fedeltà, coraggio e sprezzo del pericolo l’antico stendardo, decorato con la Medaglia d’oro al valor militare per quell’epico atto eroico.

Il comandante Di Spirito: «Camminare sulle loro orme»

«È fatto obbligo a tutti noi, a cui il fato ha riservato l’onore di vestire gli stessi colori di quegli eroi – ha detto Il 107esimo comandante dei Savoia, Colonnello Giandomenico Di Spirito – ricordare ogni giorno l’impresa che ha portato a scrivere ulteriori pagine di storia sotto il nome di Savoia Cavalleria e, ricordando quei fieri cavalieri che in arcioni o appiedati tra i girasoli di quota 213,5 seppero dominare l’umana paura ed ebbero la meglio sul nemico, sentire sulle nostre spalle il peso del loro sacrificio, la responsabilità che ne deriva e il privilegio di camminare sulle loro orme».

A testimonianza tangibile della stima e dell’affetto per il reggimento erano presenti le rappresentanze delle associazioni “Paracadutisti d’Italia” e “Arma di Cavalleria”, quest’ultima con il proprio medagliere nazionale.

Inoltre, per ricordare i 30 anni dall’arrivo del reparto in Maremma, l’Anac di Grosseto ha organizzato una conferenza presso il Teatro degli Industri. Provenendo dalla sede di Merano (Bz), che occupava dal 1957 infatti, Savoia Cavalleria il 7 ottobre 1995 prese il posto del disciolto reggimento “Lancieri di Firenze” (9°) nella caserma intitolata al Generale Beraudo di Pralormo.

La storia del Savoia Cavalleria

Ecco una scheda sintetica, a punti, sulla storia del Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°):

  • 1692 – Fondazione a Fossano (Piemonte) come “Dragoni di Savoia”, per volontà del duca Vittorio Amedeo II.

  • 1701-1713 – Partecipa alla Guerra di Successione Spagnola, distinguendosi nelle battaglie di Torino (1706) e Villafranca.

  • 1796-1814 – Sciolto e ricostituito più volte durante le guerre napoleoniche; riorganizzato come cavalleria leggera del Regno di Sardegna.

  • XIX secolo – Impiegato nelle campagne risorgimentali (1848-1861), partecipa alle guerre d’indipendenza italiane.

  • Prima Guerra Mondiale – Combatte sul fronte italiano, soprattutto in azioni di cavalleria esplorativa e in trincea come fanteria a cavallo.

  • Seconda Guerra Mondiale – Celebre la carica di Isbuscenskij (24 agosto 1942, fronte russo), una delle ultime grandi cariche di cavalleria della storia militare europea, conclusa con successo contro la fanteria sovietica.

  • Dopoguerra – Rientra in Italia, trasformato gradualmente in unità corazzata, mantenendo però tradizioni e insegne della cavalleria.

  • Dal 1992 – Viene stanziato a Grosseto, in Maremma, come Reggimento “Savoia Cavalleria” (3°), inquadrato oggi nella Brigata Paracadutisti “Folgore”.

  • Oggi – È un reparto moderno, dotato di veicoli blindati leggeri e mezzi esploranti, che partecipa a missioni in Italia e all’estero (Balcani, Afghanistan, Libano, ecc.), mantenendo vive le tradizioni della cavalleria sabauda.

La carica di Isbuscenskij

Il 24 agosto 1942, nella vasta steppa russa lungo il fiume Don, il reggimento “Savoia Cavalleria” si trovò davanti a un nemico soverchiante: oltre duemila fanti sovietici in avanzata. A difendere il fianco del Corpo d’Armata alpino c’erano poco più di 600 cavalieri italiani.

Il colonnello Alessandro Bettoni Cazzago, al comando del reparto, prese una decisione che sembrava appartenere al passato: ordinò la carica a cavallo. I cavalieri avanzarono al galoppo, sciabola in pugno, sostenuti dal fuoco di mitragliatrici e mortai.

L’assalto colse di sorpresa i soldati russi, costretti alla ritirata. Il bilancio parlò chiaro: centinaia di caduti e prigionieri tra le file sovietiche, contro poche decine di perdite italiane.

Quella di Isbuscenskij rimase nella storia come una delle ultime grandi cariche di cavalleria in Europa, un episodio che ancora oggi il “Savoia Cavalleria” custodisce come simbolo del proprio valore e della propria tradizione.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su

Articoli correlati