GROSSETO. Ci sono persone che indossano una divisa per lavoro e altre che riescono a trasformarla in una missione. Fabio Bisti apparteneva alla seconda categoria.
La città oggi piange uno dei suoi poliziotti più conosciuti e stimati. Bisti è morto nella serata di martedì 10 giugno nella struttura Anni Azzurri, dove negli ultimi tempi era stato accolto a causa dell’aggravarsi di una grave malattia neurodegenerativa che non gli aveva lasciato scampo.
Aveva soltanto 63 anni.
La notizia della sua scomparsa si è diffusa rapidamente tra colleghi, amici e conoscenti, suscitando un’ondata di commozione. Per molti grossetani Fabio non era soltanto un agente della polizia di Stato: era un volto familiare, una presenza rassicurante, una persona capace di instaurare un rapporto umano con chiunque incontrasse durante il servizio.
Una vita in polizia iniziata nel 1988
La sua carriera era iniziata nel giugno del 1988, quando era entrato nella polizia di Stato. Dopo il corso alla scuola allievi agenti di Piacenza, era stato assegnato prima alla questura di Livorno e successivamente al commissariato di Piombino.
Nel 1993 era arrivato a Grosseto, una città che sarebbe diventata la sua casa professionale e umana.
Qui ha prestato servizio in alcuni degli uffici più importanti della questura: dalle Volanti alla squadra mobile, passando per la Digos, sempre con quella disponibilità e quella capacità di ascolto che i colleghi ricordano ancora oggi.
Il volto del poliziotto di quartiere
Molti grossetani hanno imparato a conoscerlo soprattutto quando è stato assegnato al neonato servizio del poliziotto di quartiere.
Per circa cinque anni Fabio Bisti è stato uno dei punti di riferimento della città. Un ruolo che interpretava nel modo più autentico possibile: camminando tra le persone, ascoltando i problemi, raccogliendo segnalazioni e costruendo quel rapporto di fiducia che rappresentava il vero spirito del servizio.
Era il poliziotto che salutava tutti, che conosceva le famiglie, i commercianti, gli anziani e i ragazzi del quartiere.
Un modo di fare polizia che gli aveva fatto guadagnare stima e affetto ben oltre i confini della questura.
Successivamente aveva prestato servizio all’ufficio Pasi, per poi essere assegnato ai servizi interni fino al congedo avvenuto nel 2020, dopo oltre trent’anni di attività.
La malattia arrivata dopo il pensionamento
Proprio quando si preparava a vivere una nuova fase della sua vita, lontano dai turni e dagli impegni di servizio, è arrivata la malattia.
I primi segnali si sono manifestati dopo il pensionamento e, con il passare degli anni, la patologia neurodegenerativa ha progressivamente limitato la sua autonomia. Una battaglia lunga e difficile, affrontata con la discrezione che aveva sempre contraddistinto il suo carattere e con il sorriso che sul suo volto non si è mai spento.
Negli ultimi tempi era ospite della struttura Anni Azzurri, dove si è spento martedì sera.
L’amore per le moto e il ciclismo
Fuori dal lavoro Fabio coltivava passioni che lo accompagnavano da sempre.
Era un grande motociclista, innamorato delle due ruote e dei viaggi. Per un periodo aveva posseduto anche un sidecar, mezzo che rappresentava perfettamente il suo spirito libero e la voglia di stare in compagnia.
Amava inoltre il ciclismo, altra grande passione che gli aveva regalato amicizie e momenti indimenticabili.
Il dolore delle figlie e dei colleghi
A piangerlo oggi sono soprattutto le sue due figlie, Elisa ed Elena, alle quali era profondamente legato. Con loro soffrono gli amici di una vita, gli ex colleghi della questura e tutte le persone che nel corso degli anni hanno avuto la fortuna di incontrarlo.
Perché Fabio Bisti non lascia soltanto il ricordo di una lunga carriera nella polizia di Stato.
Lascia il ricordo di un uomo gentile, disponibile, sempre pronto ad aiutare gli altri. Uno di quei servitori dello Stato che hanno saputo svolgere il proprio lavoro senza clamore, ma lasciando un segno profondo nelle persone.
E forse è proprio questo il lascito più bello: essere ricordato non soltanto per la divisa che ha indossato per oltre trent’anni, ma per l’umanità con cui l’ha portata.
La salma di Fabio è all’obitorio del cimitero della Misericordia, dove venerdì 12 giugno, alle 15.30, saranno celebrati i funerali nella cappella.