GROSSETO. Non una semplice questione di decoro urbano, ma un problema che incide direttamente sui diritti fondamentali delle persone. È netta la posizione del Coordinamento nazionale docenti della disciplina dei diritti umani (Cnddu) sulla situazione segnalata dal Diego Montani, garante della disabilità del Comune di Grosseto, in merito alla presenza di rifiuti ingombranti abbandonati sui marciapiedi di via Aquileia.
A intervenire è il presidente del Coordinamento, Pesavento, che sottolinea come l’occupazione degli spazi pedonali rappresenti una barriera concreta per le persone con disabilità motorie o sensoriali.
«Il marciapiede è spazio di libertà , non di esclusione»
«Non siamo di fronte a una mera questione di decoro urbano, ma a un problema che incide direttamente sulla sostanza dei diritti umani. Il marciapiede è uno spazio di libertà e sicurezza, un’infrastruttura invisibile che consente a tutti di muoversi in autonomia», afferma Pesavento.
Per una persona con disabilità , quell’autonomia non è un dettaglio: «È dignità , è partecipazione, è possibilità concreta di vivere la città ». La presenza di mobili, materassi o elettrodomestici lasciati sui marciapiedi, anche se in attesa di ritiro regolarmente prenotato, costringe spesso a deviazioni pericolose e trasmette «un messaggio implicito di esclusione».
Prenotare il ritiro non autorizza l’occupazione dei marciapiedi
Il Coordinamento chiarisce un punto fondamentale: «La prenotazione del ritiro non autorizza l’occupazione della zona pedonale. La legalità non è un’opinione e l’accessibilità non è un optional».
Secondo il Cnddu, in assenza di controlli concreti ed efficienti, di una vigilanza sistematica e di un’applicazione coerente delle sanzioni, i principi restano sulla carta, mentre «le persone più fragili affrontano quotidianamente ostacoli evitabili». Da qui la richiesta di un rafforzamento deciso delle azioni di monitoraggio e di una chiara assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti.
Il ruolo della scuola e della responsabilità culturale
Accanto al dovere del controllo, Pesavento richiama anche una responsabilità culturale che «non può essere elusa». «La scuola rappresenta il primo presidio educativo in cui si forma la coscienza civica delle nuove generazioni», spiega.
Parlare di diritti umani non può restare confinato alla teoria, ma deve tradursi in esperienze e percorsi capaci di mostrare come «un gesto apparentemente banale possa incidere sulla vita concreta di un’altra persona». Educare alla cura dello spazio pubblico significa, secondo il Coordinamento, educare alla cura dell’altro.
«L’accessibilità misura la qualità democratica di una città »
Il Cnddu ribadisce infine che l’accessibilità è «una misura della qualità democratica di una comunità ».
«Una città che tollera ostacoli evitabili sui marciapiedi è una città che indebolisce la propria coesione sociale», conclude Pesavento.



