GROSSETO. Domenica 22 marzo e lunedì 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati a votare per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, una consultazione che riguarda il funzionamento della magistratura e il modo in cui vengono organizzati giudici e pubblici ministeri.
Il quesito può sembrare tecnico, ma in realtà tocca un punto molto concreto: oggi giudici e pubblici ministeri appartengono allo stesso ordine professionale, mentre con la riforma verrebbero separati in modo netto.
In pratica:
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il giudice è colui che decide la sentenza
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il pubblico ministero è colui che sostiene l’accusa nei processi penali
Attualmente fanno parte dello stesso sistema e seguono una carriera comune, anche se svolgono ruoli diversi.
Se al referendum vincerà il sì, le due carriere diventeranno separate fin dall’inizio: chi sceglie di fare il giudice resterà giudice, chi sceglie di fare il pubblico ministero resterà pubblico ministero.
Non sarà più possibile passare facilmente da un ruolo all’altro nel corso della carriera.
Cosa cambia concretamente se vince il sì
La riforma prevede soprattutto tre cambiamenti:
1. Carriere separate
Giudici e pubblici ministeri avranno percorsi distinti fin dall’ingresso in magistratura.
2. Due organi di autogoverno diversi
Oggi esiste un solo Consiglio superiore della magistratura.
Con la riforma ne nascerebbero due:
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uno per i giudici
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uno per i pubblici ministeri
3. Nuove regole disciplinari
Verrà introdotto un sistema autonomo per valutare eventuali responsabilità disciplinari dei magistrati.
Perché chi sostiene il sì ritiene importante questa riforma
Chi considera positiva la riforma mette al centro soprattutto il principio di imparzialità del giudice.
Le ragioni principali del sì
• Il giudice appare più distante dall’accusa
Separando le carriere, il giudice viene percepito come ancora più indipendente rispetto al pubblico ministero.
• Si rafforza l’equilibrio nel processo
Nel processo penale ci sono accusa e difesa: chi sostiene il sì ritiene che il giudice debba essere completamente separato da entrambe.
• Ruoli più chiari
Due professioni diverse, due percorsi diversi, due responsabilità diverse.
• Modello simile ad altri Paesi europei
Molti sistemi giudiziari stranieri hanno già una distinzione netta tra giudice e accusa.
Perché chi è contrario teme effetti negativi
Chi critica la riforma non mette in discussione il bisogno di migliorare la giustizia, ma teme che questo intervento non risolva i problemi reali.
Le ragioni principali del no
• Il rischio è indebolire il pubblico ministero
Separando i ruoli, secondo alcuni il pm potrebbe diventare meno autonomo.
• La giustizia lenta non cambia
La riforma non interviene su processi lunghi, carenza di personale o uffici in difficoltà.
• Si aumenta la complessità del sistema
Due strutture separate possono significare più costi e più burocrazia.
• L’attuale sistema già distingue i ruoli
Pur appartenendo allo stesso ordine, giudici e pm già oggi svolgono funzioni diverse e regolamentate.
Una scelta che riguarda il modello di giustizia
Il referendum non riguarda singoli processi o casi giudiziari, ma il modello generale della giustizia italiana.
Chi voterà dovrà scegliere se mantenere l’attuale sistema oppure introdurre una separazione più netta tra chi giudica e chi accusa.
È una decisione costituzionale, quindi destinata a incidere nel lungo periodo.
Quando si vota
Domenica 22 marzo 2026
dalle 7 alle 23
Lunedì 23 marzo 2026
dalle 7 alle 15
Non è previsto quorum: il risultato sarà valido qualunque sia l’affluenza.



