GROSSETO. A pochi giorni dal referendum giustizia del 22 e 23 marzo, arriva la presa di posizione di trenta avvocati del foro di Grosseto, che invitano a votare No alla riforma dell’ordinamento giudiziario.
In un documento firmato da numerosi professionisti, i legali spiegano le ragioni della loro contrarietà , sostenendo che la riforma non affronti i problemi reali della giustizia italiana.
«Crediamo che tale riforma non serva a porre rimedio ai problemi che affliggono la giustizia: non si toccano, ad esempio, i tempi dei processi, la cronica mancanza di personale e l’informatizzazione dei procedimenti».
«La riforma non interviene sulle vere emergenze della giustizia»
Secondo i firmatari, il testo sottoposto a referendum modifica aspetti costituzionali importanti senza incidere sulle criticità quotidiane del sistema giudiziario.
Gli avvocati sottolineano che la riforma arriva in un momento di forte tensione istituzionale.
«Questa consistente riforma della Costituzione viene proposta nel momento in cui si registra il più aspro contrasto tra una parte politica e la magistratura, fatta oggetto di attacchi pesantissimi e generalizzati».
Il timore di uno squilibrio tra i poteri dello Stato
Uno dei punti centrali del documento riguarda il rapporto tra politica e magistratura.
«Come cittadini, prima ancora che come operatori del diritto, siamo convinti che il confronto tra organi costituzionali debba rispettare i ruoli istituzionali, senza che un potere dello Stato cerchi di fomentare sospetti sull’operato dell’altro».
Secondo i legali grossetani, il rischio è quello di indebolire il principio della tripartizione dei poteri.
«Questa riforma ha la finalità palese di ridimensionare, invece che attuare, istituti democratici che nella visione dei costituenti dovevano creare un perdurante equilibrio tra i diversi poteri dello Stato».
Pubblico ministero e Csm, le critiche degli avvocati
Nel documento si affronta anche il tema del pubblico ministero e della nuova organizzazione del Consiglio superiore della magistratura.
Secondo i firmatari, la riforma potrebbe modificare profondamente il ruolo del pm.
«Si avvia una progressiva uscita del pubblico ministero dal suo ruolo all’interno della giurisdizione – scrivono – trasformandolo in un soggetto che potrebbe avere come unica funzione la supervisione della polizia giudiziaria».
Critiche anche al meccanismo del sorteggio per i componenti del Csm.
«Si introduce un meccanismo apparentemente bizzarro, come quello dell’estrazione a sorte dei membri del Csm, che avrà come unico effetto quello di favorire la componente laica preselezionata dal potere politico».
«Il nuovo processo penale già garantisce il giusto processo»
Gli avvocati ricordano che il sistema processuale penale, riformato nel 1988, garantisce già la terzietà del giudice.
«Il nuovo processo penale nella sua attuale struttura garantisce al giudice una posizione di terzietà assoluta rispetto al pubblico ministero, all’imputato e alla parte civile».
L’appello finale: «Votare No per difendere la Costituzione»
La conclusione del documento è netta. «Riteniamo sia indispensabile votare No a questo referendum, consapevoli dei danni che una riforma del genere potrà arrecare anche a breve termine sul futuro democratico del nostro Paese».
E ancora:
«Il nostro è un No a difesa dei valori della Costituzione, contro una riforma inutile e punitiva, densa di ombre e incognite».
I firmatari del documento
Il documento è sottoscritto da: Sandro Bartalini, Andrea Bartalucci, Leonardo Befi, Grazia Bessi, Roberto Burzi, Anna Caivano, Lucia Capaccioli, Enrico Cavalletto, Massimo Ceciarini, Paolo Ceciarini, Roberta Celata, Elisa Costantini Giannetti, Carlo De Martis, Cristina De Masi, Elisabetta Fortunati, Daniele Falagiani, Luciano Giorgi, Francesco Giorgi, Giovanni Gori, Valentina Guerriero, Claudio Marconi, Marco Meconcelli, Luca Montemaggi, Giuliana Romualdi, Lucia Pinto, Paola Pippi, Alice Procopio, Lucia Rossi, Christian Sensi, Anna Teglielli.



