Quando gli Eurofighter tagliano il cielo di Grosseto: il 4° Stormo compie 95 anni | MaremmaOggi Skip to content

Quando gli Eurofighter tagliano il cielo di Grosseto: il 4° Stormo compie 95 anni

Dal 1931 a oggi, la storia del reparto simbolo dell’Aeronautica militare: «Difendiamo l’Italia 24 ore su 24, in silenzio». Il comandante Davide Dentamaro racconta l’anima dello stormo tra tradizione, missioni Nato, addestramento e legame indissolubile con la Maremma
Il comandante Davide Dentamaro al posto di comando dell’Efa

GROSSETO. Il cavallino rampante accoglie chi arriva sulla Castiglionese. È lì, alla rotonda che accompagna verso il mare, a ricordare che Grosseto non è soltanto una città di Maremma: è anche una città d’ali, motori e cieli sorvegliati. Poco più avanti, sul lungomare di Marina, c’è il suo “fratello maggiore”, quasi a tracciare una linea invisibile tra la terra, il cielo e il mare.


 


È il simbolo del 4° Stormo dell’Aeronautica Militare, uno dei reparti più prestigiosi d’Italia, che il primo giugno celebra novantacinque anni di storia. Novantacinque anni di missioni, di guerre attraversate, di rivoluzioni tecnologiche, di piloti diventati leggenda. E soprattutto di uomini e donne che, giorno e notte, lavorano nel silenzio.

 

 
 
 
 
 
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A Grosseto il 4° Stormo non è mai stato soltanto una base militare. È una presenza costante. Lo è quando gli Eurofighter squarciano il cielo sopra la città. Lo è quando si incontrano i militari in divisa tra le vie del centro, in occasione di celebrazioni e manifestazioni pubbliche. Lo è ancora di più quando nessuno li vede e, nel silenzio assoluto, difendono i cieli italiani e quelli dell’Alleanza Atlantica.

Per anni sono stati chiamati “i poliziotti del cielo”. Ma la definizione, oggi, sta stretta.

«Qui si respira qualcosa di sacro»

Il colonnello Davide Dentamaro guida il reparto da poco più di un anno. E quando racconta il suo arrivo a Grosseto, le sue parole hanno il peso di chi sente di essere entrato in un luogo speciale.

Il colonnello pilota Davide Dentamaro

«Guidare il 4° Stormo è qualcosa di unico. E farlo qui, a Grosseto, lo è ancora di più», dice. «Tantissimi ex comandanti, dopo aver terminato il servizio, hanno scelto di restare a vivere in città. È un posto straordinariamente vivibile».

Dentamaro conosceva già Grosseto. Qui aveva fatto la transizione sull’Eurofighter quando era al 51° Stormo, al 20° Gruppo.

«Quando arrivai per la prima volta – racconta – non sapevo nemmeno dove fosse l’ufficio del comandante. Tornare qui oggi, da comandante, per me ha un significato profondo – spiega – Io sono credente e penso che il destino mi abbia riportato su questa strada».

Ma c’è soprattutto un aspetto che lo ha colpito più di ogni altro: il rapporto tra lo stormo e il territorio. «Ho percepito immediatamente legami viscerali, indissolubili – aggiunge – Ogni persona che incontri qui ha una storia collegata al 4° Stormo: un familiare, un ricordo, una collaborazione, un ringraziamento. È qualcosa che si respira subito».

Poi si ferma un istante. E racconta ciò che ha provato entrando nell’ufficio comando.

«C’è una sacralità incredibile. Non ci sono fotografie personali, ricordi privati, cornici moderne. È quasi un museo. Ogni muro trasuda storia e tradizione».

Il reparto che non dorme mai

Il volto più visibile del 4° Stormo sono gli Eurofighter. Ma il lavoro vero avviene lontano dagli occhi della gente.

«Non va dimenticato quello che lo stormo fa quotidianamente in silenzio», spiega Dentamaro. «Difendiamo lo spazio aereo nazionale e quello dell’Alleanza Atlantica ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno».

Una missione continua. Senza pause.

Piloti, specialisti, manutentori e personale operativo vivono in una costante condizione di allerta. Pronti a decollare in pochi minuti.

«È la missione primaria dell’Aeronautica militare e del nostro reparto. E lo facciamo qui a Grosseto, ma anche fuori dai confini italiani, quando ci viene richiesto dalla Nato».

Negli ultimi anni gli uomini e le donne del 4° Stormo sono stati impegnati soprattutto nella difesa dei cieli dell’Europa orientale e dell’area baltica.

«Lo facciamo senza sbandierarlo – dice il comandante – ma con enorme spirito di sacrificio e altissima professionalità».

La fabbrica dei piloti Eurofighter

Il 4° Stormo non è soltanto difesa aerea. È anche il cuore della formazione dei piloti Eurofighter italiani.

«Uno dei nostri compiti fondamentali è trasformare piloti militari già selezionati in piloti operativi sulla linea Eurofighter», spiega Dentamaro.

Un lavoro enorme, affidato al 20° Gruppo. «Non si tratta semplicemente di insegnare a pilotare un velivolo. Bisogna formare professionisti capaci di affrontare missioni reali, scenari complessi e situazioni operative delicatissime».

Dietro ogni decollo c’è una macchina gigantesca.

«Il pilota è soltanto la punta dell’iceberg», sottolinea il comandante. «A far funzionare davvero questo ingranaggio è il lavoro di squadra».

Lo spirito del 4° Stormo non è mai cambiato

Novantacinque anni significano attraversare quasi un secolo di storia italiana. Il 4° Stormo nasce il primo giugno 1931 a Campoformido. Passa da Gorizia durante la Seconda guerra mondiale, poi da Capodichino e Pratica di Mare, fino ad arrivare stabilmente a Grosseto.

Un Eurofighter al decollo
Un Eurofighter al decollo

Cambia tutto: i velivoli, le tecnologie, gli scenari geopolitici. Ma una cosa, dice Dentamaro, è rimasta identica.

«La “postura” dello stormo non è mai cambiata – dice il comandante Dentamaro – È rimasto immutato il modo di affrontare le sfide».

Il reparto è stato il primo a ricevere l’F-104 e il primo ad accogliere l’Eurofighter. «Ricevere un nuovo velivolo non significa soltanto avere un aereo diverso – spiega – Significa cambiare infrastrutture, logistica, procedure, mentalità. È un salto quantico. E il 4° Stormo ha sempre saputo affrontarlo».

«Più volontari del necessario per i funerali del Papa»: l’aneddoto che racconta lo stormo

C’è un episodio che il comandante usa per spiegare davvero cosa significhi guidare il 4° Stormo. Poco dopo il suo arrivo, per i funerali di papa Francesco, fu necessario predisporre in pochissimo tempo un dispositivo di sicurezza straordinario.

«Era un periodo complicato, un ponte festivo, e io temevo di avere difficoltà nel reperire il personale necessario».

Accadde il contrario. «Dopo poco più di un’ora mi chiamarono dall’ufficio operazioni dicendomi che avevamo più volontari del necessario».

Per Dentamaro è lì che si vede l’anima del reparto. «Questa è l’indole del 4° Stormo. Le tecnologie cambiano, gli scenari cambiano, ma lo spirito resta identico a quello del primo giugno 1931».

Il libro “Vita, voli e volti”: la memoria che diventa solidarietà

Le celebrazioni del 95° anniversario saranno volutamente intime, riservate a chi ha indossato il simbolo del cavallino e agli amici del reparto.

Tra i momenti più importanti ci sarà la presentazione del libro “Vita, voli e volti”, curato dal quarto Stormo ed edito da Stefano Innocenti.

La copertina del libro “Vita, voli e volti”

Un’opera che racconta il 4° Stormo attraverso testimonianze, aneddoti, volti e storie di ieri e di oggi. «Non è un libro didascalico – spiega Dentamaro – ma un racconto umano dello stormo e delle persone che lo hanno costruito».

Parte del ricavato sarà devoluto al progetto benefico Un dono dal cielo 2026 – Aeronautica Militare, iniziativa solidale dedicata agli ospedali pediatrici italiani.

E ci sarà anche spazio per la musica: il musicista Giovanni Lanzini presenterà un brano dedicato a Francesco Baracca e al 95° anniversario del reparto.

Un pezzo di Grosseto che guarda il cielo

Il 4° Stormo è molto più di una base militare. È memoria, identità, appartenenza. È il rombo degli Eurofighter sopra la Maremma. È il cavallino sulla Castiglionese. È il legame costruito in quasi un secolo con Grosseto.

Ed è soprattutto quel lavoro silenzioso che continua ogni giorno, mentre la città vive la sua normalità.

Perché mentre qualcuno passeggia sul lungomare di Marina o attraversa la rotonda del cavallino, sopra le nuvole c’è sempre qualcuno che veglia.

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