Predazioni da lupo: «Inutile rimandare gli abbattimenti» | MaremmaOggi Skip to content

Predazioni da lupo: «Inutile rimandare gli abbattimenti»

Berlato (europarlamentare): «In alcuni paesi europei i lupi vengono abbattuti. In Italia no, si dipinge il regno animale come l’universo di Walt Disney. Ma la natura non è una fiaba»
Sergio Antonio Berlato europarlamentare, durante la conferenza sul lupo
L’europarlamentare Sergio Antonio Berlato (Fdi) all’incontro promosso dal Comitato pastori d’Italia

GROSSETO. L’incontro sulle predazioni ha messo di fronte la politica al settore dell’allevamento. Gli abbattimenti dei lupi, argomento tanto dibattuto e vituperato da alcuni, è stato visto dalla maggioranza dei presenti una delle principali soluzioni per risolvere il problema delle predazioni.

Oggi, 31 ottobre alle 11, ha preso vita un incontro vivace, sentito nel quale la parte politica si è messa al servizio delle migliori speranze dei pastori. Una categoria che, durante gli interventi, non ha mancato di infiammarsi, reduce di questi ultimi anni nei quali si è sentita spesso inascoltata.

L’incontro dal titolo “Danni da predazione, quale futuro all’orizzonte facciamo il punto con la U.E.” è stato promosso dal Comitato pastori d’Italia presieduto da Mirella Pastorelli. Per la parte politica ha ospitato anche Sergio Antonio Berlato (europarlamentare Fdi e presidente dell’Associazione per la cultura Rurale).

«La natura non è una fiaba e il lupo non è un uomo con in pelo»

«Lo Stato deve decidere se sui territori vuole garantire la compatibilità con attività umane e fauna selvatica o meno – ha detto Berlato – La compatibilità si ottiene con la gestione dei problemi. L’articolo 16 della direttiva “habitat” apre all’abbattimento del lupo se c’è incompatibilità con le attività umane. Apre a piani nazionali di controllo e gestione. In Europa i lupi vengono abbattuti. In Italia no, si dipinge il regno animale come l’universo di Walt Disney. Ma la natura non è una fiaba e il lupo non è un essere umano con il pelo».

Berlato, nell’elencare i finanziamenti europei a progetti come il “Life” che si muovono a tutela di specie come quella del lupo, ne elenca le decine di milioni di euro messe in campo dall’Europa. «Tutti questi milioni vanno a essere gestite da lobby interessate ai soldi, più che proteggere il lupo proteggono i “lupisti” – dice l’europarlamentare – Si va a finanziare chi va raccontando il lupo come un cartone animato e parlando di convivenza possibile con i predatori. Persone che rispondono al motto “Se non vi va di convivere con li lupo cambiate mestiere“. Come se avesse più diritti il lupo del pastore».

L’abbattimento è visto come la soluzione più immediata e efficace.  «Per contenere il lupo si prevede il monitoraggio, il censimento della popolazione, serve stabilire quanti un territorio ne può contenere. Poi serve agire. Tutti i lupi in esubero vanno abbattuti. È lo strumento piu efficace».

Berlato: «Il patrimonio faunistico va trattato come un albero da frutto»

Finora tutti gli strumenti sono risultati inefficaci. «Serve buonsenso – ribadisce Berlato – siccome in Italia ce n’è poco, finisce anche per essere inutilizzato. Il patrimonio faunistico deve essere trattato come un albero da frutto. Ha bisogno, non di una campana di vetro, ma di continua manutenzione, compresa la potatura. Solo così potrà dare frutti. Quelle persone che credono che abbiano diritti solo gli animali sono pericolose. Ricordo che saranno qualche migliaio, se il settore dell’allevamento si riunisce, siamo milioni».

«Dalla mia parte cercherò di impegnarmi per dare applicazione all’articolo 16 della direttiva habitat come fanno gli altri paesi europei – conclude – Facciamo ognuno la nostra parte»

Il manifesto dell'incontro
Il manifesto dell’incontro

Tra i partecipanti all’incontro che si è concluso con la presentazione del libro “Lupi e Pastori” (di Gaetano Riviello e Iacopo Nappini) nella parte del mondo politico, ha partecipato anche Francesco Limatola (presidente della Provincia di Grosseto) e Antonfrancesco Vivarelli Colonna (sindaco di Grosseto).

Con loro anche Marco Ferretti (regione Toscana) e Luca Mattioli (della task force lupo della Regione). Tra gli interventi in videoconferenza e dalla platea della sala, il confronto è stato schietto.

«Il problema è il lupo e i predatori, non ci giriamo intorno»

«A distanza di un anno dall’ultimo incontro le aziende stanno chiudendo, nei caseifici manca il latte e i soci sono diminuiti – esordisce Mirella Pastorelli – Se passeggiamo nella Maremma non troviamo più i panorami pittoreschi di qualche anno fa, ma la desolazione».
A rincarare la dose ci pensano alcuni dei pastori presenti in sala. «Non è vero che le reti e i cani salvano la pastorizia. I lupi hanno attaccato le greggi anche dentro ai recinti protetti. Quello che serve oggi è un abbattimento del numero dei predatori dove si pratica pastorizia».

Limatola, dalla sua, difende la bontà della proposta PD, che prevede anch’essa la possibilità degli abbattimenti. «La proposta promossa anche dal parlamentare PD Marco Simiani va nella giusta dimensione – dice Limatola – le predazioni mettono a rischio l’identità di molte realtà territoriali e i pastori devono poter contare sul supporto delle istituzioni».

 

«Abbiamo fatto scioperi, abbiamo fatto di tutto – dice un allevatore in sala – il problema lupo cresce e cala il ricambio generazionale. I giovani se ne vanno dalle campagne. Chiedo alle istituzioni cosa vogliono fare, noi gli abbiamo dato proposte, soluzioni. Ma non è stato fatto nulla».

L’illustrazione dei dati da parte della “Task force lupo” (compresi i numeri Ispra) non delinea la specie come in estinzione: i lupi in Toscana risultano essere poco meno di 550 in totale, divisi sostanzialmente tra lupi solitari e 110 branchi di 4-5 componenti ciascuno.

Il piano lupo per adesso sembra in fase di stallo. «Il problema però non sono le leggi il problema è l’animale – dice il pastore Fernando Tizzi, presente in sala – A Leopoldo II di Lorena gli sono devoto, individuò il problema e lo ridusse, se il problema è il lupo a cosa stiamo girando intorno».

 

«Per anni non c’è mai stato il lupo e tutto funzionava, mi risulta che la biodiversità ci fosse ugualmente e non c’era alcun allarme predatori – dice Tizzi – C’erano milioni di pecore e ora ce ne sono poche migliaia. Il problema lupo è arrivato qui da noi negli anni ’80. Non ce li hanno portati, sono apparsi come fantasmi. Ricordo che inq uel giorno dell’83 trovai le pecore sbranate per la prima volta, una cosa mai vista. Ora che non le ho più i lupi continuano ad arrivare vicino casa in cerca di gatti».

«Sembra ci sia una lotta accanita per distruggere la cultura contadina – conclude Tizzi – che non è rappresentata da un uomo con la zappa sulla spalla, ma ha un profondo valore sociale. Il lupo nel territorio della pastorizia deve essere dichiarato pericoloso, nocivo, e va eradicato. Ci sono dei territori dove non deve starci. Senza fare tanti grafici e studi».

La palla adesso è nelle mani del governo. Il 13 novembre alle 16 è fissato il prossimo incontro che tratterà il tema. Nel frattempo Aldo Giorgio Salvatori (associazione itliana Wildeness) auspica insieme agli allevatori che dalle parole il governo sia capace di passare alla gestione del problema.

Vivarelli Colonna «La volontà politica è chiara, non parlare degli abbattimenti»

Il sindaco Antonfrancesco Vivarelli Colonna, ricorda quanto prima del suo impegno come primo cittadino di Grosseto si sia battuto per anni contro il problema lupo, insieme a Confagricoltura. «La direttiva habitat prevede politiche di traslocazione o abbattimento selettivo – dice Vivarelli Colonna – ricordo che a suo tempo l’onorevole Luca Sani (Pd) portò la questione in commissione parlamentare agricoltura. Pur avendo idee politiche differenti condividevamo l’impegno per il territorio. Fu quasi linciato. Tornò da me e disse “Ce l’ho messa tutta, ma non parliamo più di abbattimenti”».

Antonfrancesco Vivarelli Colonna durante l'intervento
Antonfrancesco Vivarelli Colonna durante il suo intervento

Eppure, la legge esiste. «Ma qualcuno non vuol vedere o fa finta di non vederla – dice Vivarelli Colonna – Si ritiene molto importante la vita del lupo, ma direi che è altrettanto importante quella delle pecore, dalla quale dipendono molte famiglie che con la loro attività tengono in ordine le campagne, senza che intervenga lo stato per fare manutenzione»
«La volontà politica è chiara – conclude – si preferisce tutelare il lupo e non i pastori, dei quali alla fine ci si approfitta, perché è su di loro che ricadono le mancate scelte».

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