FOLLONICA. La questione della sabbia a Pratoranieri non è solo una polemica locale, recentemente portata all’attenzione da da Paolo Dei del gruppo Spiaggia Libera Pratoranieri e da Luigi Bartoloni presidente dell’Associazione Pratoranieri. È un tema complesso che intreccia norme, interventi tecnici e gestione di una risorsa pubblica: la spiaggia.
Negli ultimi mesi il dibattito si è acceso attorno alle operazioni di ripascimento e riprofilazione degli arenili, con cittadini e frequentatori che segnalano cambiamenti evidenti, soprattutto nella spiaggia libera.
Per capire cosa sta succedendo davvero è necessario partire dai documenti ufficiali e dalle regole che disciplinano questi interventi.
Cosa autorizza il decreto regionale 2026
Il riferimento normativo più recente è il decreto regionale 2296 del 9 febbraio 2026, che autorizza le operazioni di ripristino degli arenili lungo il litorale di Follonica
L’intervento riguarda un tratto molto ampio di costa, compreso tra il confine con Piombino e quello con Scarlino, per una lunghezza complessiva di oltre 2,5 chilometri.
Cosa si può fare (e cosa no)
Il decreto stabilisce in modo molto preciso i limiti delle operazioni: la sabbia può essere prelevata dal fondale marino antistante la spiaggia, entro una profondità massima di -1,5 metri, a una distanza non superiore a 75 metri dalla riva, con uno spessore massimo di 30 centimetri e e con un volume massimo di 20 metri cubi per metro lineare.
Il materiale viene poi trasportato e depositato sull’arenile per il ripristino della spiaggia emersa
L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere il profilo della costa e contrastare fenomeni locali di erosione.
Il punto chiave: la sabbia è una risorsa limitata
Uno degli elementi più importanti del decreto è spesso poco evidenziato, ma decisivo: la sabbia è considerata una risorsa limitata e da gestire in modo equilibrato.
Non a caso viene richiesto che il piano operativo sia concordato con Comune e Regione proprio per garantire una distribuzione equa degli interventi lungo tutto il litorale.
Questo significa, in teoria, che gli interventi devono evitare squilibri tra: tratti in concessione e tratti di spiaggia libera.
Come funzionano davvero i ripascimenti
Dal punto di vista tecnico, le operazioni seguono tre fasi: escavazione della sabbia dal fondale, trasporto con mezzi meccanici sulla spiaggia e stendimento e modellazione dell’arenile.
Si tratta quindi di una vera e propria “traslazione” di sedimento, che non crea nuova sabbia ma la sposta all’interno dello stesso sistema costiero.
Ed è proprio qui che nasce il nodo della questione.
Spiaggia libera e stabilimenti: il nodo della distribuzione
Uno degli aspetti più discussi riguarda la distribuzione della sabbia lungo la costa.
Le regole prevedono che i prelievi e i depositi avvengano all’interno di specifici tratti (i cosiddetti “siti”) e senza alterare in modo significativo il profilo naturale della spiaggia.
Tuttavia, le dinamiche reali possono essere molto più complesse.
In presenza di interventi ripetuti nel tempo, infatti, si possono creare differenze evidenti tra spiagge in concessione, spesso più ampie e rialzate e spiagge libere, dove il profilo può risultare più irregolare. Ed è proprio quello che denunciano gruppo e associazione di Pratoranieri. La sabbia verrebbe prelevata dalla zona di spiaggia libera per portarla nelle zone delle concessioni.
LE FOTO DEI LAVORI
Gli effetti sull’ambiente costiero
Oltre alla questione della distribuzione della sabbia, c’è un tema ancora più delicato: quello ambientale.
Il tratto di costa di Follonica è un sistema fragile, caratterizzato da correnti marine che influenzano il movimento dei sedimenti, presenza di vegetazione marina (come la posidonia) e barriere soffolte e strutture, come i pennelli, che modificano la circolazione dell’acqua.
Interventi ripetuti sul fondale e sulla spiaggia possono incidere su questo equilibrio.
Secondo le analisi tecniche disponibili, la combinazione tra barriere sommerse (oltre alle barriere soffolte ci sono i pennelli), escavazioni del fondale e accumulo di materiale organico può portare a fenomeni come la riduzione del ricambio d’acqua, l’aumento della temperatura nei tratti più chiusi e accumulo di sedimenti e vegetazione in decomposizione.
Si tratta di effetti che non sempre sono immediatamente visibili, ma che nel tempo possono incidere sulla qualità dell’ambiente e della fruizione della spiaggia.
Poseidonia e gestione della spiaggia
Un altro tema collegato è quello della gestione della posidonia spiaggiata.
Le norme prevedono diverse possibilità, come il mantenimento in loco, lo spostamento o accumulo e, infine, l’interramento.
Ma anche in questo caso esistono regole precise: il materiale non dovrebbe essere utilizzato per modificare la linea di costa e la sabbia rimossa non dovrebbe essere trasferita altrove.
L’obiettivo è evitare che operazioni di gestione ambientale diventino, di fatto, interventi di movimentazione dei sedimenti non coerenti con le finalità originarie.
Un equilibrio delicato tra turismo e ambiente
Il caso di Pratoranieri mette in evidenza una questione più ampia: come conciliare turismo balneare e tutela ambientale.
Da un lato ci sono esigenze evidenti: mantenere le spiagge fruibili, garantire la sicurezza degli arenili e sostenere l’economia turistica.
Dall’altro lato c’è la necessità di preservare l’equilibrio del sistema costiero, evitare alterazioni permanenti e gestire correttamente una risorsa pubblica.
Il vero tema: gestione e controlli
Alla luce delle norme e delle modalità operative, il punto centrale non è tanto l’esistenza degli interventi, quanto come vengono eseguiti e controllati.
Il decreto firmato dal dirigente regionale Renzo Ricciardi prevede infatti rilievi prima e dopo i lavori, piani operativi dettagliati, monitoraggi delle quantità movimentate e possibilità di sospensione o revoca in caso di criticità.
Ma la reale efficacia di queste misure dipende dalla loro applicazione concreta.
Pratoranieri, una questione aperta
La situazione di Pratoranieri resta quindi una questione aperta.
Da un lato ci sono norme chiare e limiti precisi. Dall’altro c’è una percezione diffusa di cambiamenti significativi nella spiaggia, soprattutto nei tratti liberi.
Il punto di equilibrio tra tutela dell’ambiente, gestione turistica e uso della sabbia non è semplice da raggiungere.
Ma è proprio da qui che passa il futuro della costa. Perché la sabbia, in fondo, non è solo un materiale. È il bene più prezioso della spiaggia.



