Post choc su Instagram: «Arrivano i fascisti col santo manganello» | MaremmaOggi Skip to content

Post choc su Instagram: «Arrivano i fascisti col santo manganello»

Tre ragazzini, tutti minorenni, si fotografano davanti alla sede del Pd in via Emilia e postano l’immagine sui social. I Giovani democratici: «Timore di una deriva violenta tra “tifoserie” politiche»
Il post fascista con la foto ripresa davanti alla sede del circolo Pd in via Emilia
Il post pubblicato su Instagram

GROSSETO. «Merde rosse, adesso viene il bello: arrivano i fascisti col santo manganello». C’è davvero poco bisogno di aggiungere qualcosa alla frase scelta da tre ragazzini, sui 15 anni, per fare da didascalia alla fotografia scattata davanti alla sede del Pd in via Emilia

Il primo da sinistra, anche nel post originale, ha il volto coperto da uno scarabocchio. Gli altri due invece sono perfettamente in posa, a braccia incrociate. Seri in volto, senza nemmeno un accenno di sorriso. 

In posa davanti alla sede del Pd: «Arrivano i fascisti»

La fotografia è comparsa sul profilo di uno dei tre ragazzini venerdì 24 novembre e da quella pagina Instagram ha cominciato a circolare. 

Venerdì sera, fino alle 20,40 nella sede del Pd in via Emilia, c’erano i militanti democratici. La fotografia quindi, è stata scattata più tardi.  

Quello che più colpisce, è l’età dei tre giovani e il linguaggio utilizzato. Così come il richiamo all’uso del manganello. Oltre, ovviamente, ai 24 mi piace collezionati. Sempre troppi.

Un post, quello pubblicato su Instagram, che ha cominciato a circolare e che è arrivato anche sui cellulari dei Giovani democratici, che proprio venerdì sera, prima che le luci nella sede del Pd si spegnessero, erano là dentro. 

Giovani democratici: «Timore di una deriva violenta»

Un’immagine, quella postata, che ha sollecitato un’immediata risposta da parte dei Giovani democratici della provincia: 

«Non è mai facile dire qualcosa di fronte a certi comportamenti, ma è importante per evidenziare il problema che c’è alla base.
Mi sento di dire che la comunità del partito democratico e quella dei giovani democratici non sono di certo intimoriti da comportamenti di questo genere, ne abbiamo viste tante e continueremo a vederne e rimarremo uniti per sradicare certe logiche dalla nostra città e dal nostro paese con tutti i mezzi politici e istituzionali che abbiamo a disposizione, senza mai usare la forza o la violenza verbale.

Si tratta di un gesto che colpisce per la giovane età dei ragazzi, appena 15 anni; il linguaggio utilizzato, “zecche rosse”, è quello impiegato da una certa cultura politica, che vuole accomunare tutta la sinistra al mondo dei comunisti. Un linguaggio che purtroppo non è una novità nel dibattito politico, ma la cosa peggiore sta nel richiamo esplicito alla cultura del manganello.
L’attenzione non va posta solo su questi tre ragazzi, che oltre ad una denuncia avrebbero bisogno di un ripasso approfondito di storia per capire che quello che idolatrano è sbagliato e ha fatto solo il male dell’Italia, senza se e senza ma.
L’attenzione va principalmente posta sul clima che si sta creando all’interno della nostra società, soprattutto, ahimè, tra le nuove generazioni.
Stiamo rischiando tanto e la mia preoccupazione, è quella che si sfoci in episodi di violenza fisica tra “tifoserie” politiche, una logica che il nostro paese ha già visto e ne ha già pagato le conseguenze con la vita di molti giovani.
C’è da fare una riflessione profonda nelle scuole, nelle case e sui mezzi di informazione, bisogna promuovere la cultura dell’antifascismo che ormai si sta perdendo, soprattutto tra le ragazze e i ragazzi, che stanno vivendo una fase storica in cui l’orrore che ha provocato il Ventennio non viene evidenziato e condannato abbastanza.
Come Giovani democratici, antifascisti e soprattutto umani, non riduciamo questo tipo di comportamento ad una semplice goliardata e speriamo che questo episodio svegli la coscienza di tutti noi».

 

 

 

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