PORTO ERCOLE. Crisi della pesca e fermo pesca prolungato: è il grido di allarme di Marco Nieto, capogruppo di svolta per l’Argentario in consiglio comunale a Monte Argentario.
«Il continuo maltempo ha costretto la piccola pesca e i pescherecci a restare fermi in porto per quasi un mese – attacca Nieto –. Un periodo lunghissimo per chi vive esclusivamente di mare: niente uscite, niente pescato, nessuna entrata. Le spese però non si fermano mai e il peso economico ricade interamente su famiglie di pescatori già messe alla prova da una crisi strutturale che dura da anni».
Considerazioni, quelle di Marco Nieto, che da sempre si dice attento ai problemi dei pescatori argentarini e che oggi si mostra fortemente preoccupato per la situazione che attanaglia le famiglie del territorio.
La sicurezza non è una scelta
Chi conosce il mare sa che non uscire non è una decisione presa a cuor leggero. In inverno, con queste condizioni, navigare significa mettere a rischio la sicurezza e la vita. Ma oggi la sicurezza ha un prezzo altissimo: restare a terra equivale a non avere nulla, né tutele né alternative.
Un’emergenza aggravata da problemi irrisolti. «A rendere la situazione ancora più grave è la mancanza, a Porto Ercole, di un punto di rifornimento di carburante per chi lavora sul mare – spiega Nieto – Un’assenza incomprensibile che costringe pescatori e operatori a spostamenti, costi aggiuntivi e ulteriori difficoltà proprio nel momento di massima emergenza».
Nieto sottolinea come quanto sta accadendo fosse stato previsto e denunciato già nei mesi scorsi. Nell’autunno dello scorso anno il gruppo di svolta per l’Argentario aveva infatti lanciato l’allarme sul fermo pesca prolungato e sugli indennizzi promessi e mai arrivati, sollecitando attenzione e risposte concrete. Alcuni interventi si sono sbloccati solo grazie a quella pressione, ma le risposte restano parziali e insufficienti.
Non numeri ma persone
«La pesca non è una statistica. È lavoro, identità, tradizione ed economia reale che tiene vive le comunità costiere. Ogni barca che resta in porto è una famiglia che resiste, è un sapere antico che rischia di scomparire nel silenzio generale».
Per questo – chiosa Nieto – «non si può più aspettare. È necessario riconoscere l’eccezionalità della situazione e attivare immediatamente ristori e strumenti di sostegno che permettano a chi vive di pesca di superare questo momento drammatico senza essere costretto ad abbandonare il proprio lavoro. Il mare tornerà calmo, ma se nel frattempo perdiamo i pescatori, perderemo molto di più. È il momento di scegliere da che parte stare: dalla parte di chi lavora, resiste e chiede solo dignità».




