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Poca gente al mercato: «Qui non si fanno più affari»

Vendite in calo anche nel periodo Natalizio e avanzamento dell’e-commerce: bene solo i banchi che vendono prodotti alimentari e chi ha una clientela affezionata
Un’immagine del mercato del giovedì

di Matilde China

GROSSETO. Il giovedì al mercato non è più lo stesso. È questa la sensazione più frequente tra i commercianti che, come ogni giovedì mattina, anche il 25 gennaio, hanno esposto la loro merce fuori dalle mura cittadine, tra via Ximenes e piazza Esperanto. La piazza grossetana sembra essere colpita da un calo di afflusso significativo, registrabile già da qualche anno, ma che via via è peggiorato dopo il Covid.

«Il mercato di oggi non è certamente paragonabile a quello di dieci anni fa», nota una commerciante. Parole amare che trovano conferma nelle testimonianze dei colleghi, ai quali, chiesto un confronto rispetto agli inizi dello scorso decennio, non resta che alzare le spalle: «Certo che no. È stata una progressione lenta ma inesorabile e ogni anno la situazione sembra peggiorare».

Pochi acquisti anche per Natale

Nemmeno la febbre consumistica tipica del periodo natalizio sembra aver contribuito positivamente a invertire la tendenza. «Quest’anno non si è respirata l’aria di Natale. In pochi hanno acquistato i regali al mercato», lamenta la titolare di un banco appena fuori Porta Vecchia, impensierita nella fattispecie dall’andamento del mercato di Grosseto, dove, dice: «Non c’è più passeggio. Anche nell’occasione di una bella giornata invernale, come quella di oggi, la gente non esce e se esce, non compra».

Sulla stessa lunghezza d’onda un’altra commerciante, proprietaria di un banco di articoli casalinghi collocato in via Ximenes. Voltandosi, mostra che la gente (seppur in misura minore rispetto a qualche anno fa) c’è, ma che, a ben guardare, soltanto in pochi si allontano con gli acquisti, indice del fatto che, pur muovendosi tra i banchi osservando e valutando, in pochi sono effettivamente disposti a spendere.

Sulle motivazioni dietro alla diffusa parsimonia sembrano esserci pochi dubbi: «Con l’aumento del carovita, le gente non spende – continua l’ambulante – al massimo per beni di prima necessità, ma non per togliersi lo sfizio di una magliettina nuova. Non si può di certo rinunciare a mangiare». 

La concorrenza spietata dell’e-commerce

Numerose le cause individuate dai commercianti per spiegare la crisi, riconducibili a fattori spesso collegati tra loro: con la pandemia, il decollo vertiginoso dell’e-commerce, ormai in ascesa inarrestabile; da questo, e nella fattispecie dalla comodità garantita dalle piattaforme online, deriverebbe secondo alcuni un cambiamento nelle abitudini di vita delle persone, “infiacchiate” dalla prospettiva di ricevere i prodotti direttamente a casa e dunque poco inclini a uscire per recarsi al mercato, sottraendo tempo ad altre attività; per ultima, ma non per importanza, l’effettiva disponibilità dei consumatori, che si è notevolmente ridotta a causa dell’aumento generalizzato dei costi. 

Tra i commercianti, si rilevano inoltre rimostranze diffuse per la presenza di banchi con merce di scarsa qualità, perlopiù prodotti di importazione o di seconda mano, rivenduti a prezzi stracciati e che si rivolgono, quindi a chi tenta, quanto più possibile, di risparmiare. Secondo i titolari di un banco di abbigliamento in piazza Esperanto, è proprio a causa di queste presenza che lo standard qualitativo generale si sarebbe notevolmente abbassato negli ultimi anni, danneggiando indirettamente anche coloro che, al contrario, espongono merce di buona qualità. «Vendendo prodotti scadenti a poco, si contribuisce a diffondere la convinzione, tuttavia sbagliata, che al mercato si debba necessariamente spendere poco – dicono –  Di fronte a costi maggiori, ma proporzionati al valore della merce, in molti storcono il naso, aspettandosi di spendere non oltre i 10/15€, indifferentemente da ciò che hanno davanti».

Clienti abituali e boom degli alimentari

Gli stessi affermano tuttavia di non sentirsi minacciati da questa concorrenza, essendosi costruiti negli anni una clientela affezionata, soddisfatta dei proprio acquisti e dunque ben disposta a rinnovarli periodicamente. «Chi ha buona merce non teme questi concorrenti e non risente più di tanto nelle vendite –  commenta la titolare di un banco di intimo poco più avanti – le signore che si servono da me sanno quel che trovano e ne sono contente». Immancabile tuttavia la nota sulla drastica riduzione del “passeggio”, a causa delle già citate vendite online. 

Non sembrano risentire del calo di affluenza i banchi alimentari, tanto gremiti da rendere difficile l’avvicinamento dei commercianti, indaffarati a occuparsi della clientela,  in attesa di essere servita. Una titolare, sottrattasi brevemente agli avventori, confessa timidamente che, nel suo caso, le vendite registrate durante Natale 2023 risulterebbero persino aumentate e si dichiara pertanto dispiaciuta per coloro che, vendendo merce di altro tipo, non possono dire altrettanto. 

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