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Pidocchi: 3 invasioni in 3 mesi e mezzo

I casi di pediculosi sono in aumento e le problematiche che ne derivano ricadono sempre sui genitori. Una mamma: «Non è abbastanza quello che fa la scuola e l’Asl»
Dei pidocchi e una bambina con la pediculosi

GROSSETO. I pidocchi ormai da anni infestano le scuole e le teste dei bambini, ma questi insetti non sono semplici da individuare, visto che è molto difficile accorgersene a occhio nudo. Generalmente si notano troppo tardi, ovvero quando le uova sono schiuse e chi li ha presi inizia a grattarsi freneticamente la testa.

I casi di pediculosi nelle scuole sono in aumento, visto che i pidocchi riescono a sopravvivere anche nelle stagioni più fredde. Ma cosa succede se un alunno prende i pidocchi? E come la scuola cerca di prevenire questo insetto così fastidioso?

Nella nostra città l’Asl Sud-est, azienda sanitaria locale, in caso di pidocchi chiede un’autocertificazione da parte dei genitori, dove la famiglia afferma che ha controllato il bambino e non ci sono le uova e che ha fatto il lavaggio con uno shampoo preventivo, ma non sembra che sia abbastanza.

«Da novembre nell’asilo di mia figlia ci sono state 3 infestazioni diverse, in soli 3 mesi e mezzo – dice Nicoletta di Pietro – e le spese per la disinfestazione dei capelli ricadono sulle famiglie e sono molto costose, visto che costano circa 150 euro a testa trattata. Vorremo che la scuola si responsabilizzasse di più su questo, chiedendo il certificato medico al reinserimento dell’alunno a scuola».

Le indicazione dell’Asl

L’Asl gestisce i casi di pediculosi come ritiene meglio, quindi varia da Asl ad Asl. «L’azienda sanitaria locale ci manda un allegato dove ci dà delle indicazioni da seguire e come lavare la testa dell’alunno – dice Annalisa Manzo, vicaria del distretto scolastico Grosseto 1 – sostanzialmente ci manda un’autocertificazione di responsabilità assoluta dei genitori o chi ne fa le veci».

«Noi seguiamo le direttive dell’Asl, che ha adottato questa prassi e non intervengono più direttamente sulla scuola – dice la vicaria – quindi più di così non possiamo fare niente, possiamo solo richiedere il certificato in caso di malattie infettive e la pediculosi non lo è».

D’altro canto con queste indicazioni i genitori non sono tutelati. «C’è un vuoto che non è colmato e viene curato il sintomo e non la causa – dice Nicoletta – fare solo i trattamenti preventivi e controllare i bambini non è abbastanza, a quanto pare, e siamo costretti a tenere i nostri figli a casa per i pidocchi e loro ne risentono».

«E il costo della rimozione di questi insetti è veramente molto alto – continua – e difficile da affrontare per chi ha più di un figlio, visto che costa circa 150 euro a bambino. Vorremmo essere più tutelati anche perché molti genitori lavorano ed è difficile organizzarsi con i bambini a casa. Vorrei anche che si istituisse una procedura diversa dove si insegni alle famiglie come controllare bene i bambini e come affrontare al meglio la pediculosi, in modo da riuscire a mandare i nostri figli a scuola tranquillamente».

Da dove vengono i pidocchi

Esistono molti falsi miti sulla pediculosi. «Ci sono molte credenze su questi parassiti, per esempio che si annidano nella sporcizia e che preferiscano salire sui capelli sporchi – dice Annalisa Manzo – ma non è vero, i pidocchi non scivolano sui capelli puliti. Per prenderli basta solo il contatto fra i bambini, cose che accadono spesso visto che nel giocare si avvicinano molto fra di loro».

«Per via di questi falsi miti capita che i genitori si vergognino di parlarne o di segnalare il caso – conclude – Dovremmo discostarci da queste credenze e non stigmatizzare queste infestazioni, visto che poi i genitori non segnalano il caso per l’imbarazzo e così non possiamo affrontare questa epidemia efficacemente».

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