Pesca illegale ai polpi: controlli e sequestri | MaremmaOggi Skip to content

Pesca illegale ai polpi: controlli e sequestri

Bonifiche a Punta Ala e Porto Santo Stefano: per intrappolare i molluschi vengono utilizzate fili di barattoli posizionati a 30 metri di profondità
I barattoli per la cattura dei polpi

GROSSETO. Controlli a tappeto per chi fa la pesca ai polpi, un’attività che non ha mai avuto di fatto una vera regolamentazione e che negli ultimi anni ha fatto balzare alle cronache per i modi illegali con cui vengono catturati i molluschi.

A mettere sotto i riflettori la questione è stata Legambiente, dopo che nella puntata della trasmissione televisiva “Indovina chi viene a cena”, curata e condotta dalla giornalista d’inchiesta Sabrina Giannini, è andato in onda un servizio che ha fatto luce su una pratica moralmente e ambientalmente insostenibile: la pesca dei polpi con barattoli in plastica legati tra loro da lunghi cavi e posizionati a 30 metri dalla superficie del mare.

I barattoli di plastica per la cattura dei polpi recuperati da un pescareccio

Un tipo di pesca copiato dalla Spagna

Il metodo dei barattoli è stato mutuato dalla Spagna che per troppi anni ha fatto somigliare i nostri fondali a un vero e proprio far west: a comandare insomma è la legge del più forte, e di chi si attrezza, e che mette a rischio ambiente e sopravvivenza della specie, sempre più minacciata proprio a causa della predazione continua e smisurata da parte dell’uomo.

Nonostante qualche timido dispositivo di legge nel corso del tempo sia stato emanato, ancora oggi più di qualche pescatore prosegue indisturbato a svolgere questa pratica dannosa e violenta. Stando a quanto previsto dalle norme, ciascun pescatore può detenere al massimo 1250 barattoli con il compito di segnalarli con una boa e un numero che li collega alla sua imbarcazione.

Una norma per lo più violata. Una situazione ben conosciuta nelle acque dell’arcipelago Toscano. E non di rado, alcuni pescarecci si sono imbattuti nei barattoli non segnalati, recuperandoli con le proprie reti.

Via alle operazioni di controllo

Grazie all’indagine giornalistica, e all’operazione promossa dalla Guardia di Finanza e all’intervento di Sea Shepherd, nel 2022 le cose hanno incominciato a cambiare, anche se i bracconieri hanno comunque tentato di evadere le leggi, togliendo la segnalazione con le boe e lasciando indisturbati i barattoli sul fondale.

Una pratica che non può che essere combattuta con un contrasto assiduo e mirato. E nell’arcipelago toscano, ci sono già stati sequestri di molte boe abusive, posizionate dai bracconieri per la cattura illegale dei polpi.

Già fatte alcune bonifiche

Alcune bonifiche hanno interessato il tratto di mare che va da Punta Ala a Porto Santo Stefano. E chi ha commesso gli illeciti riceverà una sanzione amministrativa.

Per una procedura penale servirebbe invece trovarsi in un’area marina protetta. Magari istituendola a partire dai monti dell’Uccellina, affidandone la gestione al Parco della Maremma, che estenderebbe in tal modo la tutela anche al mare, favorendo pesca e turismo sostenibili. Significherebbe contribuire considerevolmente alla conservazione dell’ecosistema marino di fronte al perimetro costiero del Parco.

Non bastano però le sanzioni

Che le sole sanzioni non siano sufficienti a far cambiare rotta all’illegalità è cosa tristemente nota. Pare infatti purtroppo, che i bracconieri si siano già attrezzati con soluzioni invisibili e rintracciabili con localizzatori. L’auspicio è che il ministro Lollobrigida se ne faccia carico presto e bene, aumentando i controlli da parte di istituzioni e organismi competenti. 

«Quello che sta succedendo in merito alla pesca dei polpi – dice Angelo Gentili della segreteria nazionale di Legambiente – deve essere punito. Oltre al danno ambientale ed ecosistemico perpetrato negli anni, a colpire è la violenza con cui i bracconieri catturano i polpi per trarne profitto. Ciò che è del mare deve essere restituito al mare e l’operazione della Guardia di Finanza in sinergia con l’equipaggio di Sea Shepherd non può che trovare in noi i primi sostenitori. Serve rendere la questione anche culturale. I pescatori onesti hanno pienamente compreso il problema e hanno capito che questo tipo di pesca non farà altro che contribuire alla distruzione del prodotto ittico di cui tanto vanno cercando i bracconieri. Grazie al contributo di alcuni infatti, è stato possibile addirittura organizzare una mappatura dei dispositivi per la pesca del polpo considerati regolari».

 

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