GROSSETO. L’inaugurazione del nuovo parco del Diversivo segna un passaggio importante per Grosseto: oltre due milioni di euro di investimento pubblico per realizzare uno dei più grandi polmoni verdi cittadini, almeno quando anche gli alberi saranno cresciuti. Un intervento atteso da anni, che restituisce alla città un’area riqualificata, pensata per il tempo libero, il relax e la socialità.
Ma accanto al taglio del nastro, è scoppiata una polemica che riporta al centro una domanda rimasta senza risposta: perché nel progetto non è stato realizzato un playground per il basket, nonostante le richieste e le rassicurazioni ricevute dalle società sportive?
Un’occasione persa per dare una risposta alle promesse fatte e anche una risposta sociale, in un momento delicato per le giovani generazioni.
Il playground promesso e mai realizzato
Quando il progetto del parco era ancora in fase di definizione, le società di basket di Grosseto chiesero formalmente che venisse inserito anche un playground. Una richiesta semplice, coerente con la funzione di un grande parco urbano e con i bisogni reali dei giovani.
Secondo quanto riferito dal mondo sportivo, quelle richieste avrebbero trovato ascolto e rassicurazioni. Chiamiamole promesse, anche se quando vengono dai politici, non bisogna mai fidarsi troppo.
Eppure, a lavori conclusi, del playground non c’è traccia. Un’assenza che pesa, soprattutto considerando l’entità dell’investimento complessivo e le dimensioni dell’area.
Un campo da basket all’aperto non sarebbe stato solo un impianto sportivo, ma uno strumento per rendere il parco vivo ogni giorno, frequentato, presidiato, capace di attrarre ragazzi e famiglie.
Piazza Lulli, un problema irrisolto che dura da anni
La mancata realizzazione del playground al Diversivo si intreccia con un’altra vicenda ormai storica: quella di piazza Lulli.
Qui esiste da anni un campetto da basket frequentatissimo, soprattutto da ragazzi e giovani. Una presenza che da un lato testimonia la fame di spazi sportivi in città, dall’altro genera tensioni con i residenti, esasperati da rumori e schiamazzi in una zona densamente abitata.
Lo scontro fra chi chiede di poter giocare e chi rivendica il diritto al riposo si è ripetuto nel tempo, con articoli, proteste e prese di posizione che si rincorrono dal 2022 fino a oggi. Un conflitto che non ha mai trovato una soluzione strutturale.
Un playground al parco del Diversivo avrebbe potuto rappresentare una risposta concreta: spostare l’attività sportiva in un’area più adatta, lontana dalle abitazioni, riducendo i disagi e offrendo ai ragazzi uno spazio migliore e più sicuro.
Un progetto già pronto, regalato al Comune
C’è poi un altro elemento che rende la vicenda ancora più amara. Anni fa esisteva già un progetto di playground, pensato inizialmente per il parco di via Giotto ma facilmente adattabile anche al Diversivo.
Quel progetto fu messo a disposizione gratuitamente del Comune da due professionisti grossetani, durante il periodo in cui l’assessore era Paolo Borghi. Un’idea concreta, tecnica, pronta all’uso, che non avrebbe comportato costi di progettazione aggiuntivi.
Anche questa, però, è rimasta sulla carta. E il progetto chissà in quale cassetto starà prendendo la polvere.
Sport e giovani: un’occasione persa per la città
La discussione sul playground non riguarda solo il basket. Riguarda il ruolo dello sport come strumento educativo e sociale, soprattutto in una fase storica in cui il disagio fra le giovani generazioni cresce in modo esponenziale. Ne abbiamo esempi ogni giorno o quasi, anche a Grosseto.
Spazi pubblici dedicati allo sport libero sono luoghi di aggregazione spontanea, di inclusione, di crescita. Consentono ai ragazzi di stare insieme, di muoversi, di sfogare energie in modo positivo, lontano dall’isolamento e da dinamiche più problematiche.
In questo senso, l’assenza di un playground nel nuovo parco del Diversivo appare come un’occasione persa. Non solo per il mondo del basket, ma per tutta la città.
Una scelta ancora reversibile?
Il parco del Diversivo è ormai una realtà. Ma la discussione aperta in questi giorni potrebbe trasformarsi in un’opportunità, se il Comune decidesse di riaprire il tema e valutare un’integrazione futura del progetto. Pare che le risorse siano finite e che sarebbero necessari degli sponsor. Uniti a un pizzico di buona volontà.
Inserire un playground significherebbe completare davvero l’idea di parco urbano: verde, sì, ma anche vissuto. Bello, ma soprattutto utile.



