PORTO SANTO STEFANO. Si chiude con un nuovo stop il percorso del ricorso presentato dal vogatore Alessandro Benedetti sul caso doping che ha sconvolto il Palio Marinaro 2025 dell’Argentario.
La Corte federale d’appello della Federazione italiana canottaggio sedile fisso ha infatti respinto il reclamo dell’atleta contro la decisione del Tribunale federale che, nei mesi scorsi, si era dichiarato incompetente a giudicare la vicenda.
Una pronuncia molto attesa a Porto Santo Stefano, perché di fatto conferma integralmente l’impianto delle decisioni già assunte: resta valida la squalifica inflitta dall’Ente Palio; resta confermata la revoca della vittoria al Rione Valle e resta assegnato il Palio 2025 al Rione Fortezza.
La vicenda del doping al Palio 2025
Tutto nasce dal controllo antidoping effettuato dopo l’82esima edizione del Palio Marinaro del 15 agosto 2025.
Benedetti, vogatore del Rione Valle e atleta tesserato Ficsf, era risultato positivo al Clomifene con una concentrazione minima pari a 0,4 ng/ml.
Il procedimento davanti alla Procura nazionale antidoping si era poi chiuso con un accordo fra le parti e una squalifica di sei mesi, anche in considerazione dell’assenza di dolo e della possibile contaminazione accidentale legata all’assunzione di alimenti trattati.
Successivamente però l’Ente Palio Marinaro dell’Argentario aveva deciso ulteriori provvedimenti: squalifica del Rione Valle; restituzione del Palio e sospensione di Benedetti anche per l’edizione 2026.
Decisioni poi confermate dal Collegio dei Probiviri.
Il cuore del ricorso: chi deve giudicare?
Il punto centrale della battaglia legale non era tanto il doping in sé, quanto la competenza a giudicare la controversia.
La difesa di Benedetti sosteneva infatti che, essendo il Palio organizzato secondo regolamenti tecnici federali Ficsf e con arbitri federali, la vicenda dovesse rientrare nella giustizia sportiva federale.
Secondo il ricorrente esisteva quindi un collegamento funzionale fra Ente Palio e Federazione sufficiente a radicare la competenza degli organi di giustizia sportiva.
La Corte federale d’appello però ha respinto questa impostazione.
Per la Corte il Palio non appartiene all’ordinamento federale
Nella lunga motivazione la Corte spiega che fra Ente Palio e Federazione non esiste un rapporto tale da attribuire la giurisdizione agli organi della Ficsf.
Secondo i giudici l’Ente Palio non è affiliato alla Federazione; non riceve deleghe funzionali dalla Ficsf; il richiamo ai regolamenti federali nello statuto del Palio rappresenta soltanto un recepimento unilaterale delle norme sportive e il Palio resta quindi esterno all’ordinamento federale.
Un passaggio molto importante della sentenza riguarda proprio la natura della manifestazione.
La Corte sostiene infatti che il Palio Marinaro dell’Argentario, pur utilizzando regole tecniche federali e arbitri Ficsf, non possa essere considerato attività sportiva federale in senso stretto.
Le sanzioni interne al Palio, secondo i giudici, non producono effetti nell’ordinamento sportivo nazionale e quindi restano autonome rispetto alla giustizia federale.
Respinta anche la tesi del “doppio processo”
Parte del ricorso sosteneva inoltre la violazione del principio del “ne bis in idem”, cioè il divieto di essere giudicati due volte per gli stessi fatti.
Ma anche questo punto non ha trovato accoglimento.
La Corte ha dichiarato inammissibili alcune doglianze della difesa perché ritenute formulate senza adeguato supporto normativo.
Di conseguenza non è stato riconosciuto alcun vizio nella doppia sanzione: quella sportiva antidoping e quella interna decisa dall’Ente Palio.
Il possibile approdo davanti al giudice civile
La sentenza lascia comunque aperta una possibile strada.
Secondo la Corte, Benedetti avrebbe potuto contestare le decisioni dell’Ente Palio davanti al giudice civile, facendo riferimento all’articolo 23 del codice civile relativo alle deliberazioni associative.
In sostanza, la giustizia sportiva federale si considera fuori dalla vicenda, ritenendo che eventuali contestazioni debbano essere affrontate davanti alla magistratura ordinaria.
Una sentenza destinata a pesare sul futuro del Palio
La decisione rischia ora di avere conseguenze importanti anche sul futuro regolamentare del Palio Marinaro.
La vicenda degli ultimi mesi ha infatti aperto un forte dibattito sui rapporti fra Ente Palio e Federazione, sulla gestione disciplinare, sulle norme antidoping e sui limiti della giustizia interna della manifestazione.
E proprio la sentenza della Corte federale d’appello sottolinea implicitamente un nodo centrale: il Palio utilizza strumenti, arbitri e regolamenti federali, ma resta fuori dall’ordinamento sportivo federale vero e proprio.
Un elemento che potrebbe riaccendere il confronto sullo statuto della storica manifestazione dell’Argentario e sulle regole che la governano.



