FOLLONICA. Una notte di fuoco, con otto incendi nel giro di poche ore, concentrati tra il centro cittadino e l’area del centro commerciale 167 Ovest. A distanza di 7 mesi è arrivata la sentenza: il giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Grosseto, Giuseppe Coniglio, ha condannato una ventenne, residente a Follonica, alla pena di 2 anni e 4 mesi di reclusione per incendio e tentato incendio, con recidiva specifica infraquinquennale.
La decisione è stata pronunciata il 16 febbraio 2026 al termine del giudizio abbreviato.
La notte tra il 3 e il 4 luglio: Follonica sotto assedio
I fatti risalgono alla notte tra il 3 e il 4 luglio 2025. In un arco temporale che va dalle 23.42 alle 5.55 del mattino, carabinieri e vigili del fuoco sono intervenuti ripetutamente per una serie di roghi appiccati in diverse zone della città, tutte comprese in un raggio ristretto.
Prima i cassonetti in via Togliatti, poi un altro incendio in via Balducci, quindi nuovi roghi in via Salceta e nel parco antistante. Le fiamme hanno interessato avevano il parco centrale di via Massetana, dove erano stati danneggiati un cestino, sterpaglie, arbusti e persino l’impianto di irrigazione. Altri incendi hanno colpito sterpaglie in via Caduti sul Lavoro e potature di pino in via Amendola, fino a un ulteriore episodio tra via Togliatti e piazza I Maggio.
In più casi le fiamme avevano raggiunto altezze significative, propagandosi rapidamente e rendendo necessario l’intervento immediato dei vigili del fuoco. Gli incendi ai cassonetti e alla vegetazione sono stati qualificati come tentativi di incendio, poiché spenti prima che assumessero dimensioni tali da mettere in pericolo in modo concreto un numero indeterminato di persone.
Il rogo all’insegna della tabaccheria
L’episodio più grave si è verificato alle 5.55 del mattino all’interno del centro commerciale 167 Ovest di via Pietro Nenni. Qui la ragazza aveva appiccato il fuoco all’insegna di una tabaccheria. Le fiamme si erano propagate rapidamente, raggiungendo anche il piano superiore dell’edificio.
I carabinieri intervenuti avevano tentato di spegnere il rogo con l’estintore in dotazione, ma senza successo. Solo grazie all’utilizzo di una manichetta antincendio era stato possibile domare l’incendio.
Secondo il giudice, il fuoco che si era sviluppato in quell’occasione presentava tutte le caratteristiche dell’incendio consumato: vastità delle fiamme, capacità diffusiva e difficoltà di spegnimento. La titolare della tabaccheria ha sporto formale querela.
L’arresto e le frasi contro i carabinieri
La ragazza era stata arrestata in flagranza poco dopo l’ultimo episodio. Poco prima si era presentata davanti alla caserma dei carabinieri chiedendo di poter entrare per dormire o di essere accompagnata in ospedale, per poi allontanarsi verso il centro commerciale.
Bloccata dagli operanti, era stata trovata con un cartone e un accendino in mano. Ai militari avrebbe detto: «Ce l’avete fatta a prendermi… è tutta la notte che vi faccio girare qua e là… li ho bruciati tutti io i cassonetti stanotte».
L’accendino, marca Bic, era stato sequestrato. Dopo la condanna, il giudice ne ha disposto la confisca e distruzione.
La perizia psichiatrica: piena capacità
Nel corso del procedimento l’avvocato Tommaso Santi Laurini che difendeva la ragazza, aveva chiesto una perizia sulla capacità di intendere e di volere dell’imputata. Il perito nominato dal giudice ha concluso che la giovane era pienamente capace al momento dei fatti.
La personalità è stata ricondotta a un disturbo antisociale definito “psicopatico semplice”, caratterizzato da impulsività e disprezzo delle regole, ma senza compromissione della consapevolezza del disvalore delle proprie azioni. Per il tribunale non vi è dunque alcun vizio di mente.
La condanna e la revoca della sospensione
Il tribunale ha riconosciuto l’incendio consumato per l’episodio della tabaccheria e il tentato incendio per gli altri roghi, applicando la recidiva specifica infraquinquennale. Le attenuanti generiche sono state concesse in equivalenza alla recidiva.
La pena finale è stata fissata in 2 anni e 4 mesi di reclusione, oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia cautelare. Il giudice ha inoltre disposto la revoca della sospensione condizionale della pena concessa in precedenza dal tribunale di Milano con sentenza del 17 aprile 2025, divenuta irrevocabile il 3 maggio dello stesso anno.
Una notte di fuoco che ha tenuto impegnate le forze dell’ordine per ore e che ora trova una prima conclusione giudiziaria con una condanna pesante, motivata dalla gravità dei fatti e dalla loro reiterazione nel tempo.




