Omicidio a Monterotondo Marittimo: taglia la gola alla compagna | MaremmaOggi Skip to content

Omicidio a Monterotondo Marittimo: taglia la gola alla compagna

La tragedia sulla strada dopo la festa dell’anniversario: l’operaio ha chiamato i carabinieri e ha confessato
I carabinieri sul luogo dell'omicidio
I carabinieri nel luogo dell’omicidio a Monterotondo Marittimo

MONTEROTONDO MARITTIMO. «Non mi ricordo nulla, non so cosa ho fatto». È scivolato tra parole confuse come i suoi pensieri Nicola Stefanini, l’operaio di 48 anni in carcere a Grosseto per aver ucciso con due coltellate alla gola la sua compagna, Silvia Manetti, 46 anni, la notte tra l’11 e il 12 agosto a Monterotondo Marittimo. Un altro femminicidio, l’ennesimo in Maremma. È stato lui, passata la mezzanotte, a chiamare i carabinieri e a dire loro di fare alla svelta ad arrivare, perché aveva ucciso la sua fidanzata.

Nicola e Silvia erano stati a festeggiare il loro terzo anniversario: erano stati a cena, in un ristorante a Gavorrano, erano quasi arrivati a casa, nella borgata Santa Lucia, dove vivevano con i due figli di lei, due ragazzini di 11 e 14 anni, avuti da una precedente relazione.

L’omicidio lungo la strada

A casa, la coppia, quella sera non è arrivata. Nicola ha fermato l’auto lungo la strada 398 che sale verso il paese. L’operaio aveva con sé un coltello che gli era stato regalato da alcuni amici. Un coltello con una lama lunga più di 10 centimetri. «Lo portavo sempre con me, ne ero molto affezionato», ha spiegato al giudice per le indagini preliminari Marco Mezzaluna. Lo ha impugnato e ha sferrato due colpi sul lato destro del collo di Silvia, colpendola con la sinistra: Stefanini è mancino e quando ha aggredito la sua compagna, lei ha tentato di difendersi. Si è parata cercando di allontanarlo con un braccio. Ma è stata ferita. Poi, la coltellata fatale: Silvia è stata trovata nell’abitacolo del Fiat Doblò, dov’era stata uccisa, in una pozza di sangue.

Silvia Manetti
Silvia Manetti

La confessione al telefono ai carabinieri

Piangeva al telefono, Nicola Stefanini, quando ha chiamato il 112 utilizzando proprio il telefono di Silvia. «Venite – ha detto al militare che gli ha risposto – ho ucciso la mia ragazza». Piangeva ed era confuso, tanto da dare indicazioni sbagliate ai carabinieri che dopo pochi minuti lo hanno trovato sulla strada che porta a Monterotondo Marittimo. L’uomo, operaio di una ditta edile di Lustignano, nel territorio di Pomarance, era originario di Saline di Volterra. La passione per il calcio, quella per i suoi due cani, per le serate in discoteca, condivisa anche con Silvia.

«Che cosa ho fatto? Ho ucciso il mio amore, l’ho uccisa io, il coltello è mio. Ora se non mi sparate, alla prima occasione mi ammazzo», ha detto il quarantottenne ai carabinieri quando sono arrivati a prenderlo. Ha sferrato calci all’auto di servizio, per punirsi, per farsi male. Ha pianto davanti ai carabinieri, poi davanti al giudice Mezzaluna alla sostituta procuratrice Anna Pensabene che coordina il lavoro dei carabinieri della stazione di Monterotondo Marittimo insieme ai colleghi del nucleo investigativo. Ha pianto con il suo difensore, l’avvocata Rosanna Savelli. Anche a lei ha detto di non ricordare nulla di quei minuti, quando ha composto il 112.

Nicola Stefanini
Nicola Stefanini

L’ennesima lite finita nel sangue

Di alcuni litigi parlano anche i vicini di casa della coppia, che da poco più di un anno aveva deciso di trasferirsi a Monterotondo Marittimo. Silvia Manetti, originaria di Altopascio, in provincia di Lucca, viveva a Pelago ed era rimasta vedova con due figli piccoli da alcuni anni. Poi aveva conosciuto Nicola e insieme avevano deciso di trasferirsi nel borgo sulle colline metallifere. Qualche volta i vicini li sentivano litigare, li sentivano urlare. Ma Nicola non aveva mai avuto atteggiamenti violenti. Non aveva mai alzato le mani su Silvia. Sul suo profilo di Facebook, l’uomo, spesso e volentieri aveva postato frasi contro la violenza sulle donne, in concomitanza della giornata mondiale del 25 novembre. Post e messaggi che, a rileggerli ora, fanno venire i brividi. Quella sera, mentre i due stavano tornando a casa dopo aver festeggiato il loro anniversario di fidanzamento, probabilmente hanno cominciato di nuovo a discutere. Forse ancora per i figli della donna, per il ruolo che Nicola non si sentiva riconosciuto in quella che doveva essere la sua famiglia. Lui non è riuscito a spiegarlo al giudice e nemmeno al suo difensore. Ha preso il coltello e ha colpito due volte la donna al collo, uccidendola.

Il paese sotto choc

Lutto cittadino subito dopo il femminicidio, una fiaccolata organizzata pochi giorni dopo per ricordare Silvia e condannare il terribile gesto compiuto da un uomo nei confronti della sua compagna, che invece avrebbe dovuto amare e proteggere. Monterotondo Marittimo è sotto choc. «Insieme alla giunta ed al consiglio comunale, anche per sottolineare la condanna e ricordare la donna uccisa, abbiamo deciso di proclamare la giornata di lutto cittadino», ha scritto il sindaco Giacomo Termine su Facebook. Il primo cittadino del borgo sulle colline metallifere è stato svegliato alle cinque del mattino.

Ha pensato all’unica cosa che gli era rimasta da fare: mettersi a disposizione per aiutare i figli della donna appena scomparsa. Due ragazzini, di 10 e 14 anni, che dopo aver perso il padre a causa di una terribile malattia ora si sono visti strappare anche all’amore della madre. «La tragedia di oggi ha sconvolto e sconcertato la nostra comunità – ha scritto il sindaco Termine su Facebook  il giorno del femminicidio – Mai avremmo nemmeno potuto pensare che nella nostra piccola comunità potesse accadere un gesto simile. Un gesto isolato che getta ancora più sgomento e preoccupazione su una tematica come la violenza di genere. L’omicidio di una donna, una madre di due bambini, è una ferita profonda che ci avvicina alle cronache dei femminicidi, purtroppo sempre più frequenti in Italia. All’orrore e allo sgomento Monterotondo Marittimo ha risposto con una profonda vicinanza ai figli della vittima. Le istituzioni, la rete parentale ed amicale hanno formato una catena solidale di tutela dei ragazzi, per aiutarli a guardare al futuro».

Silvia Manetti lavorava nel bar – trattoria Che c’è… c’è. Da quando era arrivata con i suoi figli a Monterotondo Marittimo per raggiungere Nicola, era riuscita a conquistare il cuore degli abitanti del borgo. Era benvoluta, e nel paese sulle colline metallifere si era fatta diversi amici. Persone che oggi la piangono, ricordando a chi lo chiede loro, il suo bel sorriso, spento per sempre dall’uomo che, dopo averla uccisa, continuava a chiamarla «amore».

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