SCARLINO. Migliaia di pagine di documenti, richieste di chiarimenti, sopralluoghi per verificare se l’ipotesi della Procura di Grosseto sia o meno confermata.
Ovvero, se circa un anno fa, più di trentamila metri cubi di materiale acido, siano finiti in mare attraverso il canale Solmine. Per questo, il nome di una persona è stato iscritto nel registro degli indagati dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna.
Lo sversamento dall’ex inceneritore
I carabinieri forestali della procura di Grosseto sono al lavoro per ricostruire quello che sarebbe successo un anno fa. Quando ci sarebbe stato un presunto sversamento dell’impianto di Scarlino Energia, l’ex inceneritore non più attivo, che si trova nella piana del Casone.
Una persona è indagata, il reato ipotizzato è quello di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi.
Un anno fa infatti, oltre trentamila metri cubi di materiale acido pur in assenza di piogge, sarebbe confluito nella vasca di raccolta delle acque meteoriche per essere poi trattato in altre vasche che però non erano idonee. Mancavano poi anche le autorizzazioni per trattare quel materiale, che sarebbe poi stato scaricato in mare attraverso il Canale Solmine.
A segnalare la presenza di quel flusso anomalo, fu Arpat che ha fatto partire il procedimento.
Il sopralluogo dei carabinieri forestali
I carabinieri forestali, coordinati dal pm Melchionna, hanno accertato che in caso di eventi eccezionali, Scarlino Energia può ricevere acque dalla Nuova Solmine. Pertanto – è questa l’ipotesi della procura – potrebbe essersi verificato un grave guasto ad uno dei serbatoi di stoccaggio della Nuova Solmine che avrebbe provocato la perdita di acido solforico all’interno della linea fognaria aziendale.
I carabinieri forestali hanno effettuato un primo sopralluogo alla Scarlino Energia ed hanno acquisito computer e documenti per tentare di ricostruire dove siano finite quelle trentamila tonnellate di materiale acido.
La procura a caccia di documenti
Un altro aspetto che il magistrato sta tentando di chiarire insieme ai carabinieri forestali, riguarda la documentazione dell’impianto di depurazione della Scarlino Energia. Nelle vasche di raccolta delle acque meteoriche dilavanti, l’azienda lavora non solo con i reflui industriali dell’ex impianto ma riceve anche le acque di bonifica dei bacini ex Syndial e le acque di miniera di Gavorrano.
Quando i militari si sono presentati in azienda, è stato comunicato loro che Scarlino Energia non archivia i dati d’impianto secondo quanto prescritto.
Ma l’evento finito al centro dell’attenzione della procura, ovvero l’aumento di portata della vasca per almeno quindici giorni, è stato riscontrato in alcuni elaborati grafici conservati dalla Scarlino Energia.



