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Contro il Covid, vaccini, mascherine e guardia alta

Parla la dottoressa Cesira Nencioni, direttrice del reparto di Malattie infettive dell’ospedale di Grosseto
Cesira Nencioni
la dottoressa Cesira Nencioni

GROSSETO. «Questo virus è subdolo, muta e ci ha colto di sorpresa già diverse volte. È ancora presto per allentare l’attenzione e abbassare la guardia». Non ha dubbi Cesira Nencioni, direttrice del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Grosseto, dall’inizio della pandemia in prima linea con la sua equipe nella cosiddetta “bolla covid”, in cui lei stessa è stata ricoverata per aver contratto il virus. Lo conosce bene dunque, come medico e come paziente, lo combatte ogni giorno nel suo reparto e nell’ambulatorio in cui vengono somministrati gli anticorpi monoclonali con cui si combatte l’infezione.

Il suo è un invito alla cautela e a non sottovalutare il Covid anche a fronte di vaccini per la prevenzione e terapie efficaci per la cura. E come darle torto, se dall’inizio della pandemia in Maremma si contano 214 morti di coronavirus, due dei quali ieri; se ancora la media di contagi quotidiani non scende sotto 10, se i ricoverati sono 14 e si contano 1085 contatti stretti in quarantena. Finora non si era visto un numero così alto, segno che le riaperture e la maggiore mobilità delle persone creano possibilità di incontro, allargando inevitabilmente il tracciamento.

Ecco cosa ne pensa Cesira Nencioni

Crede che l’allentamento delle restrizioni anti-contagio sia prematuro?

«Personalmente avrei aspettato ancora un po’, anche se capisco il bisogno di normalità, la voglia di ritrovare una vita sociale, come capisco la necessità di riprendere a lavorare in alcune attività pesantemente penalizzate dal Covid. Ma questo è un virus capace di adattarsi, di superare le barriere che gli mettiamo davanti, ci ha già spiazzato con la seconda ondata e le varianti, sempre più aggressive e contagiose».

Quindi, cosa dobbiamo fare per proteggersi e proteggere gli altri?

«Intanto vaccinarsi e fare la terza dose per chi già ha fatto la seconda da più di 6 mesi. Poi continuare con le misure anti contagio che ci accompagnano da quasi due anni: mascherina, distanziamento, igienizzazione delle mani, che peraltro proteggono anche dall’influenza  stagionale e da altri virus parainfluenzali. Il green pass certifica l’avvenuta vaccinazione o la negatività, ma non vuol dire che si è immuni dal contagio. Quindi attenzione».

I ricoveri, però, si sono stabilizzati. Crede che ci siano ancora rischi di saturazione delle terapie intensive e dei reparti Covid?

«Se parliamo di Grosseto, in questo momento, con 12 ricoverati in malattie infettive e 2 in terapia intensiva, direi che la situazione è sotto controllo. Siamo lontani dalle fasi più nere della seconda ondata, ma anche dai numeri di fine estate, quando siamo tornati a 28 letti occupati. Il vaccino funziona, protegge dalle complicanze, il green pass ha dato un grosse impulso alla campagna di immunizzazione e questo si vede proprio in ospedale».

I ricoverati dunque sono persone non vaccinate?

«Per la maggior parte non sono vaccinati e quelli che lo sono hanno fatto la seconda dose più di sei mesi fa, con una notevole riduzione della copertura. Per questo ora è fondamentale procedere con la terza dose o si rischia di vanificare quanto fatto fin qui. Poi ci sono casi di persone molto anziane con tante altre patologie. Abbiamo ricoverati tra 50 e oltre 90 anni, con una media di circa 70 anni di età».

Il reparto di malattie infettive Covid dell'ospedale di Grosseto
Il reparto di malattie infettive Covid dell’ospedale di Grosseto

Le varianti sono il rischio maggiore nell’evoluzione della pandemia

La strada per sconfiggere il virus, quindi resta il vaccino?

«Abbiamo due armi, oltre al comportamento responsabile e il rispetto delle regole. La prima è il vaccino, che previene il contagio, rallenta la diffusione e la conseguente mutazione in nuove varianti, mentre, nel caso di contagio e sviluppo dell’infezione, limita le complicanze e il ricorso al ricovero. Quindi bisogna vaccinarsi senza esitazione, tanto più che ora le dosi ci sono, ci si vaccina pressoché ovunque e con accesso diretto. Non ci sono scuse, insomma»

E l’altra arma?

«Gli anticorpi monoclonali. La Asl la offre questa terapia a scopo profilattico ai pazienti contagiati per evitare che l’infezione progredisca. Sono persone curate a domicilio, non ricoverate, che vengono inviate al nostro ambulatorio dal medico di famiglia o dalle Usca (unità speciali di continuità assistenziale). Inoltre, utilizziamo gli anticorpi monoclonali associati ad altre terapie anche a scopo terapeutico nei pazienti ricoverati, con risultati molto positivi in termini di decorso della malattia».

Quale è secondo lei il rischio maggiore nell’evoluzione della pandemia?

«Le varianti del virus. Ne abbiamo viste molte e molto aggressive. Ora si parla della “Delta plus”, ma ne sappiamo molto poco e ancora la comunità scientifica non si è pronunciata. Fermare la circolazione del virus con i vaccini e comportandosi con attenzione è l’unica strada per impedire nuove varianti».

 

 

 

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