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Nasce il laboratorio sulla criminalità organizzata

A Gavorrano, dove negli anni ’80 vennero confinati alcuni collaboratori di giustizia, l’appuntamento con Avviso pubblico. Borghi: «La criminalità organizzata è ancora presente, ha solo cambiato modalità»
Massimo Borghi

GAVORRANO. Si torna a parlare di criminalità e mafie nel comune di Gavorrano dove il prossimo 2 marzo l’amministrazione comunale presenterà il progetto della costituzione di un Laboratorio-Osservatorio sulla grande criminalità organizzata. Nell’occasione saranno resi noti i risultati dei questionari che in questi giorni i residenti nel comune stanno compilando.

Già nel 2018, l’allora sindaco Andrea Biondi, organizzò un convegno al quale parteciparono tutti i sindaci delle Colline Metallifere, tutti facenti parte di Avviso Pubblico, l’organizzazione no profit che si occupa del fenomeno su tutto il territorio nazionale. Il comune di Gavorrano, dopo essere stato individuato negli anni ’80 come comune nel quale “confinare” alcuni collaboratori di giustizia, è quello che forse più attivamente sta continuando il monitoraggio e il contrasto a questo tipo di fenomeno sociale. Abbiamo parlato di questo con l’assessore Massimo Borghi tra le cui deleghe c’è quella alla legalità.

La percezione dei cittadini rispetto alle mafie

Assessore Borghi, vuole spiegarci meglio come si svolgerà l’iniziativa che state organizzando per il 2 marzo?

«Si tratta di una nuova iniziativa che rientra tra quelle previste da “Avviso Pubblico”. Il tema della criminalità organizzata e le azioni per contrastarla sono parte del programma elettorale. Questa volta partendo dalla base e cioè capire il livello di percezione delle mafie nella comunità. Questo rappresenta il primo, vero momento di antimafia sociale che, unitamente alla conoscenza del fenomeno ed alla cultura della legalità, costruiscono un baluardo formidabile alla penetrazione mafiosa sui territori, oltre ad essere un momento molto significativo di partecipazione civica».

Sappiamo che parteciperà anche il dottor Fabiano Santo, esperto in formazione il cui curriculum parla da solo…

«Sì, avremo l’onore di far coordinare l’iniziativa del 2 marzo da una persona preparatissima, il dottor Santo si occupa proprio della formazione sui temi del management pubblico e dell’ecologia relazionale. Ma è stato tante altre cose tra cui dirigente pubblico presso i Ministeri della pubblica istruzione e dell’Interno,  viceprefetto aggiunto per intraprendete l’attività di formatore e docente, ha insegnato comunicazione politico istituzionale presso l’università La Sapienza, facoltà di Sociologia e diritto degli enti locali presso l’Università Roma Tre. È componente di organismi di valutazione ed esperto sui temi della prevenzione della corruzione, trasparenza e privacy. E’ stato consulente della Camera dei deputati in materia di controllo amministrativo. Insomma, ha un’esperienza formidabile in questo campo che noi speriamo di poter utilizzare per agire nel modo più mirato ed efficace».

La presenza delle mafie in Toscana

Lei attualmente è anche coordinatore regionale di “Avviso Pubblico”; com’è la situazione in Toscana rispetto alla presenza della criminalità organizzata?  

«Purtroppo non buona. C’è una grossa presenza in varie parti della regione, specie quelle dove c’è più produttività e quindi più potenziale economico. La mafia moderna è intelligente. La mafia è un atteggiamento mentale e oggi il loro è un metodo fatto non di violenza, ma di collusione. I mafiosi di terza generazione oggi diventano imprenditori e fanno studiare i loro figli per renderli più operativi.  Oggi come oggi, queste persone ce le abbiamo come vicini di casa, in palestra, ovunque, perché sono perfettamente inseriti nel contesto in cui vivono. Quindi  è molto importante che tutti gli abitanti del comune si esprimano compilando il questionario anonimo, disponibile sul sito del comune, sui social o direttamente presso gli uffici comunali». 

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