GROSSETO. Non una semplice lezione di sport, ma una vera e propria riflessione sulla vita, sul sacrificio, sul talento e sulle proprie radici.
Luca Banchi, attuale commissario tecnico della Nazionale italiana di basket e uno degli allenatori più apprezzati del panorama europeo, è tornato nella sua Grosseto per incontrare gli studenti del Polo Aldi in una mattinata che ha lasciato il segno.
Il CT azzurro ha dialogato con le classi 3G, 4G e 5G del Liceo Scientifico Sportivo e con la 3A del Liceo Classico, alternando aneddoti personali, ricordi scolastici e riflessioni profonde sul percorso che lo ha portato dalla Maremma alle più importanti panchine internazionali.
Un incontro intenso, partecipato e spesso emozionante, nel quale il basket è diventato il punto di partenza per parlare soprattutto di crescita personale, fiducia e futuro.
Il ritorno nella palestra dove tutto è iniziato
Per Banchi non è stata una visita qualunque.
Entrare di nuovo nella palestra che lo ha visto crescere da ragazzo ha riportato alla memoria immagini, volti e momenti rimasti impressi nel tempo.
Il CT della Nazionale ha ricordato le assemblee studentesche, le prime partite, le amicizie nate tra quei corridoi e mai interrotte.
Un passaggio particolarmente sentito è stato dedicato al professor Righeschi, figura che, come raccontato dallo stesso Banchi, intuì molto presto che il suo futuro non sarebbe stato soltanto sul parquet da giocatore.
«Un allenatore, come un insegnante, deve essere prima di tutto un grande comunicatore», ha spiegato agli studenti.
Per Banchi, infatti, il rapporto umano viene prima di qualsiasi schema tattico.
«L’empatia è fondamentale. Se non entri in sintonia con le persone, non riesci a guidarle davvero».
La carriera internazionale e il valore dei sacrifici
Durante l’incontro, il tecnico grossetano ha ripercorso alcune tappe della sua carriera, costruita attraverso anni di lavoro, studio e continui sacrifici.
Dalla Toscana alla Serie A, fino alle esperienze internazionali in Grecia, Germania, Russia, Francia e Lettonia, Banchi ha raccontato agli studenti cosa significhi davvero inseguire un sogno professionale ad altissimo livello.
«Fare carriera non significa soltanto vincere. Vuol dire accettare rinunce, cambiare vita, adattarsi continuamente».
Parole che hanno colpito soprattutto i ragazzi dello Scientifico Sportivo, molti dei quali impegnati quotidianamente nel conciliare scuola e attività agonistica.
«La fiducia è il dono più grande»
Uno dei passaggi più forti dell’incontro è stato quello dedicato alla fiducia. Per Banchi, allenare significa soprattutto aiutare gli altri a credere nelle proprie capacità.
«Bisogna dare al giocatore, o alla persona, più fiducia di quanta lui stesso ne riponga in se stesso».
Una filosofia costruita negli anni e diventata il centro del suo modo di vivere il basket e i rapporti umani.
Il CT ha insistito molto anche sul concetto di appartenenza, sul valore del gruppo e sull’importanza dell’altruismo in qualsiasi ambiente, sportivo e non solo.
La Maremma come rifugio
Nel suo racconto è tornata spesso la Maremma. Banchi non ha nascosto quanto il legame con la propria terra sia stato fondamentale nei momenti più complicati della carriera.
«La mia famiglia mi ha dato le ali per volare e radici solide per tornare».
Una frase che ha dato anche il titolo all’incontro e che sintetizza perfettamente il rapporto del tecnico con Grosseto e con le sue origini.
Per Banchi, la Maremma rappresenta ancora oggi il luogo dove ritrovare equilibrio, serenità e autenticità.
La Nazionale e il senso della responsabilità
Parlando della recente nomina a commissario tecnico della Nazionale italiana, Banchi ha spiegato agli studenti di vivere questo incarico come il massimo onore possibile per un allenatore italiano.
Ma anche come una grande responsabilità. «Non la considero una vittoria personale. La vivo come l’opportunità di costruire qualcosa che possa essere ereditato da chi verrà dopo di me».
Un messaggio che ha colpito molto gli studenti, soprattutto per il modo in cui il CT ha descritto il ruolo: non come un punto di arrivo, ma come un passaggio da lasciare in eredità alle generazioni future.
Gli applausi finali
L’incontro si è concluso tra lunghi applausi e tante domande da parte dei ragazzi.
Gli studenti hanno ascoltato non solo uno degli allenatori più vincenti del basket italiano ed europeo, ma anche una persona capace di raccontare con sincerità le proprie paure, le cadute, i sacrifici e la necessità di restare sempre legati ai propri valori.
Per molti ragazzi presenti, quella di Luca Banchi è sembrata la dimostrazione concreta che anche partendo dalla provincia si possa arrivare ai massimi livelli internazionali senza perdere la propria identità.
Il curriculum di Luca Banchi
Nato a Grosseto il 1° agosto 1965, Luca Banchi è uno degli allenatori italiani più importanti degli ultimi decenni.
La sua carriera inizia nel settore giovanile del Basket Grosseto, prima delle esperienze a Firenze e Livorno. Con il Don Bosco Livorno conquista tre titoli nazionali juniores consecutivi, per poi iniziare il percorso da capo allenatore tra Serie A e Legadue.
La svolta arriva con la Mens Sana Siena, dove prima come vice e poi da head coach conquista numerosi successi nazionali.
Nel 2013 vince lo scudetto anche con l’Olimpia Milano, riportando il club milanese al titolo dopo anni difficili.
Successivamente allena in Germania, Grecia, Russia, Francia e Lettonia, vincendo anche la FIBA Intercontinental Cup con l’AEK Atene.
Nel 2023 viene premiato come miglior allenatore dei Mondiali FIBA dopo lo straordinario percorso compiuto con la Nazionale lettone.
Oggi è commissario tecnico della Nazionale italiana maschile di basket.






