GROSSETO. Tutto sembrava svolgersi con una naturalezza quasi abituale. Un’auto davanti alle pompe, il bagagliaio aperto, quattro taniche vuote già pronte.
Un uomo al telefono che aspetta, guardando verso l’ingresso del distributore.
Poi, pochi minuti dopo, un’altra macchina che arriva e si ferma sul retro del piazzale di un distributore di benzina in via Senese.
Da quell’auto scende Giovanni Policarpo, ex dipendente di Sei Toscana. In mano stringe un tovagliolo di carta. Dentro, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, ci sono due tessere carburante intestate alla società.
Prima i saluti, poi pochi gesti rapidi. Una tessera viene avvicinata al terminale della pompa e il carburante comincia a scendere. Prima nelle taniche, poi nel serbatoio di un’altra auto arrivata subito dopo.
La polizia osserva tutta la scena da vicino e interviene nel momento in cui il rifornimento è ancora in corso: sequestra le tessere, ritira il cellulare, prende gli scontrini e blocca le taniche appena riempite.
È da quella scena che nacque una delle indagini più particolari degli ultimi anni a Grosseto, coordinata dal sostituto procuratore Giampaolo Melchionna. Che, alla fine degli accertamenti della polizia, aveva chiesto il rinvio a giudizio di 28 indagati.
Una vicenda che martedì 17 marzo è tornata in tribunale, davanti alla giudice Agnieszka Karpinska, per l’udienza predibattimentale.
Carburante pagato da Sei Toscana e rivenduto a prezzo più basso
Secondo la procura, il meccanismo sarebbe andato avanti per anni. Giovanni Policarpo, grossetano di 34 anni, difeso dall’avvocato Thomas Vignoli, nel 2018 aveva lavorato per qualche mese per Sei Toscana. Una volta scaduto il suo contratto però, prima del novembre dell’anno dopo, era entrato di nuovo nel piazzale della sede dell’azienda di raccolta dei rifiuti a Civitella Paganico e aveva preso due tessere carburante aziendali, collegate a mezzi ormai dismessi ma ancora attive.
Ogni rifornimento finiva direttamente addebitato a Sei Toscana.
Il passaggio successivo, secondo l’accusa, era la rivendita del carburante a privati, con uno sconto che arrivava fino a 50 centesimi al litro rispetto al prezzo del distributore.
Una convenienza che, nel tempo, avrebbe attirato numerosi clienti abituali.
I soldi nascosti in casa e la dimensione economica dell’inchiesta
Quando la polizia andò a casa di Policarpo, trovò subito un elemento ritenuto decisivo dagli investigatori. Sotto la cucina, nascosti in un vano, c’erano 7.450 euro in contanti.
Nel cassetto della camera da letto vennero trovati altri 1.840 euro, sempre in contanti. In totale oltre novemila euro custoditi in casa, insieme a modiche quantità di hashish e marijuana.
Da lì partì il controllo completo sui movimenti delle due tessere.
Il risultato cambiò il peso dell’inchiesta: oltre 330mila euro di carburante addebitato complessivamente a Sei Toscana, una cifra molto più alta rispetto ai primi ammanchi segnalati dalla società.
La decisione del giudice: quasi tutti assolti nell’abbreviato
Molti dei 28 imputati hanno scelto il rito abbreviato, mentre in tre sono stati ammessi alla messa alla prova. Per quasi tutti il giudice ha pronunciato il non doversi procedere per particolare tenuità del fatto, riconoscendo la marginalità delle singole condotte contestate.
L’unica condanna è arrivata per Ciro Esposito, che è stato condannato a due mesi di reclusione e 400 euro di multa.
Per Giovanni Policarpo, Loti Babba, Constantin Neagu, Andrea Porcu, Vasile Iabanji il procedimento invece andrà avanti. I cinque imputati hanno scelto di fari giudicare con il rito ordinario, di fronte al giudice Sergio Compagnucci.
In aula si è costituita parte civile Sei Toscana, rappresentata dall’avvocato Romano Lombardi. La società è il soggetto direttamente danneggiato dall’intero sistema contestato, perché ogni rifornimento finiva addebitato ai conti aziendali.




