GROSSETO. Per anni il caso David Rossi è stato accompagnato da dubbi, polemiche televisive, commissioni parlamentari e ricostruzioni alternative. Ora arriva una sentenza che potrebbe segnare un punto di svolta, almeno su uno dei filoni giudiziari nati da quella vicenda.
Il tribunale di Genova ha infatti condannato gli inviati de Le Iene Antonino Salvatore Monteleone e Marco Occhipinti, insieme all’autore Davide Parenti, per diffamazione aggravata nei confronti del sostituto procuratore di Siena Nicola Marini, uno dei magistrati che si occupò dell’inchiesta sulla morte dell’ex capo della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena.
Il dispositivo è stato letto venerdì 17 luglio dalla giudice Paola Faggioni. Per ciascuno degli imputati è stata inflitta una multa di 6.000 euro, oltre al pagamento delle spese processuali. Il tribunale ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore del magistrato, che sarà quantificato in un separato giudizio civile. Le motivazioni saranno depositate entro 60 giorni.
La condanna per il servizio del 21 marzo 2019
La sentenza distingue nettamente i vari episodi contestati nel procedimento.
La condanna riguarda esclusivamente il servizio andato in onda il 21 marzo 2019 ai danni del pm Nicola Marini.
Per altri servizi televisivi trasmessi tra il 2017 e il 2018 il tribunale ha dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione, mentre per una puntata del 20 maggio 2019 Monteleone, Occhipinti e Parenti sono stati assolti perché il fatto non sussiste.
Laura Casarotto, responsabile del controllo editoriale di Italia 1, è stata invece assolta con formula piena.
L’accusa: il riferimento ai presunti “festini”
L’origine del processo risale ai servizi televisivi che Le Iene dedicarono alla morte di David Rossi.
Secondo il decreto di citazione a giudizio della Procura di Genova, nei servizi venivano ripetutamente collegati i presunti errori o le lacune investigative all’esistenza di presunti “festini” che avrebbero coinvolto magistrati senesi, ipotizzando che tali rapporti avessero potuto influenzare le indagini sulla morte dell’ex dirigente di Mps. Tra le persone offese indicate figuravano diversi magistrati della Procura di Siena, compreso Nicola Marini.
Sulla vicenda era stata istituita anche una Commissione parlamentare d’inchiesta
Il procedimento riguardava quindi la presunta lesione della reputazione dei magistrati attraverso quelle ricostruzioni televisive.
Il risarcimento in sede civile
Oltre alla condanna penale, il tribunale ha riconosciuto il diritto del pm Nicola Marini a ottenere il risarcimento dei danni.
L’entità economica non è stata ancora stabilita: sarà infatti un giudice civile a quantificarla in un procedimento separato, come disposto nel dispositivo della sentenza.



