La valle del Farma, dove la natura è padrona | MaremmaOggi Skip to content

La valle del Farma, dove la natura è padrona

Viaggio tra boschi monumentali, bagni rigeneranti e un castello medievale di straordinaria bellezza
Il torrente Farma (licenza CC BY-SA 4.0 Wikipedia – LigaDue)

ROCCASTRADA. Qui il tempo si ferma. L’aria, scendendo verso le rive del torrente Farma, si rinfresca e tutti torniamo più giovani. E loro, i giovani, scoprono spesso un mondo nuovo. Quello che racconta di quando gli abitanti dell’entroterra della Maremma, delle Colline metallifere, spesso scoprivano i primi bagni estivi non al mare, troppo lontano, ma proprio tra le acque fresche e rigeneranti di questo fiume.

I bagni non appartengono però solo alla storia. Tutt’ora le acque cristalline del Farma rimangono al centro di un’oasi dove potersi fermare e rinfrescare. Quella che oggi è la riserva naturale del torrente Farma (tra Monticiano e Roccastrada) comprende circa 1.500 ettari di valli e colline che circondano il corso d’acqua con fitta vegetazione e coltivazioni. Un luogo che sembra fatto apposta per escursioni, pic-nic, gite in compagnia e, appunto, bagni rigeneranti.

Una foto lungo il corso del torrente Farma

Un bagno rigenerante contro la calura estiva

Lambita da lussureggianti boschi di aceri, faggi e tassi, l’acqua scorre rapida e a tratti quieta lungo il suo percorso. Soprattutto nella parte mediana del torrente, si trovano i cosiddetti “Canaloni”, una serie di piccole piscine naturali, scavate nelle rocce, dove è possibile prendersi una pausa rigenerante immersi in un’acqua che riamane molto fresca anche in estate. La natura qui sembra al servizio di chi si vuol riposare. Sui massi levigati, c’è abbastanza spazio per stendere l’asciugamano o ricavarsi una seduta improvvisata, godendo della calma e della bellezza del luogo.

Un dettaglio dei “Canaloni”

Il Farma rimane tappa di ristoro anche per gli animali che popolano l’area: oltre a rappresentare per alcuni di loro una fonte di acqua, nel torrente vivono varie specie di pesci (cavedani, ghiozzi, barbi ecc.), parte della dieta di piccoli mammiferi come la martora o il gatto selvatico.

Il castello del Belagaio, silenziosa sentinella della bellezza

A sorvegliare dall’alto, su un crinale, c’è il castello del Belagaio. Fortificazione d’epoca medievale, nata con la famiglia Ardengheschi con lo scopo di controllare la zona a nord del fiume Ombrone, comprende una ben ristrutturata residenza padronale che si appoggia a una torre merlata.

Il castello ha una propria cappella, chiamata “cappella di San Leonardo” oppure anche più semplicemente “cappella del Belagaio“. Il complesso è stato ristrutturato, ma la torre merlata e quello che rimane della fortificazione, sono ben riconoscibili anche da lontano: il profilo della collina sulla quale sorge svetta sul panorama, avvolgendo l’area circostante sotto il mantello della storia.

Il castello del Belagaio

Il Belagaio si raggiunge passando da Roccastrada e proseguendo per Torniella, fino all’indicazione poco prima del bivio per il borgo di Piloni. Oppure passando da Casal di Pari, seguendo la strada che porta al cimitero e poi le indicazioni per Belagaio. 

Ecco come raggiungere I Canaloni

Da Grosseto, bisogna oltrepassare Roccastrada e raggiungere Torniella, lungo la vecchia strada per Siena. Poco più in basso, dopo il paese, superato il ponte sul Farma, si gira a destra in una strada sterrata che si segue per circa 3 Km fino a una catena che ne sbarra il passaggio.

A quel punto, si gira a destra e si può parcheggiare. Da lì, si percorre il sentiero ombroso che costeggia la strada chiusa dalla catena fino ad arrivare alle vicine rive del torrente. Il sentiero è pianeggiante ed è segnalato dalle righe bianche e rosse del Cai. Una volta avvertito il rumore dell’acqua, che il relax abbia inizio.

 

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