La musica, l'impegno e un orologio fermo: dieci anni senza Anna Olmi | MaremmaOggi Skip to content

La musica, l’impegno e un orologio fermo: dieci anni senza Anna Olmi

A dieci anni dalla scomparsa, figli e amici ricordano una madre, una commerciante e una donna di ideali
Anna Olmi nel suo negozio

GROSSETO. «Sono trascorsi dieci anni da quando la voce di Anna Olmi, è diventata memoria. Eppure essere qui oggi, insieme a Cristina e Cecilia, non è un semplice atto di ricorrenza, ma la conferma di un legame che il tempo non ha potuto recidere». È Alessandro a scrivere, il figlio di Anna. E lo fa con l’amore che lui e le sorelle Cristina e Cecilia hanno sempre riservato a loro madre. 

«Nonostante la distanza geografica che oggi ci separa, il ricordo di nostra madre continua a tenerci uniti. Un ricordo che non si è affievolito, ma che con il tempo si è fatto più consapevole e più profondo.

Un decennio non ha sbiadito l’immagine di una donna che ha fatto della propria esistenza un inno alla dignità, al sacrificio silenzioso e alla responsabilità quotidiana, vissuta sempre senza clamore».

L’armonia del dovere: il negozio di musica

Il pensiero corre inevitabilmente a quel negozio di musica che, per Anna Olmi, è stato molto più di un’attività commerciale. «È stato il luogo in cui ha consumato i suoi giorni con dedizione instancabile, dove la passione per la musica si intrecciava a un senso del dovere inflessibile.

Ricordiamo i sacrifici enormi e le ore infinite trascorse tra dischi, spartiti e strumenti per garantire a noi tre una vita dignitosa. In quel negozio mamma non vendeva solo musica: distribuiva gentilezza, offriva ascolto, regalava una parola buona a chiunque entrasse.

Ogni giornata di lavoro diventava così una sinfonia di resilienza. Ogni nota che è passata da quelle mura portava il segno della sua forza d’animo, la stessa che le ha permesso di crescerci da sola, senza mai farci pesare le sue preoccupazioni».

Una lezione di dignità fino alla fine

«Anche quando l’ombra del cancro ha cercato di spegnere la sua luce, mamma ha affrontato la malattia con la stessa composta fierezza con cui aveva affrontato le difficoltà della vita.

Non si è mai abbandonata all’autocommiserazione. Ci ha insegnato che la vera nobiltà risiede nel restare integri anche nel dolore più atroce, lasciandoci in eredità un esempio di coraggio che ancora oggi ci guida.

«La sua vita è stata uno spartito complesso, scritto con l’inchiostro del sacrificio e suonato con la grazia della generosità».

L’abbraccio silenzioso della città

«C’è un ricordo che io, Cristina e Cecilia custodiamo con particolare commozione – prosegue Alessandro e risale ai giorni del suo ultimo commiato. Restammo colpiti dalla moltitudine di persone accorse per renderle omaggio.

Quella folla silenziosa e partecipe ci fece comprendere quanto profondo fosse il segno che mamma aveva lasciato nel cuore di Grosseto.

In molti si avvicinarono per raccontarci un aneddoto o un gesto di gratitudine. Scoprimmo una mamma che, nel silenzio del quotidiano, era stata sostegno per tanti, seminando bene senza mai cercare riconoscimenti. In quel momento capimmo che la sua vita non era stata solo nostra, ma patrimonio di un’intera comunità».

I nipoti, la memoria che cammina

«Oggi quell’eredità non appartiene solo al passato, ma cammina sulle gambe dei suoi nipoti – scrive Alessandro – Raccontiamo loro chi era nonna Anna, della sua tempra, del suo amore per il bello, del modo in cui affrontava il mondo a testa alta.

Vedere nei loro occhi lo stupore e l’orgoglio per una donna che non hanno potuto conoscere davvero è il modo più autentico in cui la sua anima continua a vivere.

Mamma vive nel rigore morale e nella sensibilità di Cristina e Cecilia, e nella mia costante ricerca di onorare il suo nome. Siamo noi tre, uniti come lei ci ha insegnato, il testamento biologico e spirituale di una vita spesa per gli altri».

Il ricordo dell’amico: «lei, liberale e massone»

Non sono solo i figli a rendere omaggio ad Anna Olmi. C’è anche un suo caro amico, che preferisce restare anonimo a raccontare la straordinarietà di questa donna.

«Ringrazio Cristina, Alessandro e Cecilia per avermi dato la possibilità di ricordare la loro mamma Anna Olmi, nel decennale del suo passaggio alla vita immateriale – scrive – ed avermi chiesto di ricordarla attraverso due episodi particolari, di cui solo in pochissimi oltre a loro sono a conoscenza.

Con Anna eravamo – siamo – molto amici: era orgogliosamente liberale da sempre, fu orgogliosamente Massone negli ultimi venti anni circa della sua vita terrena. Era infatti affiliata alla Gran Loggia d’Italia, l’unica Obbedienza Massonica italiana che ammette al suo interno le donne. Per lei, come per chiunque aderisca alla Massoneria con il dovuto mero spirito di ricerca interiore e di rapporto con la Trascendenza, fu un’esperienza esaltante ed arricchente: nonostante il male che possano pensare della Massoneria i suoi detrattori, o per ignoranza o per pregiudizio. È comunque il caso di ricordare che nella Massoneria solo le Obbedienze riconosciute a livello internazionale sono dette “regolari” (il Grande Oriente d’Italia e la Gran Loggia d’Italia , ad esempio) ed operano nel pieno rispetto della legalità: comprese le ipotesi in cui debbano espellere affiliati che, al contrario, si collochino al di fuori di essa».

Con mia moglie ed un altro amico fummo pure ospiti, perché invitati da Cristina Alessandro e Cecilia, nella Tornata Funebre a lei dedicata dalla sua Loggia.

L’orologio fermo sull’ora della sua morte

Chi conosceva Anna ben conosceva la sua profonda e curiosa cultura musicale, e non solo: soprattutto, ne apprezzava la spontanea generosità e la convinzione nelle sue battaglie ideali, anche nel mondo associativo dell’Ascom. 

«Ma Anna volle lasciare, a me e alla mia famiglia, un segno tangibile del suo affetto e della sua presenza – prosegue l’amico di Olmi – Con mia moglie la salutammo, come ogni giorno durante il suo ultimo ricovero, la sera prima del suo trapasso, col rinnovato impegno che saremmo tornati a trovarla l’indomani.

La mattina presto di quel 26 gennaio, poco prima delle 6, mia moglie la sognò che la salutava mentre stava lavorando a maglia, cosa assolutamente inusuale per lei: ma forse stava ad indicare che finalmente poteva rilassarsi?

Comunque, appena sveglio cioè poco dopo le 6, e dopo aver sentito il racconto del sogno, appena acceso lo smartphone mi arrivò un sms da Cristina che mi comunicava il decesso.

Ebbene, qualche anno prima Anna ci aveva regalato un orologio da tavolo, che aveva sempre funzionato regolarmente – come anche la sera del 25 gennaio del 2016. Ma nel primo pomeriggio di quel 26 notai che l’orologio si era fermato, e segnava proprio l’ora in cui Anna aveva lasciato questa sua vita terrena.

L’orologio regalato da Anna Olmi

Chi sia ateo, agnostico o semplicemente scettico ricondurrà la cosa ad una semplice e banale coincidenza. Chi, invece e come me, crede che siamo qualcosa di più e di meglio della forma materica in cui ci troviamo temporaneamente costretti, è certo che il sogno e il fermarsi dell’orologio non furono due coincidenze, ma insieme il saluto di Anna e il suo voler restare presente nelle nostre vite, anche solo simbolicamente.

Chi è scettico parlerà di coincidenza. Chi crede che la vita non si esaurisca nella materia vi leggerà un ultimo, delicato saluto».

Un ricordo che non si spegne

«A dieci anni di distanza siamo convinti che Grosseto ricordi ancora Anna Olmi come una donna esemplare. Noi la ricordiamo come il nostro eterno punto di riferimento.

Il negozio è chiuso, la musica è finita, ma l’eco della sua bontà continua a risuonare, forte e chiara, nei nostri cuori».

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