GROSSETO. Era nei trecento invitati nell’albergo sfavillante. Suggestione ai massimi livelli, occhi umidi, consapevolezza di essere nel posto giusto.
A legittimarla 30 anni di lavoro in Figc guidando per l’intera Toscana. Non c’erano inverni o estati, pioggia o sole, feste comandate, compleanni o ricorrenze, che lo potessero fermare. Dove c’era uno stadio, un semplice terreno recintato, due porte e un pallone lui c’era, presente e operoso. Lui è Enzo Carducci di Roccastrada (6-12-1946), dal 2002 commissario di campo fino all’Eccellenza. Alle spalle un trascorso di selezionatore della rappresentativa provinciale di Grosseto.
La lettera
La lettera era arrivata improvvisa, una perla naturale, silenziosa, splendida. Un groppo alla gola istintivo, liberatorio: “Diploma di benemerenza al dirigente federale 20 anni”, in calce le firme di Giancarlo Abete presidente della Lnd e Gabriele Gravina, presidente della Figc. In un attimo tutte le privazioni, i disagi, le rinunce, i chilometri si sono colorati di rosso vivo, i vertici del calcio si erano accorti di lui richiudendo in uno scrigno d’oro tutto il silenzio con cui aveva condiviso il tempo. Carducci è un uomo schivo, dotato di valori senza intervalli, prezioso per gli altri, umile e bravo.

La moglie Tamara: «Questa casa è una galleria»
Abita in una casa che contiene il passato, tutto. In un attimo il tavolo diventa una rassegna di giornali, ritagli, fotografie, lettere. «Viviamo in un museo» sintetizza la moglie Tamara con un sorriso. «A tutto questo lei ha dato valore e amore» replica Enzo allargando le braccia sul mare dei ricordi. Ad ogni aneddoto, reminiscenza o menzione Enzo si alza, sparisce per poi ritornare con nuove cartelle, plichi, che odorano di ieri.
«Questo sono io»
«Il mio ingresso in federazione risale all’ottobre del 1993 come selezionatore della rappresentativa provinciale – rispolvera Carducci – mi muovevo senza fermarmi mai, osservavo, discutevo, prendevo appunti, decidevo. Tutte le società mi sono sempre state vicine con collaborazione e affetto. Di questo le ringrazio ancora, senza questo apporto generale il mio lavoro non sarebbe decollato».
Da sotto il muro di carta estrae un giornale, lo apre come un frammento di se stesso. «Era il giugno del 2002 – evidenzia – battendo Lucca per 1-0 il nostro comitato provinciale vinse il Trofeo Toscana. Era la prima volta, di questo ne sono fiero. Fu una gioia per tutti, dal consigliere regionale Sergio Franchini, al presidente Gianni Canuti, il segretario Fabrizio Comandi e Pietro Buso, addetto al tesseramento. Una soddisfazione enorme».
La zona d’ombra arriva nel 2014: «Fui allontanato dal comitato Figc – Enzo abbassa la voce – senza una spiegazione logica, senza motivi. La mia coscienza mi ha sempre sollevato lo spirito, non avevo fatto niente e non ho mai capito quali fossero le origini della decisione. Comunque sono uscito in punta di piedi senza rancori. Nel luglio del 2025 sono stato di nuovo integrato in delegazione. Ma non sono mai tornato nell’argomento. Questo riconoscimento della Figc, poi, ha contribuito molto a onorare la mia carriera i cui fondamentali sono stati serietà, umiltà e competenza. Non mi sono mai vantato dei miei traguardi, non mi sono mai mostrato con superbia, ho sempre lasciato agli altri il giudizio del mio operato».
«Le mie maglie»
Enzo prosegue accarezzando il passato: «Ho iniziato a giocare a pallone quando avevo 13 anni indossando le maglie del Marina, Grosseto, Sauro. A Gavorrano rimasi 2 anni inaugurando lo stadio Malservisi, oggi anche Matteini. Bello il periodo, 4 stagioni, passate con la Massetana. Nel 1966 ero nel Piombino. Ho chiuso nel 1975 a Sticciano».

La consegna di Zoff
«C’era tutta Italia nel bellissimo albergo di Roma – Carducci torna alla premiazione – praticamente dal Friuli fino a Punta Rais. L’attestato me lo ha consegnato personalmente Dino Zoff, anche lui viene dai dilettanti. Un istante di grande commozione tra gli applausi di Abete e Gravina. Desidero ringraziare tutti quelli che, in segreto, hanno proposto il mio nome alla Figc. Per il resto – termina – continuerò a viaggiare per la Toscana portando con me i nomi della Maremma e di Grosseto».



