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Irreprensibile fuori, violento in casa: condannato

Descritto da tutti come un padre amorevole e un marito attento, faceva stare moglie e figlia al freddo per risparmiare e picchiava ripetutamente la donna. Con un pugno le ha fatto saltare i denti, tanto da dover mettere la dentiera
Il tribunale di Grosseto

GROSSETO. Irreprensibile fuori da casa, violento una volta chiusa la porta. Dottor Jekyll e mister Hyde, a seconda di chi lo descriva. È il caso finito di fronte al giudice per l’udienza preliminare Sergio Compagnucci che ha condannato un uomo di 57 anni a un anno e sei mesi. Difeso dall’avvocato Roberto Cerboni, l’uomo è finito a processo con l’accusa di maltrattamenti nei confronti della moglie

Il pm Carmine Nuzzo, aveva chiesto l’assoluzione. 

Colpisce la moglie con un pugno e le fa saltare i denti

«Fuori tutti dicono che è simpatico, che è bravo. Ma quando è a casa, è un’altra persona».

Sono state le parole della figlia dell’uomo, pronunciate durante l’incidente probatorio che si è svolto davanti al giudice, a spiegare, con la sofferenza provata dalla ragazza, quello che la giovane aveva dovuto subire fin da bambina. Episodi di violenza, anche davanti a lei. 

La ragazzina, alla quale era stata diagnosticata una malattia che la costringe alla dialisi, ha spiegato, tra le lacrime, che sì tutti volevano bene a suo padre e lo consideravano un uomo esemplare. Ma che in realtà, tante volte aveva visto i segni delle botte sul volto di sua madre

Anche quando, nel 2008, l’aveva colpita con un pugno alla bocca e le aveva fatto saltare i denti, costringendola a indossare la dentiera

La famiglia aveva cambiato diverse abitazioni. E ogni volta, le liti tra marito e moglie erano sempre esplose per motivi economici. 

Costretta a tenere il riscaldamento spento per non spendere

Liti che scoppiavano perché alla donna veniva imposto di tenere il riscaldamento spento per non spendere, o di accenderlo per poche ore al giorno. 

La situazione tra loro era precipitata quando l’uomo aveva scoperto la malattia della figlia. Era lui che accompagnava la bambina al Meyer, era lui che aveva imparato ad utilizzare e gestire i dispositivi medici dei quali la piccola aveva bisogno.

E proprio per quello, quando è stato stato sentito il medico che ha in cura la ragazzina, ha detto al giudice che il 56enne era un padre amorevole e attento e che non aveva mai visto l’uomo avere atteggiamenti di prevaricazione.

Lo stesso hanno detto tutte le altre persone con cui l’uomo aveva rapporti: il suo datore di lavoro, il medico curante della famiglia, la proprietaria della donna che aveva affittato la casa alla famiglia. 

Tutti avevano confermato che quell’uomo era una persona perbene. Ma i racconti della moglie, picchiata più volte, e della figlia, che aveva dovuto subire le liti tra suo padre e sua madre, erano stati di ben altro tenore. 

Chiusa la porta di casa, la vita di mamma e figlia si trasformava in un incubo

Sebbene il pm abbia chiesto l’assoluzione dell’uomo, così come il suo avvocato, il giudice Sergio Compagnucci ha condannato il 56enne a 1 anno e 4 mesi. Il processo è stato celebrato con il rito abbreviato. 

L’uomo dovrà ora fare un percorso di recupero, due volte alla settimana, in un centro per uomini violenti. Il 56enne è stato condannato anche al pagamento di 1.400 euro per le spese di lite. La donna si è costituita parte civile, assistita dall’avvocata Erika Vivaldi di Livorno: il risarcimento sarà stabilito dal giudice civile. 

 

 

 

 

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