Infermieri, crescono gli iscritti all’albo: anche a Grosseto aumenta la fascia 31-35 anni | MaremmaOggi Skip to content

Infermieri, crescono gli iscritti all’albo: anche a Grosseto aumenta la fascia 31-35 anni

I dati Fnopi mostrano un interesse crescente dei giovani per la professione infermieristica. Grechi: «Segnale positivo, ma servono nuove politiche per affrontare i pensionamenti»
Nicola Draoli e Luca Grechi

GROSSETO. Crescono gli iscritti all’albo degli infermieri e, soprattutto, aumentano le fasce più giovani. È il quadro che emerge dai dati elaborati dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche, basati sull’albo unico nazionale e aggiornati al 31 dicembre 2025.

Un segnale incoraggiante per una professione che negli ultimi anni ha vissuto profonde trasformazioni e che oggi torna ad attrarre nuove generazioni, pur in un contesto segnato dal progressivo invecchiamento del personale sanitario.

Oltre 461mila infermieri iscritti in Italia

Negli ultimi sei mesi del 2025 il saldo tra nuovi iscritti e cancellazioni è stato positivo: la professione infermieristica ha registrato una crescita di 139 unità, portando il numero complessivo degli infermieri iscritti in Italia a 461.452.

A livello nazionale, la fascia di età 31-35 anni continua ad aumentare fino a rappresentare il 10% del totale degli iscritti, superando quella dei 36-40 anni (9,5%). Seguono le fasce 41-45 anni (7,5%) e 46-50 anni (7%).
Un trend che conferma come l’ingresso dei giovani stia tornando a essere un elemento strutturale della professione.

Grosseto: giovani in crescita, ma prevalgono gli over 55

La tendenza si riflette anche sul territorio maremmano. In provincia di Grosseto, gli infermieri iscritti sono 1.735 e la fascia 31-35 anni raggiunge l’8% del totale, con 143 professionisti, pur con un ritmo di crescita più contenuto rispetto alla media nazionale.

«Un dato che dimostra come la professione sia in grado di attrarre e suscitare l’interesse delle nuove generazioni e che ci fa ben sperare per il futuro», commenta Luca Grechi, presidente dell’Ordine delle professioni infermieristiche di Grosseto.

Resta però evidente lo squilibrio anagrafico: la fascia più rappresentata è quella 56-60 anni, con 325 professionisti, pari al 19% del totale. Un dato nettamente superiore rispetto ai giovani tra i 31 e i 35 anni.

Pensionamenti in arrivo: un tema centrale per il territorio

Un altro elemento che emerge con forza riguarda la fascia 61-65 anni, composta da 234 infermieri in provincia di Grosseto.
«È un dato che deve far riflettere – sottolinea Grechi – perché nei prossimi anni il territorio dovrà fare i conti con un’importante ondata di pensionamenti, che va gestita con nuove politiche e con il reclutamento di nuovo personale».

Nel dettaglio, tra gli iscritti all’Opi Grosseto il 7% appartiene alla fascia 36-40 anni, il 9% a quella 41-45 anni e il 6,5% alla classe 46-50 anni, a conferma di una struttura anagrafica ancora fortemente sbilanciata verso le età più alte.

Il quadro nazionale: crescita dei giovani, ma categoria che invecchia

Secondo Nicola Draoli, vicepresidente di Opi Grosseto e consigliere nazionale Fnopi, «a livello nazionale la crescita di 7 punti percentuali, con oltre 3mila nuovi ingressi nella fascia 36-40 anni, segnala un rinnovato interesse per la professione e una piena maturità professionale».

Resta però il problema dell’invecchiamento: gli iscritti tra i 61 e i 65 anni sono aumentati del 9,8%, mentre la fascia over 66 segna un +14,8%. La curva demografica mostra una forte presenza dei nati negli anni ’70, appartenenti alla Generazione X, mentre dopo un calo con la Generazione Y torna a crescere con i 35enni della Generazione Z, nati negli anni ’90.

Parlare ai giovani per garantire il futuro della sanità

«Questi dati indicano chiaramente la strada da percorrere – conclude Grechi –: continuare a parlare della professione infermieristica, raccontandone le aree di intervento, gli sbocchi e le possibilità di specializzazione».

Per Grosseto e la Maremma, la crescita dei giovani iscritti rappresenta un segnale positivo, ma non sufficiente da solo: senza politiche strutturate di reclutamento e valorizzazione, il rischio è che l’ondata di pensionamenti metta in difficoltà il sistema sanitario locale. Un tema che riguarda non solo gli infermieri, ma l’intera tenuta dei servizi sanitari sul territorio.

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