Il rigassificatore resta in porto: è scontro tra Governo e territorio | MaremmaOggi Skip to content

Il rigassificatore resta in porto: è scontro tra Governo e territorio

Il Governo Meloni conferma il rigassificatore a Piombino tramite decreto. Esplode la protesta dei comitati: «Normative calpestate». Il sindaco Ferrari: «Proroga tecnica»
Il rigassificatore nel porto di Piombino: la richiesta è che resti almeno fino al 2029
Il rigassificatore nel porto di Piombino

PIOMBINO. Il rigassificatore resta in porto per decreto legge. Così è stato stabilito dal Governo Meloni. In effetti lo scriviamo da tempo che la decisione era questa e che la politica, da una parte e dall’altra, si stesse preoccupando solo di non restare con il cerino in mano.

Profonda delusione dei comitati che intervengono con una nota amara «Il Governo Meloni scavalca ogni normativa italiana ed europea e francamente se ne infischia».

Francesco Ferrari, sindaco di Piombino, specifica: «Si tratta di una proroga di natura tecnica, pensata per garantire la continuità operativa del rigassificatore nell’attesa che venga assunta una scelta conclusiva sul suo futuro». 

Con un decreto legge, il Governo Meloni ha stabilito che la nave rigassificatrice resterà nel porto toscano. Una mossa che ha l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza nazionale, ma che ha sollevato un muro di indignazione da parte dei comitati cittadini e una reazione cauta, seppur ferma, dell’amministrazione locale.

Il decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32

Il testo è contenuto al punto 5 dell’articolo 10  del decreto-legge 11 marzo 2026, n. 32, pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Allo scopo di assicurare la continuità degli approvvigionamenti funzionali alla sicurezza energetica nazionale, gli impianti di rigassificazione di gas naturale liquefatto in esercizio sulla base di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio, in scadenza entro il 31 dicembre 2026 e per i quali, alla data del 30 giugno 2026, sia stata presentata un’istanza di rinnovo, proroga o nuova
autorizzazione, anche in altro sito, continuano a operare sulla base dell’originaria autorizzazione e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, fino alla conclusione del procedimento di rinnovo, proroga o nuova autorizzazione.
Qualora sia prevista la realizzazione di opere per il mantenimento ovvero l’esercizio degli impianti di cui al primo periodo in altro sito, l’efficacia dell’autorizzazione originaria e dei correlati atti di assenso, ivi compresa l’autorizzazione integrata ambientale, è prorogata sino all’ultimazione delle opere medesime, fermi restando gli adempimenti di cui al decreto del Presidente della Repubblica 1° agosto 2011, n. 151 e al decreto legislativo 26 giugno 2015, n. 105.

La crisi internazionale nel Golfo, i blocchi sullo stretto di Hormuz, le difficoltà complessive per l’approvvigionamento di gas hanno accelerato un percorso che, comunque, il Governo aveva iniziato da tempo, con piccole ammissioni, come quella del ministro Pichetto Fratin a Saturnia, e segnali che sarebbe bastato un decreto per scavalcare tutto e lasciare la nave in porto a Piombino. E il decreto, infatti, è arrivato. E l’impressione è che, a breve, sarà sanata anche la questione relativa alle scadenze delle autorizzazioni.

Piombino, dove peraltro parte delle categorie economiche vedono di buon occhio la nave in porto, dovrebbe fare una battaglia comune per avere compensazioni vere, che potrebbero dare ossigeno a un territorio in affanno.

Giusto o ingiusto che sia, quella nave starà ancora a lungo nel porto. Si tratta di un porto in un contesto industriale, al centro dell’Italia, con i collegamenti alla rete già fatti. E anche se in tanti si affannano a dire che il rinnovamento del gasdotto Piombino-Livorno sia scollegato, viene difficile pensare che Snam ci stia spendendo decine di milioni proprio adesso senza la certezza di ammortizzare il grosso investimento nel tempo. Vero, ci potrebbe passare anche altro. Ma a Piombino che possa passare da quei tuboni non si produce, al momento, nient’altro che il gas.

Il nodo della questione

Francesco Ferrari ha cercato di inquadrare il provvedimento in un ambito puramente gestionale. «Si tratta di una proroga di natura tecnica – ha spiegato Ferrari – pensata per garantire la continuità operativa del rigassificatore nell’attesa che venga assunta una scelta conclusiva sul suo futuro».

Secondo il Comune, il meccanismo è strettamente legato alla definizione delle procedure autorizzative: una sorta di “limbo” burocratico necessario mentre si valuta se rinnovare l’autorizzazione, concedere una proroga temporanea o procedere con il tanto atteso trasferimento in altro luogo.

«È evidente che una decisione di questo tipo arrivi in un contesto internazionale delicato, dove la sicurezza degli approvvigionamenti è centrale» ammette Ferrari, ribadendo però che la contrarietà dell’amministrazione resta immutata.

L’impressione, però, è che la nave resterà ancora a lungo a Piombino. E anche il sindaco, infatti, contempla l’ipotesi.

«Qualora, in un’ipotesi che auspichiamo non si concretizzi, l’impianto dovesse rimanere, il Comune continuerà a svolgere fino in fondo il proprio ruolo istituzionale: vigilare con la massima attenzione sul rispetto delle norme e delle condizioni di sicurezza, a tutela della città e dei suoi cittadini, indipendentemente dalle decisioni che il Governo riterrà di assumere».

L’ira dei comitati: «Uno schiaffo alla democrazia»

Toni diametralmente opposti quelli dei gruppi Gazebo 8 giugno, Comitato La Piazza, Comitato Salute Pubblica, che parlano di una vera e propria «violenza» subita dal territorio. In una nota congiunta, i comitati esprimono profonda amarezza e dolore.

«Il Governo Meloni scavalca ogni normativa italiana ed europea e francamente se ne infischia». 

Il punto più critico sollevato dai cittadini riguarda l’assenza di garanzie ambientali e procedurali:

«Questo Governo passando sulla testa dei cittadini ha stabilito che in un momento così delicato questo obiettivo sensibile deve restare nel nostro porto, senza autorizzazione , senza Via e senza Aia. Esprimiamo la nostra delusione, amarezza, preoccupazione, anche dolore. Hanno stabilito che questo obiettivo sensibile deve restare nel nostro porto sine die, passando sopra la testa dei cittadini» denunciano i comitati.

I comitati: «Ma quale proroga tecnica?»

La polemica si sposta poi sul piano politico interno. I comitati chiamano in causa direttamente Ferrari, ricordando il suo ruolo di esponente locale del partito della Meloni. La richiesta è chiara: non limitarsi a vaghe rassicurazioni sui controlli, ma agire con atti concreti, politici e amministrativi per difendere la città dall’imposizione.

Per ora, il sindaco assicura che il Comune continuerà a vigilare con la massima attenzione sul rispetto delle norme di sicurezza, ma per i cittadini di Piombino la “sorveglianza” non basta più: chiedono che la parola “fine” alla presenza della nave nel porto venga scritta nero su bianco.

Autore

Riproduzione riservata ©

pubblicità

Condividi su