PIOMBINO. Il velo di ambiguità sulla permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino si è definitivamente squarciato.
Durante il “Forum in Masseria” alle Terme di Saturnia, il ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rilasciato dichiarazioni che segnano un punto di non ritorno politico: «Al momento l’autorizzazione va prorogata perché non c’è una soluzione alternativa pronta», ha affermato il ministro, ufficializzando di fatto la volontà del Governo di mantenere l’impianto oltre la scadenza dei tre anni.
Pichetto Fratin ha poi rincarato la dose citando il governatore Giani sulla “moda dei comitati per il No” e ribadendo la centralità del gas, che incide per il 70% sulla formazione dei prezzi, per la sicurezza energetica nazionale, in attesa di una futura transizione verso il nucleare.
Una cosa è chiara. Al di là delle implicazioni giuridiche sull’autorizzazione, che qualcuno adesso sta ribadendo, al di là delle sentenze del Tar e degli accordi presi con le istituzioni locali e con la città, al di là dell’impegno costante e incessabile dei comitati, il Governo ha fatto capire che basta un decreto per ribaltare il tavolo.
E se l’emendamento al Milleproroghe è saltato, alla prossima occasione il decreto sarà fatto. La decisione è presa da tempo e tutta la politica, da una parte e dall’altra, lo sa.
Tutto questo in attesa di una nuova location che, anche questo deve essere chiaro, al momento non c’è. E l’impressione è che neppure si cerchi.
Quindi la battaglia adesso dovrebbe spostarsi sulle compensazioni, sul “pagamento del prezzo” per Piombino per questa scelta caduta dall’alto. Compensazioni che potrebbero dare ossigeno alla crisi industriale della città, tanto che la permanenza della nave in porto è vista di buon occhio da una parte dell’economia cittadina.
In fondo la nave è un’industria e, a essere maligni, una delle poche che funziona.
Qui sotto alcune posizioni opposte sulla vicenda, quella dei 5 Stelle e di Appello per il lavoro. Poi quella dei comitati.
I 5 Stelle: vincolo non negoziabile
Secondo gli esponenti del M5S, però, l’autorizzazione originaria (140/2022) e l’intesa siglata con la Regione Toscana parlano chiaro: il limite dei tre anni è un confine invalicabile.
«Il fallimento o lo stallo dell’iter per lo spostamento in Liguria non può diventare un pretesto per trasformare un impianto temporaneo in una servitù definitiva per Piombino – dichiarano in una nota Zucconi e Cucinotta -. Le procedure d’urgenza che nel 2022 hanno permesso di saltare la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) oggi non hanno più ragione d’essere: non siamo più in una crisi di approvvigionamento tale da giustificare deroghe alle normative ordinarie».
Allarme salute e sicurezza
Il Movimento sottolinea come il via libera dell’Istituto Superiore di Sanità fosse condizionato proprio alla brevità dell’esposizione agli inquinanti per la popolazione (3 anni). Prolungare l’attività significherebbe ignorare deliberatamente i rischi sanitari in un porto “dentro la città”, situato a pochi metri dalle abitazioni, dalle stazioni marittime e da flussi passeggeri tra i più alti d’Italia.
Il “sequestro” della banchina
Oltre ai rischi per la salute, il comunicato punta il dito contro il danno economico. La presenza della nave starebbe “sequestrando” una banchina pubblica strategica, costata milioni di euro alla collettività.
«Questa occupazione impedisce la diversificazione commerciale e i progetti di reindustrializzazione necessari al futuro della città» spiegano i rappresentanti del Movimento, contestando l’interpretazione di Snam secondo cui la semplice richiesta di riesame dell’AIA permetterebbe di proseguire l’attività.
L’appello al ministero
Insieme al Comitato di Salute Pubblica, che ha inviato le proprie osservazioni formali al Ministero dell’Ambiente (MASE), al Commissario Straordinario e al sindaco di Piombino, il M5S chiede con forza di respingere l’istanza di Snam.
«La tollerabilità di questo impianto è legata esclusivamente alla sua temporaneità. Chiediamo la rimozione della nave rigassificatrice entro i termini stabiliti. Sicurezza e salute non sono, e non saranno mai, merce di scambio».
Appello per il lavoro: «Rischiamo di perdere un’occasione»
«Mentre la politica riscopre l’ovvio con un pizzico di teatralità – scrive Pablo Cinci -, noi di “Appello per il Lavoro e lo Sviluppo” preferiamo guardare i numeri e il futuro del nostro porto. Ecco perché la vera “meraviglia” non è la nave, ma l’occasione che rischiamo di perdere».
La strana meraviglia e il realismo d’ormeggio
«C’è qualcosa di profondamente teatrale nel modo in cui la politica, a fasi alterne, riscopre l’ovvio con il candore di chi cade dal pero. L’ultima rappresentazione va in scena a Piombino, dove le recenti dichiarazioni del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, sulla permanenza della nave rigassificatrice Italis Lng oltre il luglio 2026, sembrano aver sollevato un polverone di meraviglia».
«Eppure, a guardare i fatti con la lente del realismo, lo stupore appare decisamente fuori luogo: si tratta, molto banalmente, di un’affermazione di buon senso. Siamo onesti: in un quadro geopolitico che assomiglia sempre più a un campo minato e con un’emergenza energetica che non accenna a fare le valigie, per quale bizzarra ragione il Paese dovrebbe privarsi di un asset strategico? Parliamo di un impianto che, non solo è il più utilizzato in Europa, ma che gode della “comodità” – e della sicurezza – di trovarsi in un porto anziché in mare aperto. Rinunciarvi oggi sarebbe come spegnere l’interruttore mentre la stanza è ancora al buio».
Il porto di Piombino vive in gran parte di questo
«C’è poi un dettaglio, per nulla trascurabile, che i cultori del “no a prescindere” tendono a dimenticare: il porto di Piombino vive, in gran parte, di questo. La movimentazione di rinfuse liquide rappresenta oggi il 35% dei traffici portuali. Interrompere questo flusso senza un piano B non è una scelta ambientale, è un esercizio di autolesionismo economico di cui il territorio farebbe volentieri a meno».
«La vera “macchia” di questa vicenda, tuttavia, non è lo scafo della nave, ma l’incapacità delle istituzioni locali e regionali di incassare il dividendo della propria rilevanza. Mentre ci si perde nelle secche di un populismo ambientalista da manuale, si rischia di veder sfumare l’ennesima occasione per trasformare la sicurezza energetica nazionale in benessere territoriale».
«Sono molte le cose da fare»
«Il piatto piange, e l’elenco delle “cose da fare” è lungo: il potenziamento delle banchine, vitale per l’acciaieria Metinvest-Danieli. Il completamento, quasi mitologico, della SS 398. Le bonifiche del sito industriale».
«Il tema non è, come qualcuno vorrebbe farci credere, su chi cadrà la responsabilità politica della permanenza del rigassificatore. La vera domanda, quella che resterà scritta nei verbali della storia di questo territorio, è un’altra: chi si prenderà la colpa di aver fatto perdere a Piombino, per l’ennesima volta, l’appuntamento con la sua possibilità di rilancio?»
«La meraviglia, quella vera, sarebbe riuscire finalmente a scegliere lo sviluppo… magari evitando di cadere dal pero».
I comitati: «La politica risponda al ministro Pichetto Fratin»
Questa invece la dura nota di Gazebo 8 giugno, comitato La Piazza della Val di Cornia Piombino e del comitato Salute pubblica-
«Dopo il giochino momentaneamente sventato dei due deputati di FI che hanno cercato di introdurre un emendamento nel Milleproroghe, Pichetto, che non risponde neanche alle Pec, va in televisione e durante una qualunque trasmissione afferma che il nostro rigassificatore sarà oggetto di una proroga».
«Come se fosse la cosa più normale del mondo prorogare la permanenza di un impianto del genere, magari senza Via, senza pareri tecnici e senza Aia. Ora, la Via ce l’hanno rubata anche tre anni fa, millantando un’emergenza che non c’era, ma i pareri tecnici favorevoli anche se molto condizionati c’erano e c’era pure l’autorizzazione integrata ambientale».
«A luglio 2026 i pareri scadono e il procedimento non è ancora partito. A maggio 2026 l’Aia scade e Snam ha presentato in ritardo l’istanza di rinnovo. A luglio 2026 una sentenza dice che l’impianto deve lasciare il porto o smettere di rigassificare. E allora cosa vuole fare il funambolico Pichetto?»
«Come pensa di prorogare la permanenza senza violare leggi, normative comunitarie e financo la Costituzione? Non lo sappiamo. Aspettiamo un atto, magari per impugnarlo, magari per presentare una denuncia, per ora ci pare che si faccia correre la voce e si aspettino le reazioni».
«Aspettiamo la reazione del territorio»
«Aspettiamo anche la reazione dei politici del territorio, che da sempre si sono detti contrari. Ad esempio di FI di Piombino, dell’onorevole Chiara Tenerini, di FI di Cecina, del sindaco di Piombino Ferrari, oggi di FdI, partito del presidente del consiglio. Perché Pichetto è, bene o male, un ministro del governo Meloni in quota FI e tutto il governo e i partiti di governo parlano per bocca sua, se non ne prendono le distanze».
«Invitiamo di nuovo Regione e Comune a bloccare il rinnovo dell’Aia in conferenza dei servizi, dato che possono farlo. Senza Aia neanche Pichetto lo proroga, rischia troppo, anche in prima persona».