Il mistero degli uccelli del nord morti all'Argentario | MaremmaOggi Skip to content

Il mistero degli uccelli del nord morti all’Argentario

Le gazze marine sono state avvistate anche sulla costa maremmana. Originarie dei paesi artici, sono arrivate inspiegabilmente da noi in massa: le carcasse verranno analizzate dall’Università di Siena
Un esemplare di gazza marina morta (foto Marco Brandi)

MONTE ARGENTARIO. I pescatori li avevano già visti un mesetto fa. Non avevano memoria di aver mai incontrato, nella loro vita, degli uccelli simili. Anche perché in Italia, hanno abitato fino a un centinaio di anni fa per poi spostarsi in nord Europa dove vivono le gazze marine,  sulle coste dell’Atlantico settentrionale, dove le temperature sono rigide e dove pescano il cibo da portare ai propri cuccioli. 

Da una settimana a questa parte, esemplari di Alca torda – questo il nome scientifico – ne sono state ritrovati a centinaia tra il litorale di Genova e quello della Calabria. A latitudini che non sono quelle alle quali di solito vivono.

L’invasione della costa sud

Per ora, le gazze marine, cugine delle pulcinelle di mare, sono state avvistate nella zona sud della Maremma, all’Argentario.  Marco Brandi, fotografo naturalista e presidente dell’associazione Maremma pro Natura, soltanto mercoledì 30 novembre ne ha raccolte tre. Erano tutte morte. Esemplari che sono stati consegnati al Museo di scienze naturali e che saranno analizzate dall’Università di Siena, dove si cercherà di stabilirne la causa della morte. 

«Le nostre coste non sono il loro ambiente – spiega Brandi – ma ancora gli studiosi non sono riusciti a scoprire né le cause del loro arrivo, né le cause della morte di questi esemplari, che potrebbe essere stata determinata da più fattori». 

La Gazza marina infatti, è un uccello che nidifica in Nord Europa, dalle coste inglesi alla Scandinavia, all’Islanda, fino alle Svalbard e alla Groenlandia, oltre all’America del Nord. Abile nuotatore, sfrutta le tozze ali per “volare” letteralmente sott’acqua, immergendosi in profondità alla ricerca dei piccoli pesci di cui si nutre. Con un tuffo, può arrivare anche a 120 metri di profondità.

La stagione invernale invece la trascorre più a sud, soprattutto lungo le coste atlantiche e solo in piccoli numeri nel Mediterraneo.

Portate da una tempesta artica?

Una delle ipotesi che è stata formulata dagli scienziati che si occupano di ornitologia sull’invasione delle gazze marine è che a spingerle fino alle nostre coste sarebbe stata una violenta tempesta atlantica che ha fatto perdere loro la rotta durante la migrazione. 

«Ma questa non è un’ipotesi troppo convincente – dice Brandi – perché gli esemplari di alca torda trovati in Italia sono davvero tanti, ed è quasi impossibile che una tempesta abbia spinto fino a noi così tanti uccelli». 

 

Se le cause del loro arrivo sono ancora sconosciute, lo è anche il perché molti esemplari siano stati trovati morti. Mercoledì 30 novembre Brandi ne ha raccolti tre. «Potrebbero avere difficoltà per quanto riguarda l’approvvigionamento di cibo – spiega – forse perché nei nostri mari non ci sono le stesse specie di pesci che si trovano in nord Europa. Ma soltanto dopo che saranno analizzate all’Università potremmo saperlo». 

Intanto, in Maremma, c’è chi si è goduto lo spettacolo della natura, grazie all’arrivo di questi meravigliosi uccelli bianchi e neri che sembrano parenti dei pinguini e che galleggiano nelle acque calme dei porti e porticcioli o sotto costa. E chi invece, si è imbattuto nelle carcasse o negli esemplari ormai spiaggiati e stremati dal lungo viaggio che dai paesi artici li ha fatti arrivare fino alla Maremma. 

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