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I vini della Doc Maremma alla conquista degli Stati Uniti

Intervista a Francesco Mazzei, presidente del Consorzio di tutela vini della Maremma toscana: «Dobbiamo investire ancora in promozione e incrementare il turismo enogastronomico
Francesco Mazzei
Francesco Mazzei

GROSSETO. Quando in Maremma si parla di vini, non si può prescindere dalla Doc che ne porta il nome, la più giovane, la più dinamica e quella con più potenziale per dimensione.

La Doc Maremma Toscana, fresca della modifica del disciplinare di produzione pubblicata a maggio sulla Gazzetta Ufficiale che ha introdotto la tipologia “Superiore” anche per il Vermentino, in un anno difficile come il 2023 ha raggiunto risultati che la piazzano tra le Doc più vivaci e produttive della Toscana.

Anzi, «la più produttiva dato che, in controtendenza con altre denominazioni della regione, da gennaio a ottobre ha imbottigliato un +5 per cento di vino rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Mentre la Toscana è a meno -8 per cento», spiega il presidente del Consorzio di tutela vini della Maremma Toscana, Francesco Mazzei.

I vini Maremmani crescono e piacciono sempre di più 

Vigneti a Magliano (foto Marco Marroni)
Vigneti a Magliano (foto Marco Marroni)

Mazzei è alla guida del consorzio dal 2018, ma soprattutto conosce il mondo vitivinicolo come le proprie tasche, per storia personale (la famiglia Mazzei ha fatto la storia del vino) e per esperienza come produttore, oltre a essere da 4 anni presidente di A.Vi.To., l’Associazione vini toscani Dop e Igp.

Per lui, la Doc Maremma è stata fin dall’inizio una sfida e i risultati di oggi premiano 5 anni di impegno e visione nella certezza dell’unicità do questa denominazione e dei suoi vini.

Il segno “più” nella produzione 2023 è un grande risultato. A cosa è dovuto?
«Al fatto che la denominazione cresce, in quantità e qualità. I vini maremmani stanno conquistando sempre di più il gradimento dei consumatori, sia in Italia che all’estero, pur in presenza di una contrazione generale del mercato estero, in particolare Stati Uniti, legato a un minore stoccaggio, a sua volta dovuto al costo del denaro. In sostanza il calo è dovuto almeno in parte al minore stoccaggio e non necessariamente al calo dei consumi».

C’è da aspettarsi che questo si rifletta anche sulla Maremma?
«È possibile che il dato positivo dell’imbottigliamento da gennaio a ottobre scenda di qualche punto entro la fine dell’anno, ma non arriveremo al segno “meno”. Ci auguriamo, da qui al 31 dicembre 2023, di rimanere con il segno positivo».

Alla conquista del mercato americano 

Come stanno andando le vendite dei vini Doc Maremma all’estero?
«I nostri vini vengono consumati in prevalenza sul territorio nazionale, dove viene dirottato il 60 per cento della produzione, contro il 40 venduto all’estero. Di questo, il 10 per cento, dunque un quarto, vola verso il mercato statunitense. Un dato che leggo come positivo, perché significa che abbiamo un bel potenziale su cui lavorare per ribaltare lo stato attuale, portando l’export al 60 per cento e anche oltre. Ovviamente ci concentriamo su un Paese alla volta e per il 2024 ci concentriamo sugli  Stati Uniti come mercato in ulteriore espansione».

Cosa sta facendo il consorzio con questo obiettivo?
«Gli Usa sono il mercato più grande del mondo, quindi abbiamo messo in programma e finanziato un piano di comunicazione rivolto alla stampa americana che porteremo in Maremma per far conoscere ai giornalisti il territorio e far degustare i vini là dove vengono prodotti. Il mercato sta convergendo su alcune tipologie di vino, oltre il Sangiovese, come il Vermentino, su cui il Consorzio ha investito molto portando la produzione al 30 per cento del totale, e il Ciliegiolo. Ma vanno bene anche i vitigni internazionali e gli altri autoctoni».

Il contrassegno di Stato sui vini Doc Maremma

Peraltro il consorzio ha richiesto l’introduzione del contrassegno di Stato sulle bottiglie Doc Maremma
«La richiesta dell’introduzione del contrassegno di Stato sulle bottiglie prodotte nella Doc, obbligatorio solo per le Docg, verrà discussa durante l’assemblea dei soci a inizio 2024. A mio avviso è una grande opportunità che altre Doc hanno già adottato. L’obbligo di apporla sulle bottiglie metterebbe a riparo i vini Doc Maremma da eventuali speculazioni e da possibili tentativi fraudolenti, dato che la fascetta, come viene definita, consente una migliore tracciabilità del prodotto imbottigliato e un controllo più efficace, che fornisce l’immediata riconoscibilità e dati certificati e tracciati, dando al consumatore finale certezza e garanzia su ciò che sta acquistando».

Oltre 7milioni di bottiglie all’anno, che valgono il 6° posto tra le Doc regionali

Quali sono i numeri della produzione Doc Maremma?
«La denominazione provinciale vale oltre di 7.300.000 bottiglie. Tornando al periodo gennaio-ottobre, sono stati prodotti 46mila ettolitri di vino nelle varie tipologie della Doc. Tradotto in bottiglie vuol dire oltre 6milioni, che entro la fine dell’anno supereranno abbondantemente i 7milioni. Numeri superiori a questi, in Toscana, li hanno fatti i vini Igt Toscana, il Chianti classico, il Chianti, il Brunello e il Morellino di Scansano. Dunque siamo al sesto posto nella regione per quantità di vino prodotto».

Formazione per promuovere il turismo enogastronomico

Quali altri obiettivi secondo lei si deve porsi la Maremma, anche attraverso i propri vini?
«La Doc corrisponde a un territorio – la Maremma – dalle potenzialità enormi, che è un esempio vivente di natura conservata, con una densità di abitanti per kmq tra i più bassi d’Italia e pressoché totale assenza di industrie. In questo perfetto equilibrio, è inserita la viticoltura, che gode di un contesto ambientale variegato dove la biodiversità è un fattore determinante. Su 450.000 ettari di superficie, oltre 200.000 sono boschi. Un un territorio unico, incomparabile che si presta non solo a fare vini importanti sempre migliori, ma che può candidarsi a meta privilegiata per il turismo enogastronomico. Da parte nostra, come consorzio metteremo a punto una strategia per formare e informare le aziende, per dirottare sulla Maremma i flussi di turismo enogastronomico che oggi non ci sono. Perché, lo dico da non maremmano, in Maremma, ci sono molte opportunità e c’è molto da fare».

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